«Al Patriarca propongo un patto sulla religiosità»

Gian Guido Vecchi
Pannella risponde a Scola. «La Chiesa non deve avere il monopolio dei valori. Benvenuto il dialogo, ma tra individui».
Il porporato di Venezia, in un’intervista al «Corriere», aveva individuato un «terreno comune per una nuova laicità». «Però io dico: attenti allo Stato etico».

Il cardinale Scola, Patriarca di Venezia, propone un «patto per una nuova laicità». Che cosa l’ha convinta, Marco Pannella, e che cosa no?

«Beh, mi ha convinto che egli assuma una iniziativa che è anche politica, e lo è nettamente, e che i termini di questo invito al dialogo, per me sempre benvenuto, siano oggi sempre più intelligibili ai laici-credenti o ai credenti-laici. Non fa un discorso da chierici, da iniziati..».

«Laici-credenti»?

«O viceversa, sì: viviamo in un tempo nel quale i due termini non sono in contraddizione ma rappresentano due connotati della stessa realtà antropologica, per riprendere il riferimenti del cardinale…». Marco Pannella tormenta un sigaro, la polo candida come i capelli a contrastare l’abbronzatura: su Radio radicale ha appena finito di parlare per un’ora dell’intervista al Corriere del Patriarca di Venezia, «è un documento molto importante, per la Chiesa siamo davanti a un momento di sintesi febbrile dei decenni di pensiero e di azione dell’attuale pontefice».

E cosa non l’ha convinta, invece?

«Direi che oggi la nuova laicità, così ipotizzata, mi sembra un tema meno urgente di quanto non possa essere la nuova religiosità: oggi, antropologicamente, la laicità è un elemento costitutivo della religiosità come la religiosità lo è della laicità. Anche i cosiddetti atei non sono indifferenti, ma credenti in altro».

Ricorda quasi ciò che diceva il cardinale Martini quando parlava del «credente e del non credente che c’è in ciascuno di noi».

Esattamente. Mi pare che proprio Martini abbia richiamato pubblicamente l’attenzione sul “relativismo cristiano