di Donatella Trevisan
Cè un filo saldo che collega le ostinate battaglie nonviolente che i radicali hanno svolto e continuano tuttora a svolgere: è la centralità del corpo – cioè della realtà fisica, carnale e psichica delle persone – nelle vicende umane, e dunque anche nella politica. Non è quindi un caso che proprio i radicali, e Luca Coscioni in particolare, abbiano sempre voluto „dare corpo“ alle loro proposte, per passare dall’astrazione delle idee alla concretezza della vita vissuta e della società reale. Era centrale il corpo delle donne all’epoca della lotta per la legalizzazione dell’aborto, contro l’aborto clandestino che ne faceva macelleria, è oggi centrale il corpo dei malati che lottano per restituire autonomia e dignità alla loro esistenza, contro l’accanimento terapeutico e l’eutanasia clandestina. E sono stati centrali e continuano ad esserlo, a modo loro, anche i corpi dei detenuti, dei condannati a morte, dei malati psichici, dei tossicodipendenti, dei transessuali, degli omosessuali… Ho detto all’inizio che le battaglie radicali sono ostinate. E così, ad un anno dalla morte di Luca Coscioni, siamo ancora qui a lottare per gli obiettivi laici cui egli ha dedicato strenuamente tutto il suo impegno: la libertà di ricerca scientifica, la libertà di cura dei malati, la tutela dei loro diritti, la messa a disposizione di supporti tecnologici per dare loro la possibilità di svolgere una vita indipendente. Siamo ancora qui a svolgere iniziative nonviolente per ribadire che la legge 40 va riformata, che si deve consentire, con regole e limiti stringenti, la ricerca sulle cellule staminali embrionali per comprendere i meccanismi di malattie gravissime che colpiscono milioni di persone e trovarne le cure, siamo ancora qui a batterci perché le coppie affette da patologie ereditarie possano accedere alla fecondazione assistita, all’analisi preimpianto e anche alla donazione di ovuli o seme esterni alla coppia, continuiamo ad impegnarci perché si eliminino i divieti e gli ostacoli che impediscono in Italia l’uso della pillola abortiva RU486, della cannabis terapeutica, dei derivati dell’oppio nella terapia antidolore e dei sostituti farmacologici per i tossicodipendenti, siamo ancora qui a sostenere, in prima linea, che i malati hanno il diritto di scegliere o rifiutare i percorsi terapeutici che vengono loro proposti dai medici e quindi di sottrarsi a ciò che considerano, per se stessi, una forma di accanimento, non ci stanchiamo di affermare che noi tutti abbiamo il diritto di formulare, secondo la nostra volontà espressa in modo libero ed inequivacabile, direttive anticipate di trattamento (il cosiddetto testamento biologico) come in altri Paesi. Per noi continua a valere più che mai lo slogan che Luca coniò all’ultimo congresso dell’Associazione Coscioni cui partecipò prima di morire: „Dal corpo dei malati al cuore della politica“. Sappiamo di avere dalla nostra l’esperienza concreta di vita di milioni di persone. Speriamo che la politica non preferisca continuare a chiudere gli occhi di fronte ai corpi che la interrogano.