Risposta del ministero della Salute all’interrogazione dell’on. Donatella Poretti della Rosa nel Pugno
– Lo scorso 16 giugno era sta presentata un’interrogazione la ministero della Salute in cui si chiedeva:
– quali siano i tempi previsti dal Governo per l’emanazione del decreto per
l’istituzione di una rete nazionale di banche per la conservazione di
cordoni ombelicali ai fini di trapianto ai sensi dell’articolo 10, comma 3,
della legge n. 219 del 2005;
– sulla base di quali requisiti e presupposti, nel rispetto delle normative
nazionali e comunitarie in materia, verranno individuate le strutture
private idonee ad essere accreditate per la conservazione di cordoni
ombelicali ai fini di trapianto.(3-00055)
Il sottosegretario Serafino Zucchelli ha risposto oggi alla Camera
ricordando che i termini indicati dalla legge non sono perentori ma
ordinatori e che nel frattempo il ministero ha aperto una serie di tavoli
per definire la rete di banche che devono essere istituite, in base anche
alle necessita’ delle regioni.
Questa la replica in Aula dell’on.Poretti:
Sono soddisfatta a meta’. Soddisfatta perche’ mi e’ stato comunicato che il
ministero ci sta lavorando. Ma, mentre comprendo che i termini sono
ordinatori, nella risposta non e’ stata data alcuna data entro cui questa
rete sara’ realizzata.
Uno tra gli ultimi provvedimenti del Governo Berlusconi e’ stata la
pubblicazione dell’ordinanza in materia di donazione e conservazione del
cordone ombelicale (13 aprile 2006, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 10
maggio 2006), che ribadisce il divieto di apertura di banche private che
consentano la conservazione delle staminali cordonali per uso autologo.
Sara’ bene ricordare, per capire l’importanza di cio’ di cui stiamo
parlando, che quello del cordone ombelicale e’ un sangue ricco di cellule
staminali utili per combattere malattie del sangue stesso, con capacita’ di
rigenerazione tissutale nel caso di -per esempio- leucemia, anemia e
talassemia.
Viste le sempre maggiori applicazioni delle cellule staminali derivate dal
cordone ombelicale nella cura di malattie e le possibilita’ di nuove terapie
allo studio, appare urgente rendere possibile sia la donazione pubblica, che
la conservazione per uso privato. Cio’ che appare assolutamente
insostenibile e’ che queste cellule finiscano nei rifiuti biologici della
sala parto perche’ l’ospedale non e’ attrezzato per la raccolta, oppure che
vengano frapposte difficolta’ e impedimenti all’esportazione all’estero in
banche private. Molte donne che seguono l’iter previsto e che si rivolgono
al Centro Nazionale Trapianti vengono sottoposte ad un vero e proprio
interrogatorio che crea loro una situazione di disagio inspiegabile e senza
ragioni.
Una possibile soluzione e’ offerta dall’esperienza della banca autologa nata
a Mantova che sostenuta da fondi privati si trova all’interno di una
struttura pubblica. Il privato e il pubblico potrebbero integrarsi e offrire
in sinergia il servizio ottimale.
La mia insoddisfazione e’ anche perche’ il sottosegretario mi conferma che
le staminali rientrano nella legislazione del sangue, mentre a livello di
Unione Europea la tendenza legislativa e’ di creare una normativa ad hoc
sulle cellule e sui tessuti; la legge sul sangue e’ limitante e non piu’ al
passo con i tempi e con l’importanza crescente che rivestono le staminali.
Inoltre credo che, per l’interesse pubblico, occorrerebbe promuovere la
donazione come gesto altruistico, rendendola possibile ovunque: sia
adeguando le strutture dei punti nascita che informando le donne in
gravidanza, con campagne che evidenzino l’importanza di questa donazione
altruistica.
Sempre la nostra ordinanza del 13 aprile, prevede la conservazione del
sangue del cordone per uso autologo o dedicato a consanguineo solo con
patologia in atto. Quest’ultima condizione e’ un grosso limite alle
innovazioni della ricerca scientifica. Perche’ questo e’ un settore in
continua evoluzione che potrebbe scoprire altri usi di questo sangue per
altre patologie, non indicate nelle motivazioni del deposito autologo;
oppure il deposito autologo non sarebbe deciso perche’ non ancora conosciuto
l’uso per patologie non considerate guaribili in quel momento.
Va salvaguardato, infine, il diritto di una donna di decidere cosa fare del
proprio cordone ombelicale, se donarlo o conservarlo.