Quello che alcuni senatori del Pd hanno definito ieri «una buona sintesi che coniuga difesa della vita e libertà della persona», è un disegno di legge – presentato nel pomeriggio in commissione Igiene e Sanità del Senato dal relatore di maggioranza Raffaele Calabrò costruito ad hoc attorno ad un unico concetto: l’alimentazione e l’idratazione forzate non sono cure ma «forme di sostegno vitale e fisiologicamente finalizzate ad alleviare le sofferenze» e quindi «non possono formare oggetto dì Dichiarazione anticipata di trattamento» (Dat).
Più che una legge, un manifesto sull’«inviolabilità e indisponibilità» del «diritto alla vita, in quanto espressione del diritto naturale», come spiega nella relazione introduttiva lo stesso Calabrò. E come recita esplicitamente l’articolo 1 – con un linguaggio più da legge costituzionale – premettendo anche che: «La Repubblica riconosce come prioritaria rispetto all’interesse della società e della scienza la salvaguardia della persona umana». Un altro modo per confermare l’impianto ideologico che è stato alla base della legge 40 e del divieto di ricerca sulle staminali embrionali. «É una legge contro il testamento biologico, contro la libertà terapeutica – afferma dalle fila del Pd la radicale Donatella Poretti – è come la legge 40, che invece di disciplinare la fecondazione assistita l’ha vietata». Preme sull’acceleratore invece il ministro del Welfare Maurizio Sacconi che chiede di approvare «subito una legge contro questo vuoto normativo».
Attorno al "buco" della nutrizione e dell’idratazione artificiali il ddl prevede che il testamento biologico (meglio, Dat), «non obbligatorio né vincolante», valevole per tre anni, debba essere controfirmato da un medico e depositato gratuitamente da un notaio. Prevede inoltre la possibilità di nominare un fiduciario che si faccia garante del Dat ma che, in caso di controversia con il medico curante, non ha alcun potere di far valere le volontà del paziente: a decidere sarà un collegio di medici, tutti «designati dalla direzione sanitaria della struttura di ricovero». In altre parole, decide sempre il medico. Infine, infilato nell’articolo 2, «il divieto di eutanasia e di suicidio assistito», che Poretti ha chiesto di stralciare perché «quando chiedemmo di discutere il ddl dei radicali che disciplina l’eutanasia ci dissero che si poteva fare solo in seduta congiunta delle commissioni Sanità e Giustizia. Ne deduco che ora se ne può parlare, ma solo per vietarla».
In compagnia del Pdl, per nove senatori del Pd, tra cui la ministra ombra dell’Istruzione Maria Pia Garavaglia, il ddl «raccoglie la nostra visione antropologica della vita». Certamente sarà migliorabile, dicono, attraverso gli emendamenti che saranno presentanti tra qualche settimana, dopo la discussione che si aprirà in commissione Sanità dalla prossima settimana. Ma c’è anche chi boccia il testo come i senatori Ignazio Marino e Lionello Cosentino, responsabile della Salute per il Pd. «Questa legge è un passo indietro: con essa le sentenze di giustizia sul caso Englaro non sarebbero state possibili – commenta Cosentino -. Sicuramente se sarà approvata così, e i numeri sono tutti dalla loro parte, all’indomani ci sarà un giudice che solleverà il quesito di incostituzionalità perché è lesiva della libertà personale garantita dall’articolo 13 della Costituzione».
E infatti per il costituzionalista Paolo Caretti «è una norma che pone molti dubbi di legittimità costituzionale e finisce peraltro per lasciare in piedi tutti i problemi che si sono presentati in questi anni, di casi in cui si prolungano terapie che esauriscono la loro funzione di tutela della vita».