Proponiamo come preparazione all’8 marzo alcuni pensieri di Mina Welby.
Ieri era il compleanno di Piero. “Sì, ed era con me. Me lo aveva promesso l’ultima notte che abbiamo vissuto insieme dopo 33 anni di vita in comune. Mi aveva giurato che mi non mi avrebbe lasciato, e io lo sento qui. E’ questo che mi dà forza e serenità. Ho fede, sono convinta che sia felice nella sua nuova vita, ma mi manca in maniera indescrivibile”.
Fu un colpo di fulmine? “Sì, avevo quasi quarant’anni, ma la dolcezza, la sua intelligenza e tenerezza quel sapere ascoltare e volere condividere tutto fino in fondo mi hanno disarmata. Mi ha fatto sentire una regina, il suo amore è stato il regalo più bello. Condividevamo tutto: eravamo come un vitigno che si arrampica sul suo sostegno”.
Però non voleva sposarla. “Per amore, solo per amore. Diceva che mi avrebbe rovinato la vita con la sua malattia, ma io mi ero informata, sapevo tutto e lo volevo. Negli ultimi giorni mi chiedeva continuamente scusa, ma io non ho rimpianto un solo istante della nostra vita”.
Sposati in chiesa? “Si, Piero era battezzato, aveva fatto la cresima. Aveva fede, magari diversa dalla mia, ma l’aveva fino a quando gli hanno messo il respiratore, poi è cambiato, era arrabbiato con la vita. Non mi ha mai spiegato come era cambiato con il suo rapporto con Dio”.
Quando le ha chiesto di morire? “Me lo hanno detto gli amici che lui lo aveva scritto nel sito, che voleva che fossi io ad aiutalo. Mi sono spaventato, pensavo che qualche amico gli avrebbe sparato col fucile da caccia per accontentarlo. Avevo paura”.
Avete discusso? “Sì, discusso e litigato”.
Era contraria all’eutanasia? “Io sono stata educata in modo cattolico. Per me eutanasia voleva dire uccidere. Dopo notti di discussioni ho capito che non avevo diritto di decidere per lui, che fare una legge non significa che sei costretto ad usarla”.
E adesso? “Spero che arrivi una legge frutto di una discussione popolare, da proposte discusse alla base, altrimenti il Parlamento non lavora”.
L’ultimo giorno… “L’abbiamo vissuto in pace, ne avevamo parlato tanto. Lui non sopportava che gli ricordassi i vecchi tempi, non voleva sentire le vecchie canzoni di quando andavamo a pesca nel canale dove un giorno voglio disperdere le sue ceneri”.
Come ha salutato gli amici? “Li ha chiamati uno ad uno, aveva un sorriso per tutti. Ha preso in giro Pannella chiamandolo vecchio elefante. Poi ha detto: adesso uscite tutti, e sono rimasta solo io con il medico”.
Che cosa le ha detto? “Negli ultimi giorni mi chiedeva sempre scusa, io mi sforzavo di non piangere e quando mi guardava gli occhi rossi dicevo che avevo tagliato buna cipolla. Mi ha chiesto: stai qui fino alla fine, non mi lasciare solo. E io sono rimasta lì, gli ho tenuto la mano, gli ho chiuso gli occhi”.
Piero le ha passato il testimone. “Mi sento insegna, non mica la sua cultura, lui era un’enciclopedia ambulante. Per questo chiedo l’aiuto di tutti”, dice mentre si rigira una grande fede al dito. “E’ di Chicco, ce la siamo regalati per i 25 anni di matrimonio, mi sta solo la sua in questi giorni, la mia non entra più”. Come la vita che senza di lui le sta stretta.