Il Sindaco di Milano, Letizia Moratti, ha affermato che i manifesti dell’Associazione Luca Coscioni a favore della legalizzazione dell’eutanasia sarebbero «contrari alla sensibilità della maggioranza dei milanesi, credenti e non». Due considerazioni si impongono: 1) l’affermazione della Moratti è priva di qualsiasi riscontro – al contrario, il Rapporto Eurispes 2011 mostra che due italiani su tre sono favorevoli alla legalizzazione dell’eutanasia; 2) se anche fosse vero che la maggioranza dei milanesi condivide le opinioni della Moratti, ciò non darebbe affatto al Sindaco il diritto di impedire alla presunta minoranza di esprimere pubblicamente le proprie idee.
Nel merito della questione, Letizia Moratti afferma invece: «Decisioni sulla vita e sulla morte delle persone sono valori non negoziabili da difendere senza se e senza ma». La frase è profondamente ambigua in quanto non indica il soggetto della decisione: chi deve decidere? Il singolo cittadino (come pensiamo noi) o invece (come pensa la Moratti senza dirlo apertamente) lo Stato italiano come braccio secolare del Vaticano?
E un uso scorretto delle parole si ritrova anche nella dichiarazione del Presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, che ha dichiarato: «Gli anziani chiedono di essere accuditi, curati, amati. Diciamo no ad una cultura dell’egoismo e dell’indifferenza che pensa di risolvere il bisogno ammazzando il bisognoso». Formigoni vuole far passare l’idea che eutanasia significa uccidere gli anziani soli. È falso. Innanzitutto, nei paesi dove è legale come il Belgio e l’Olanda, l’eutanasia non riguarda gli anziani ma unicamente i malati incurabili in fase terminale. In secondo luogo, non si tratta affatto di uccidere i più deboli, come insinua Formigoni, ma di permettere a chi soffre dolori lancinanti e un intollerabile deterioramento delle funzioni del proprio corpo di poter scegliere di essere aiutato a morire nella dignità: nessun obbligo ma una libera scelta.
Niente fa più paura al potere politico cattolico della libertà dei cittadini di scegliere sul proprio corpo.
Milano, 5 maggio 2011
Per la Consulta di Bioetica, sezione di Milano
Alberto Bramati
Maurizio Mori