Dove va, dunque, la famiglia italiana? Agli inizi del terzo millennio, questa è senza dubbio una domanda cruciale.
La famiglia, istituzione millenaria che nella nostra civiltà è stata a lungo ancorata a modelli rigidi e precostituiti, oggi è in via di rapida trasformazione. Non a caso, c’è oggi chi ritiene che la stessa definizione di famiglia debba emanciparsi da un modello ideale predominante, costituito dalla triade padre, madre, figli.
Nascono, si riproducono, si sfaldano e si ricompongono nuove tipologie di famiglie: monoparentali, allargate, ricostituite, famiglie di soli single e famiglie di fatto.
Se il modello di famiglia tradizionale nella società contemporanea è in crisi ed emergono nuovi costumi una delle possibili cause potrebbe essere il venir meno di alcuni valori condivisi, interiorizzati e ampiamente accettati. Uno di questi è sicuramente la sacralità del matrimonio: soltanto pochi decenni fa era impensabile parlare di unione senza una sua “ufficiazione” in Chiesa. Il matrimonio religioso nel nostro Paese è stato per secoli un vincolo quasi inviolabile, basti pensare che la legge sul divorzio in Italia è stata approvata nel 1975 mentre quella sull’aborto nel 1978, due conquiste relativamente recenti quindi. Le trasformazioni sociali e la recente storia politica, religiosa ed economica, hanno dunque cambiato radicalmente l’intendere del significato di “famiglia”. Ora, da più parti si grida con allarme alla morte della famiglia: ma la famiglia è moribonda, più che mai vitale o solo in via di trasformazione?E’ ancora il punto di riferimento prioritario per chi si affaccia alla vita adulta, il porto sicuro da cui ci si attendono sicurezza, valori, riferimenti?