Roma – Il 29 aprile è stata approvata dalla Conferenza Stato-Regioni la proposta promossa da Viva la Vita Onlus (www.wlavita.org), associazione di familiari e malati di Sclerosi Laterale Amiotrofica, con la quale si estende anche al personale non sanitario – debitamente formato – l’abilitazione ad effettuare a domicilio le aspirazioni endotracheali alle persone in ventilazione meccanica invasiva.
La proposta, sostenuta dall’AIPO e dall’IPASVI, è stata propedeuticamente esaminata dal Consiglio Superiore di Sanità che ha espresso all’unanimità parere favorevole nella seduta del 25 marzo 2009.
Le implicazioni: Questa pratica è attualmente consentita solo al personale sanitario, ma è quasi esclusivamente praticata in Italia da familiari e badanti in condizioni ai limiti della legalità, senza nessuna garanzia di un’adeguata formazione e con l’onere di essere costretti a sobbarcarsi di gravosi carichi di lavoro e di responsabilità per sopperire alle mancanze del Servizio Sanitario Nazionale.
Con tale accordo, invece, sarà possibile estendere questa pratica anche al personale non sanitario debitamente formato aprendo la strada, di fatto, all’adozione di nuovi protocolli assistenziali domiciliari per pazienti tracheostomizzati in cui l’apporto sociale sia realmente integrato con quello sanitario. Il personale sociale potrà essere impiegato nell’assistenza domiciliare attivamente, con appropriatezza ed in sicurezza, senza limitarsi all’aiuto alla persona che, di fatto, obbliga il familiare o il badante ad una compresenza continua.
Inoltre la presenza continuativa di infermieri nelle assistenze ai pazienti ventilati, nelle poche realtà italiane in cui ciò accade, risulta spesso inutile e motivata soltanto dalla mancanza in Italia di un tale provvedimento. Un’adeguata formazione di assistenti familiari ed in generale di personale non sanitario razionalizzerebbe da una parte la spesa assistenziale ai malati ventilati, e dall’altra ottimizzerebbe l’impiego delle risorse professionali infermieristiche diffondendo il modello integrato più funzionale in cui, a fianco di personale non sanitario specializzato, può finalmente operare un infermiere case manager.
Il decreto: L’aspirazione endotracheale potrà essere effettuata, su prescrizione medica, anche da personale non sanitario, purché adeguatamente formato, su quei pazienti domiciliati che necessitano di assistenza continuativa. La formazione all’abilitazione dovrà essere conseguita presso la struttura che ha in carico il paziente prevedendo insegnamenti sia teorici che pratici: elementi di anatomia e fisiologia; nozioni sulle principali patologie dell’apparato respiratorio; tecniche di assistenza respiratoria; l’aspirazione endotracheale; le cure quotidiane legate alla tracheotomia; i segnali d’allerta; la manutenzione del materiale, lavaggio e sterilizzazione. Durante la formazione pratica occorrerà eseguire, alla presenza dell’infermiere, almeno tre aspirazioni endotracheali presso uno o più malati tracheostomizzati, comprendente la preparazione del gesto così come la manutenzione del materiale e le cure quotidiane.
Il dr. Alessandro Galantino, specialista pneumologo e responsabile scientifico di Viva la Vita Onlus, commenta il risultato ottenuto: «Finalmente abbiamo raggiunto un primo traguardo che in realtà è solo il punto di partenza di un lungo cammino professionale per l’impiego, fattivo, di modelli assistenziali a domicilio di integrazione socio-sanitaria per i malati di SLA in stadio avanzato ed per tutti quei pazienti che versano in condizioni analoghe.»