Inaugurata ieri pomeriggio al Padiglione Giovanni Rama la nuova sede. Un centro da 4 mila trapianti l’anno
Non servono i miracoli per riavere la vista, c’è la Banca degli occhi. Che è un puro miracolo, ma della scienza. Perché non si limita più a ridare speranza a chi ha bisogno di un trapianto di cornea, per tornare a vedere, ma offre una chance anche a chi fino ad ora era destinato alla cecità, dal momento che, oltre alla cornea, si era "bruciato" anche le cellule staminali dell’occhio.
Pensare che tutto questo – la banca degli occhi di Mestre è la prima in Italia e una delle prime cinque al mondo – è nato a Mestre e in un posto come il vecchio ospedale Umberto I, che sembrava la succursale di un ambulatorio del Terzo mondo. Ma all’Umberto I lavorava Giovanni Rama, un chirurgo che vedeva talmente lontano da capire che bisognava mettere in piedi una struttura all’avanguardia non solo nella cura, ma anche nella ricerca. E così è nata la Banca degli occhi che ogni anno, grazie alla raccolta, al trattamento e al trapianto delle cornee ridà la vista a 4 mila persone in tutta Italia e in tutta Europa e che, da un paio di anni a questa parte, grazie anche alla ricerca del figlio del prof. Rama, Paolo, riesce a restituire la vista anche a chi non aveva alcuna speranza. Parliamo degli incidenti sul lavoro, ad esempio. Capita purtroppo che un operaio edile abbia un occhio bruciato dalla calce oppure succede che nei cantieri navali un incidente si trasformi in una tragedia. Fino a pochi anni fa non c’era speranza di ridare la vista a chi si era bruciato le cellule staminali sotto la cornea perché anche il trapianto era inutile nel senso che la cornea dopo alcuni mesi doveva essere ri-trapiantata. E invece grazie alle ricerche sulle cellule staminali, non si fa altro che prelevare cellule dell’occhio sano, le si coltiva per 15 giorni in laboratorio e si ottiene un quadratino di due centimetri per due centimetri di cellule staminali che vengono applicate all’occhio. Poi basta fare un impianto di cornea ed è fatta. Già 200 persone destinate in tutto e per tutto alla cecità sono tornate a vedere, grazie a questa tecnica messa a punto nella banca degli occhi di Mestre.
Un miracolo. Anzi 200 miracoli. Merito di Giovanni Rama e di Piergiorgio Coin che finanziò la prima banca degli occhi. È merito oggi di Diego Ponzin, che dirige al meglio questa struttura. Ecco perché all’inaugurazione di ieri della sede della banca degli occhi all’interno del padiglione intitolato a Giovanni Rama c’erano veramente tutti. Vuol dire il presidente della regione Veneto Giancarlo Galan e il sindaco di Venezia Massimo Cacciari, ma anche il progettista dell’ospedale Emilio Ambasz e il patriarca di Venezia Angelo Scola. Con loro decine e decine di trapiantati , medici e primari dell’ospedale. Per rendere omaggio alla memoria di un grande uomo e di un grande chirurgo come Rama, ma anche per irocrdare ai mestrini che devono essere orgogliosi di una struttura come questa. Che è stata voluta da Antonio Padoan , il direttore generale dell’Ulss 12. Padoan voleva che la banca degli occhi, sia nella parte della raccolta delle cornee da tutto il Veneto, sia nella parte della ricerca, avesse sede qui, dentro il nuovo ospedale. Perché fosse chiaro che il nuovo ospedale di Mestre è il punto di riferimento della sanità non solo regionale. Lo ha ricordato lo stesso Padoan: “Onore a Rama e onore ai mestrini che hanno combattuto una dura battaglia per la sanità. Questo è un inno al futuro di Mestre. Che passa anche attraverso un centro di ricerca di livello mondiale come questo delle cellule staminali della banca degli occhi.