1.La donatrice non sapeva di essere sieropositiva per Hiv. Questo è grave. Si stimano in varie decine di migliaia le persone Hiv+ ignare del proprio stato che oggi vivono in Italia. Sono persone che nei propri comportamenti, non hanno ravvisato occasioni a rischio d’infezione e di conseguenza, non hanno mai ritenuto di richiedere il test. Sono in grado di trasmettere inconsapevolmente l’infezione con i rapporti sessuali a partner occasionali o al partner fisso sino a quando, anni dopo il contagio, manifesteranno i primi segni della malattia e a qualcuno verrà in mente di prescrivere il test. Nel 2006, ciò è accaduto per più della metà delle persone che hanno scoperto di essere sieropositive per Hiv. Questa situazione non è casuale. È la conseguenza della sistematica assenza di campagne di informazione nelle sedi opportune, prima fra tutte la scuola. I giovani che oggi si affacciano alla vita affettiva e sessuale, di Aids non ne hanno mai sentito parlare e non ne sanno nulla. Numerose inchieste lo dimostrano. Gli adulti che hanno vissuto le campagne di informazione degli anni ’80, hanno rimosso il problema perché di Aids non se ne parla più. Di fatto, da anni è carente a tutti i livelli la politica di prevenzione dell’infezione.
2.In Italia è in vigore la notifica dei soli casi di malattia conclamata da Hiv, in altre parole dei soli casi di Aids. Non è prevista la notifica dei casi di sieropositività per Hiv. La notifica di tutti i casi di sieropositività è da anni raccomandata dall’Oms perché è l’unico strumento che permette di conoscere in tempo reale l’andamento dell’epidemia e assumere le più idonee contromisure. Da anni la Commissione nazionale Aids e la Consulta del volontariato si sono fatti carico dell’esigenza di conciliare il bisogno di conoscenza con le più severe garanzie di riservatezza. Con gli attuali mezzi informatici è possibile ottenere entrambi gli obiettivi. La Commissione nazionale Aids e la Consulta del volontariato hanno predisposto documenti operativi condivisi, ma non se ne è fatto nulla. Da anni, gli unici dati sull’andamento dell’epidemia in Italia giungono da poche coraggiose Province che hanno deliberato autonomamente.
Ai cittadini che hanno subito il trapianto l’augurio di non aver contratto l’infezione. Qualora invece l’infezione si sia impiantata, sappiano che esistono oggi possibilità di cure tali da pensare ragionevolmente che non si ammaleranno mai di Aids. Sappiano pure che esistono in Italia competenze di ordine clinico, virologico, immunologico, farmacologico del tutto adeguate a farsi carico di loro con competenza e passione e che errori umani, purtroppo, si verificano in tutto il mondo.
Mauro Moroni
Direttore Dipartimento di Scienze Cliniche L. Sacco
Sezione Malattie Infettive e Tropicali.
Università degli Studi di Milano.