Nessun dietrofront sull’aborto: la Camera Bassa spagnola ha approvato ieri una delle più polemiche leggi del governo di José Luis Rodriguez Zapatero. Nonostante le manifestazioni di piazza, gli appelli di centinaia di intellettuali e medici, la richiesta di un referendum invocata dalle associazioni civiche, i sondaggi che rivelano una forte opposizione al testo da parte della maggioranza della società spagnola, i socialisti hanno messo a segno l’ennesimo strappo su un terreno spinoso so come l’interruzione volontaria di gravidanza.
Al Congresso dei deputati la frettolosa riforma voluta a tutti i costi dalla squadra ministeriale di Zapatero ha incassato 184 sì, 158 no e due astensioni. Insieme ai socialisti, hanno votato a favore della legge sei gruppi minoritari: tutta la sinistra radicale (dai comunisti ai repubblicani catalani), ma anche i nazionalisti baschi (Pnv) e della Galizia (Bng). Si sono opposti alla norma il Partito popolare (centrodestra), l’Unione del popolo della Navarra, i democristiani catalani di CiU e il nuovo partito di centro UPyD. A questo punto la legge, fortemente osteggiata dai vescovi spagnoli, passa all’esame del Senato: l’iter parlamentare potrebbe durare fino a marzo. Dopo la parziale depenalizzazione del 1985, in Spagna l’aborto era previsto solo in tre casi: violenza sessuale, malformazione del feto e grave rischio fisico o psicologico perla madre.
Con la nuova «legge Aldo (dal nome della ministro dell’Uguaglianza di Zapatero), l’aborto sarà completamente libero nelle prime 14 settimane di gestazione, ma sarà possibile fino alla 22esima in caso di anomalie del feto. Una commissione medica ad hoc, inoltre, potrà permettere un aborto anche più tardivo, se la malformazione fetale è incompatibile con la vita o si tratta di una patologia incurabile. Fra le polemiche novità inserite nella riforma spicca la facoltà concessa alle minorenni di 16 e 17 annidi abortire senza il permesso dei genitori o dei tutori: dovranno soltanto informarli. Con un’eccezione: se la decisione della ragazza dovesse generare una reazione violenta nel seno familiare, la minorenne non dovrà neppure avvertire madre o padre. Una legge «ipocrita», accusa il centrodestra: «Non c’è consenso né sul piano politico, né su quello sociale, né fra i professionisti sanitari» . L’aborto spacca la Spagna, come il Parlamento. Il voto di ieri ha generato reazioni contrastanti. Per i socialisti si tratta di un testo equilibrato, che riconosce «il diritto delle donne di decidere della propria maternità», assicura la deputata Carmen Montón. Il repubblicano catalano Joan Tarda, paradossalmente, parla di «un giorno felice per le donne», anche se il suo partito non si accontenta del tutto e non rinuncia alla completa depenalizzazione dell’aborto fino alla 22esima settimana. Mentre il Pp, che ricorrerà alla Corte costituzionale, ricorda che la «vita del non nato merita protezione», CiU denuncia: il testo «disdegna la patria potestà» e non offre nessun aiuto alla maternità, nessun aiuto per chi un bambino lo vuole tenere. Acuta (ma triste) l’accusa lanciata dal deputato Navarro Carlos Salvador: a Barcellona i socialisti catalani danno libertà di voto ai loro parlamentari per decidere se appoggiare o meno la proibizione delle corride dei tori, mentre il Partito socialista a Madrid non dà la stessa libertà ai suoi rappresentanti: «Danno più importanza alla vita animale che al futuro di un essere umano?».
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