Il rapporto tra la Chiesa e la società civile: eppur si muove

 E’ stato pubblicato di recente, come fascicolo speciale di “Critica Liberale”, il sesto Rapporto sulla secolarizzazione in Italia, curato dalla Fondazione Critica Liberale (Enzo Marzo) e dalla CGIL-Nuovi Diritti (Gigliola Toniollo).  Il rapporto è redatto raccogliendo e analizzando indicatori prodotti da enti e istituzioni che li pubblicano per i loro scopi (ISTAT, CEI, MIUR, Ministero della Salute, Annuario Statistico della Chies Cattolica: dunque, fonti ufficiali e”neutrali”).

 

I curatori dello Osservatorio sulla secolarizzazione si prefiggono l’obiettivo di illuminare, attraverso una serie di indicatori,  da un lato   la tendenza al mutamento nel tempo degli atteggiamenti degli italiani circa aspetti della loro vita  legati ai valori di riferimento della religione cattolica, dall’altro la strategia della Chiesa Cattolica per continuare ad essere presente nella società italiana.  
Gli indicatori più interessanti, e per certi aspetti clamorosi, sono quelli relativi alla diminuzione di tutti i “riti di passaggio” della pratica religliosa. Cito solo alcuni  tra gli innumerevoli dati, che presentano tra l’altro la  rilevante qualità di essere ordinati in “serie storiche” di quasi venti anni.
Battesimi sul totale dei nati vivi: 1991: 515.240; 2008: 440.523
Prime comunioni: 1991: 553.465; 2008: 434.734
Cresime: 1991: 616.809 ; 2008: 440.300
Matrimoni con rito concordatario: 1991: 257.555; 2008: 156.031
Matrimoni con rito civile: 1991: 54.506; 2008: 90.582
Divorzi: 1991: 23.015; 2008: 54.351
Figli legittimi: 1991: 524.961; 2008: 442.621
Figli naturali : 1991: 37.826, 2008: 126.603
Consumo di anticoncezionali orali (donne in età fertile): 1991: 10,30%; 2005: 18,90
Interruzioni volontarie di gravidanza: 1991: 157.153 ; 2008: 121.301
Ginecologi obiettori di coscienza: 1991: 60,40%; 2008: 71,50%
Sacerdoti: 1991: 57.274; 2008: 49.023
I dati che ho riportato sono una minima parte di quelli contenuti nell’Osservatorio. Per ragioni di spazio ho dovuto mettere insieme diversi tipi di indicatori ed omettere altri dati (ad esempio quello sulle scuole religiose, in calo, o quello sulle libere unioni, stimate prossime al milione). Dal complesso di questi dati emergono  comunue, e senza possibilità di dubbio, due aspetti. Il primo è la crisi della Chiesa, a partire da quella delle vocazioni, e la sua faticosa rincorsa contro la secolarizzazione della società (il Rapporto mette bene in evidenza i tentativi di reazione, di cui è un esempio l’aumento dei centri di difesa della vita e della famiglia, passati da 487 nel 1991 a 2.210 nel 2008).  Il secondo è la crescente indifferenza degli italiani, e non solo dei giovani, al modello di famiglia proposto dalla Chiesa  Cattolica e la sempre maggiore diffusione di un modo alternativo di vivere il privato. Il modo di fare famiglia in Italia sta cambiando così come il modo di vivere la genitorialità, che è una scelta sempre più consapevole.
I risultati del Rapporto, che mostrano chiaramente la minore “presa” della Chiesa Cattolica sulla società, rendono ancora più difficile da spiegare l’influenza potente che la Chiesa mostra invece di avere – e adirittura di accrescere – sulla politica, senza molte differenze tra maggioranza e opposizione di centro sinistra, con la consueta eccezione dei Radicali e delle loro associazioni: la vittoria di Ruini nel referendum sulla legge 40, l’orrido ddl del centro destra sul testamento biologico, l’affossamento dei progetti sulle unioni di fatto sono le prove principali di questa influenza. Anche per questo riterrei utilissima una approfondita ricerca demoscopica su quanti sono “i veri cattolici”:  quelli, per intenderci, che  sono credenti, praticanti e osservanti e che – soprattutto – seguono nelle loro scelte elettorali le indicazioni della Chiesa. Sono persuaso che i risultati di una ricerca come questa toglierebbero a molti dei nostri politici oggi agli ordini del Vaticano il facile alibi del tornaconto elettorale.