Mirella Parachini risponde all’articolo di Susanna Tamaro sul femminismo.

lotta abortoCara Susanna Tamaro,
Sono ginecologa e mi occupo da più di trentanni di interruzione volontaria della gravidanza (IVG) . Anche io appartengo alla generazione che negli anni settanta si è battuta per l’affermazione dei diritti delle donne e per la legalizzazione dell’aborto : noi dicevamo per l’autodeterminazione della donna e per una maternità cosciente e responsabile. C’erano, accanto ai movimenti femministi ,anche i radicali e sono andati in galera oltre che Emma Bonino e Adele Faccio anche uomini quali Gianfranco Spadaccia e Giorgio Conciani. Leggendo il tuo articolo “Il femminismo non ha liberato le donne” mi sembra chiaro che tu non hai mai frequentato le sedi militanti di quegli anni, quali il Cisa e il Partito Radicale. Nel salone di via di Torre Argentina 18, credimi, non ci si andava per un tè pomeridiano.

Spesso nella stanza dove venivano organizzati i viaggi a Londra e le sedute di self help non si riusciva nemmeno ad entrare per quante donne vi si accalcavano e non era certo l’odore di patchouli o di canne quello che vi si respirava. Si tentava di aiutare le donne a sottrarsi al fiorente e “normale” mercato dell’aborto clandestino, quello dei famosi “cucchiai d’oro” , ginecologi magari primari nei maggiori ospedali romani i cui nomi erano ben noti a tutti. L’impegno militante sarà stato anche esaltante,ma non aveva nulla a che fare tutta con la frenesia che tu descrivi e con la “leggerezza con cui si trasformava questa pratica in una sorta di moderno contraccettivo”. Io sono stufa, e come me la maggior parte di quella minoranza di ginecologi operatori della legge 194, di sentire questa grossolana equazione, tirata in ballo sempre da persone che non hanno nessuna esperienza diretta di IVG. Chi lavora quotidianamente in questo campo si trova di fronte ad una realtà ben diversa a proposito del “vissuto” delle donne , fatta di una tremenda complessità che non sto qui a descrivere. Basterebbe che tu visitassi una sala d’attesa dei servizi ospedalieri per la 194 per renderti conto di quanto sei lontana dalla conoscenza del fenomeno. Se ci vai, non ci troverai ragazzine che “non sanno come nascono i bambini o che non si sono accorte che i profilattici sono in vendita ovunque”, ma solo gli innumerevoli casi in cui la partita della contraccezione e del controllo del proprio corpo è stata persa. Ha ragione Maria Laura Rodotà, c’è bisogno di più femminismo.

Mirella Parachini
Ospedale S.Filippo Neri Roma

Ecco il link all’articolo di Susanna Tamaro sul Corriere della Sera del 17 aprile: http://www.corriere.it/cultura/10_aprile_17/tamaro_c023a4e0-49e9-11df-8f1a-00144f02aabe.shtml

 

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