Dopo un paio di settimane, alcuni studenti cattolici diffondono un volantino e, tramite internet, una «Lettera ad una professoressa» (Elena Cattaneo, direttrice di UniStem) criticandola di avere evaso nel Convegno la domanda fondamentale:« è possibile fare ricerca senza porsi la domanda principale: che cosa ho di fronte? Nella fattispecie: che cosa e l’embrione? E vita umana?». Michele Benetti, il primo firmatario, precisa che la Lettera «vuole essere un tentativo di dialogo» su questo particolare tema. Al di la delle intenzioni (più o meno sincere), questa critica va però rispedita ai mittenti: il Convegno aveva infatti affrontato il tema delle questioni etiche in una sezione specificamente dedicata ad esse e, proprio dal punto di vista del dialogo, aveva previsto e registrato interventi di relatori con posizioni diverse. Il problema è stato dunque esplicitamente affrontato, non evaso. Chi voleva discutere in modo razionale aveva la possibilità di farlo intervenendo e ricevendo le risposte del caso. Invece, no. Quegli studenti prima tacciono durante il Convegno, poi, nella Lettera, accusano di essere stati storditi e “sconcertati” perché Demetrio Neri aveva addotto «una serie di motivi per cui sarebbe giustificabile utilizzare embrioni». E aggiungono: «non abbiamo bisogno di attendere ulteriori progressi della ricerca scientifica» per sapere che l’embrione è sacro e intoccabile. Ma se già hanno la risposta in tasca, che dialogo vorrebbero cercare? Se già sanno che l’embrione è sacro, forse, non è la discussione quello che vogliono, quanto il fatto che gli altri si accodino. E Neri dovrebbe far questo per evitare che i loro animi siano sconvolti? Dispiace che studenti delle facoltà di scienze non siano preparati ad essere “sconvolti”, perché dovrebbero sapere che la scienza ha sempre turbato gli animi. Galileo per primo sconvolse gli animi dei suoi colleghi proponendo tesi allora ritenute assurde. L’intensità di un sentimento non è prova della correttezza dello stesso.
Per sostenere una tesi circa l’embrione ci vogliono argomenti razionali. Neri ne ha proposti alcuni. Può darsi che abbia sbagliato, e scopo del dibattito pubblico era dare agli intervenuti la possibilità di rilevare il punto in cui si riteneva nascosto l’errore: questo è il metodo scientifico (e democratico). Quando invece si ricorre al volantinaggio lo scopo è altro: non più dialogare razionalmente, ma screditare chi ha opinioni diverse. D’altro canto, come si può ragionare con chi afferma che «nelle questioni più decisive… riponiamo l’arma della ragione nel fodero» e non esita ad attaccare lo stesso relatore cattolico lamentando che al Convegno la professoressa Cattaneo «ha fatto parlare dei preti (che… hanno difeso più la ragione che il catechismo)»? Il caso di Milano è preoccupante perché mostra, non solo il duro attacco mosso alla libertà di ricerca scientifica ma anche quello al pluralismo etico. L’augurio è che l’Università di Milano resista a queste frange e sappia far crescere la ricerca e il dibattito scientifico su questi temi. Non dimentichiamo che la scienza e il dibattito razionale, non solo servono a far progredire le conoscenze e offrire nuove armi contro le malattie, ma costituiscono anche lo spirito che anima la democrazia.
Presidente della Consulta di bioetica, Milano