L’Agenzia Nazionale della Ricerca è uno strumento fondamentale di cui tutti i Paesi avanzati si sono dotati ormai da anni, tranne l’Italia

Valeria Poli

Intervento di Valeria Poli, professoressa di Biologia molecolare all’Università di Torino e consigliera generale dell’Associazione Luca Coscioni, al Convegno di giovedì 19 febbraio presso il Senato della Repubblica a 20 anni dalla morte di Luca Coscioni che per primo aveva richiamato l’opinione pubblica, ottenendo il sostegno di 100 premi Nobel, sulla libertà di ricerca sulle cellule staminali.

Abbiamo sentito molto oggi sulle diverse declinazioni che si possono dare a quella che è la mission se vogliamo dell’Associazione Luca Coscioni ovvero per la libertà di ricerca scientifica. Quindi la libertà di ricercare, la libertà di applicare i risultati della ricerca, il diritto dei cittadini a beneficiare dei risultati della ricerca. abbiamo anche sentito dalla senatrice Castellone come la ragione per cui l’Italia non aveva un vaccino pronto per il Covid e come non ci fosse un vaccino italiano per il Covid fosse di peso dal fatto che non c’erano stati investimenti in quella ricerca specifica e poi abbiamo sentito i grandissimi passi avanti compiuti dalla terapia genica con le ricerche sull’epidermolisi bollosa e su altre malattie rare, sulle terapie possibili, sulla robotica che si potrebbe applicare per rendere queste terapie fruibili e sugli avanzamenti permessi dalla tecnologia CRISPR-Cas9 in agricoltura, ma non solo, anche applicata alla terapia genica.

Quindi la ricerca va avanti fortissimo con tutte queste grandi scoperte e applicazioni. Vorrei invitarvi però a vederle un pochino come quello che sono, ovvero la punta che brilla dell’iceberg. Ma sappiamo tutti che un iceberg senza la base non esisterebbe e che cos’è la base? La base è quella che noi definiamo propriamente ricerca di base, ovvero quella ricerca che è guidata da idee, guidata dai suoi risultati che porteranno a delle applicazioni rivoluzionarie come quelle di cui abbiamo appena parlato.

Tuttavia CRISPR-Cas esiste perché per 40 anni dei ricercatori hanno con grande difficoltà trovato dei finanziamenti per studiare i batteri, perché è stata scoperta nei batteri e poi utilizzata negli organismi come i nostri. eucariotici. Tuttavia i vaccini RNA che ci hanno tirato fuori in qualche modo dalla pandemia del Covid esistono e sono potuti esistere ed essere messi in piedi così in fretta, messi a punto così in fretta, perché dietro c’era un’oscura, per molti anni, ricerca di un’altra vincitrice di premio Nobel, Cathaline Caricot, che è dovuta migrare dall’Europa, è stata licenziata dall’università perché non produceva risultati concreti. Solo la sua caparbietà ha permesso di capire come usare gli RNA negli individui e quindi come fare i vaccini RNA, ma non solo, perché questo risultato avrà molte ancora applicazioni. Cosa voglio dire quindi? Che la conoscenza non è mai neutra. Più riusciamo a conoscere, più siamo in grado di vedere nuove cose che possono essere applicate, di cui non siamo a conoscenza prima di avere studiato.

Quindi per continuare a produrre risultati importanti non ci dobbiamo solo battere perché questi risultati possano essere applicati, ma ci dobbiamo battere perché questi risultati nuovi possano essere possibili. E quindi dobbiamo assolutamente far sì che il governo della scienza, il governo della ricerca in questo Paese capisca, recepisca questo messaggio.

Ma di che cosa ha bisogno?

Prima di tutto cosa si intende per ricerca di base, non si tratta di considerare solo gli istituti di eccellenza, ma la ricerca di base può produrre risultati poi applicativi se esiste un sottobosco fertile. Il sottobosco fertile sono tutte le piccole università, non solo i grandi istituti. Ma rischiamo con il definanziamento di fatto della ricerca in Italia pian piano di perdere quella capacità che ci viene riconosciuta in tutto il mondo: ovvero di essere bravissimi a formare i ricercatori, bravissimi a formare gli scienziati. Continuando per questa strada si rischia di non avere più sufficienti finanziamenti per compiere quella che si dice ricerca incrementale. La ricerca incrementale è quella che propone piccoli progressi. Quindi se non finanziamo la ricerca incrementale nei piccoli laboratori, perderemo la capacità di formare i giovani e quindi, lo dico ironicamente, non avremo più effettivamente il problema di della migrazione dei cervelli.

E quindi di che cosa abbiamo bisogno per la ricerca? Beh ovviamente di soldi ma ricordo che l’investimento pubblico sulla ricerca in Italia si attesta attorno, ma un po’ in diminuzione, allo 0,5% del PIL contro una media europea dello 0,7%, una media Ocse dell’1,1%, con la Germania che supera l’1%. Se guardiamo all’investimento in istruzione di terzo livello, quindi ai fondi ordinari che si danno alle università  e che servono a tantissime cose. Vediamo che l’Italia si assesta intorno alla metà della media europea, intorno allo 0,6%. Non solo, in questi anni l’investimento in istruzione di terzo livello non è diminuito nominalmente ma è diminuito fattivamente per l’inflazione. Quindi in dieci anni le università hanno perso circa il 20% del “potere d’acquisto” dato dai finanziamenti ordinari. Le università devono far fronte agli aumenti salariali dati contrattualmente e quindi tutte le università sono adesso in enorme crisi.

Ma l’università non è l’unico settore in crisi, abbiamo la sanità e tanti altri ambiti. Però non è solo questione di quanto ammonta il finanziamento, ma è questione di come si danno questi finanziamenti. E quindi chi decide cosa finanziare e come finanziare è importantissimo. E io non vi sto dicendo che devono decidere gli scienziati, ma vi sto dicendo che non devono neanche decidere solo i politici senza l’ausilio di un dialogo con gli scienziati.

Quello di cui davvero avremo bisogno in questo Paese e che purtroppo non esiste, non solo con questo Governo ma anche con i Governi precedenti, è un tavolo permanente di confronto tra scienza e politica, perché è la politica che deve prendere le decisioni e il suo mestiere e la sua responsabilità e il suo lavoro. Ma la sua responsabilità è anche di prendere decisioni sulla base della situazione che viene riportata da chi la scienza la fa, da chi nella scienza è dentro. Ormai da diversi anni abbiamo con Federico Binda e con Anna Rubartelli, anche loro nel Consiglio Generale dell’Associazione Coscione e amici e colleghi scienziati, abbiamo provato a dare una forma a questa proposta ovvero a scrivere un regolamento di una Agenzia Nazionale della Ricerca che non è un’idea nuova, non vogliamo assolutamente rivendicarla come un’idea nuova, ma è uno strumento fondamentale di cui tutti i Paesi avanzati si sono dotati ormai da anni.

Si tratta di un un ente, un’organizzazione che dovrebbe gestire tutti gli investimenti in scienza e ricerca. Quindi sarebbe chiamata a gestire i bandi, gestire i regolamenti, gestire la valutazione della ricerca, la valutazione dei progetti di ricerca che troppo spesso è molto superficiale in Italia. Dovrebbe fare una valutazione del successo delle politiche di finanziamento ma soprattutto dovrebbe farlo con gli scienziati sia per vedere i risultati che per suggerire i cambiamenti. Sembra facile, sembra l’uovo di Colombo, purtroppo in particolare la Ministra Bernini è molto contraria a questo tipo di soluzione e infatti diciamo che le leggi deleghe così che sono approvate di questi tempi, vanno di fatto in una direzione completamente opposta. La ministra Bernini ha detto che un’Agenzia Nazionale della Ricerca sarebbe inutile se non dannosa, anzi probabilmente dannosa, perché creerebbe una sovrastruttura in più e quindi cosa ha fatto? Ha creato una sovrastruttura interna al Ministero praticando quello che di cui da sempre noi accademici siamo in parte giustamente accusati, il cosiddetto “amicismo” con scienziati che non si attagliano alla definizione di Jacques Monod della etica, di una etica della ricerca scientifica, con scienziati che rinunciano a questa etica per ragioni di potere e soddisfazione personale. Sono tutte ragioni molto umane che tanti hanno e per cui sono disposti a fare il “Signor sì” per il Ministero e quindi a far apparire che sono gli scienziati e i ricercatori che agiscono, ma in realtà sono delle emanazioni del Ministro e dei Ministeri.

È questo il più grosso problema che abbiamo. Sono i soldi, certo, ma è anche come gestire e investire nella scienza. Noi questo regolamento, questa bozza di regolamento per istituire un’Agenzia Nazionale della Ricerca l’abbiamo scritta, l’abbiamo mandata alla Ministra con un sacco di firme e l’abbiamo discussa nel congresso della Federazione italiana scienze della vita. Moltissime società scientifiche l’hanno firmata, anche qui non vi meraviglierete del fatto che non abbiamo ricevuto un cenno di risposta ma di nuovo non ci arrendiamo, proveremo in tutte le sedi a proporre questa ed altre eventuali iniziative perché la ricerca sia davvero libera in Italia.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.