Aborto in Spagna. Il primo via libera per Zapatero

Michela Coricelli

Nessun dietrofront sull’aborto:  la Camera Bassa spagnola  ha approvato ieri una delle  più polemiche leggi del governo di  José Luis Rodriguez Zapatero. Nonostante  le manifestazioni di piazza, gli  appelli di centinaia di intellettuali e  medici, la richiesta di un referendum  invocata dalle associazioni civiche, i  sondaggi che rivelano una forte opposizione  al testo da parte della maggioranza  della società spagnola, i socialisti  hanno messo a segno l’ennesimo strappo su un terreno spinoso  so come l’interruzione volontaria di  gravidanza.

 Al Congresso dei deputati la  frettolosa riforma voluta a  tutti i costi dalla squadra ministeriale  di Zapatero ha incassato  184 sì, 158 no e due  astensioni. Insieme ai socialisti,  hanno votato a favore  della legge sei gruppi minoritari:  tutta la sinistra radicale  (dai comunisti ai repubblicani  catalani), ma anche i nazionalisti  baschi (Pnv) e della Galizia  (Bng). Si sono opposti alla norma il  Partito popolare (centrodestra), l’Unione  del popolo della Navarra, i democristiani  catalani di CiU e il nuovo partito di centro UPyD. A questo  punto la legge, fortemente osteggiata  dai vescovi spagnoli, passa all’esame  del Senato: l’iter parlamentare  potrebbe durare fino a marzo.  Dopo la parziale depenalizzazione del  1985, in Spagna l’aborto era previsto  solo in tre casi: violenza sessuale,  malformazione del feto e grave rischio  fisico o psicologico perla madre.

Con  la nuova «legge Aldo (dal nome della  ministro dell’Uguaglianza di Zapatero),  l’aborto sarà completamente libero  nelle prime 14 settimane di gestazione,  ma sarà possibile fino alla  22esima in caso di anomalie del feto.  Una commissione medica ad hoc, inoltre,  potrà permettere un aborto  anche più tardivo, se la malformazione  fetale è incompatibile con la vita o  si tratta di una patologia incurabile.  Fra le polemiche novità inserite nella  riforma spicca la facoltà concessa alle  minorenni di 16 e 17 annidi abortire  senza il permesso dei genitori o  dei tutori: dovranno soltanto informarli.  Con un’eccezione: se la decisione  della ragazza dovesse generare  una reazione violenta nel seno familiare,  la minorenne non dovrà neppure  avvertire madre o padre.  Una legge «ipocrita», accusa il centrodestra:  «Non c’è consenso né sul   piano politico, né su quello sociale,  né fra i professionisti sanitari» .  L’aborto spacca la Spagna, come il  Parlamento. Il voto di ieri ha generato  reazioni contrastanti. Per i socialisti  si tratta di un testo equilibrato, che  riconosce «il diritto delle donne di decidere  della propria maternità», assicura  la deputata Carmen Montón. Il  repubblicano catalano Joan Tarda, paradossalmente,  parla di «un giorno felice  per le donne», anche se il suo partito  non si accontenta del tutto e non  rinuncia alla completa depenalizzazione  dell’aborto fino alla 22esima  settimana. Mentre il Pp, che ricorrerà  alla Corte costituzionale, ricorda che  la «vita del non nato merita protezione»,  CiU denuncia: il testo «disdegna  la patria potestà» e non offre nessun  aiuto alla maternità, nessun aiuto per  chi un bambino lo vuole tenere.  Acuta (ma triste) l’accusa lanciata dal  deputato Navarro Carlos Salvador: a  Barcellona i socialisti catalani danno  libertà di voto ai loro parlamentari per  decidere se appoggiare o meno la  proibizione delle corride dei tori,  mentre il Partito socialista a Madrid  non dà la stessa libertà ai suoi rappresentanti:  «Danno più importanza  alla vita animale che al futuro di un essere  umano?».     

@ 2009 Associazione Luca Coscioni. Tutti i diritti riservati