Una spedizione punitiva in piena regola. I due uomini che nella tarda serata di mercoledì, esattamente alle 20.15, hanno picchiato selvaggiamente il prof. Paolo Livrea, hanno agito con premeditazione. Cercavano proprio lui, volevano fargli male. Né si sono lasciati intimorire dalla presenza di testimoni (il professore, che era nel del suo studio all’interno del Policlinico, era infatti in compagnia di una collega, la professoressa Simone). Sono state proprio le grida di quest’ultima a mettere in fuga gli aggressori di Livrea, che ha poi avuto bisogno delle cure dei medici del Pronto Soccorso.
Grazie alle testimonianze, gli uomini della Squadra Mobile sono riusciti ad avere una descrizione sommaria dei due uomini ed anche della loro fuga. Usciti dall’edificio, i due sono saliti su un’automobile parcheggiata dinanzi all’ingresso, ma non sono riusciti a metterla in moto. Dopo alcuni tentativi andati a vuoto, sentendosi inseguiti, hanno abbandonato la macchina e sono fuggiti a piedi lungo i viali del Policlinico. Agenti della Mobile hanno controllato ieri l’automobile e sono risaliti al proprietario (ma sugli esiti del controllo è stato imposto il riserbo totale).
Livrea, ordinario di Neurologia della facoltà di Medicina di Bari, e direttore del Dipartimento di scienze neurologiche e psichiatriche, ha riportato lesioni al setto nasale e all’occhio sinistro guaribili n pochi giorni. Ieri pomeriggio a atteso alla prima uscita pubblica del Comitato per il sì al referendum sulla procreazione medicalmnte assistita (del quale è presidente onorario), ma si è presentato solo a tarda ora, visibilmente scosso e provato. Per tutto il pomeriggio, peraltro, il prof. Livrea è stato in Questura, dove ha raccontato i particolari dell’aggressione agli uomini della Mobile e al magistrato inquirente, Isabella Ginefra.
L’opinione pubblica ha difatti messo in correlazione l’aggressione subita da Paolo Livrea con il suo nuovo impegno per il referendum sulla procreazione assistita. Da quanto si sa, tuttavia, lo stesso professionista avrebbe escluso di sospettare che possa essere stato quello il terreno nel quale è maturato l’episodio.
Viceversa, il medico ha dichiarato agli inquirenti di avere subito minacce in passato. Sua moglie, in modo particolare, sull’utenza telefonica dell’abitazione, avrebbe ricevuto chiamate anonime di chiaro contenuto intimidatorio. Non v’è dubbio, insomma, che il pestaggio sia stato fatto con premeditazione nel chiaro intento di spaventare il professore e indurlo a desistere da qualche intento.
Quale? «Io – dice a tarda ora alla Gazzetta un’idea ce l’ho. Ma non dico niente. Sta indagando la Questura».
Ma può essere stato un paziente o qualcuno che ha deciso di aggredirla per motivi connessi alla sua professione? «No. Che si tratti di miei pazienti lo escludo categoricamente. Credo piuttosto che ad agire sia stato chi ha interesse a mettermi a tacere nel Policlinico»
È un’ipotesi gravissima? «Guardi, io non ho certezze. Ma penso che i mandanti del l’aggressione siano da connettere alla mia attività nel Policlinico, al mio ruolo nel Policlinico, alle mie posizioni sul Policlinico».
Ma chi? Colleghi di lavoro? Infermieri, docenti universitari, medici? Il prof. Livrea continua a scuotere la testa. Ma ad insistere sullo stesso tasto, sul Policlinico. «Sono due persone mandate per fare quello che hanno fatto. Non ho dubbi su questo. Il segnale che mi è giunto è chiaro. E che si percepisca che io posso essere tolto di mezzo. Punto. Poi per quale motivo lo spiegherà la Questura. Ma il segnale arriva dall’ambiente di lavoro. Altrimenti mi prendevano per strada e mi facevano a pezzi».
Parole pesanti. Parole che lasciano aperto un ventaglio di ipotesi decisamente inquietanti. E che a tarda ora si mescolano a quello dello scienziato, del medico, dell’ex preside della facoltà di Medicina, che ha deciso di scendere in campo per il sì ai referendum.
«Quella sottoposta al giudizio degli elettori – spiega il prof. Livrea – è una legge che andrebbe totalmente riscritta. E non certo perché non si senta il bisogno di regole in un campo come quello della fecondazione e procreazione assistita. I miei saranno quattro sì convinti. E credo che pensare di astenersi equivale a trattare i cittadini come soggetti non pensanti».