Fecondazione assistita, Filomena Gallo: una precisazione sul libro di Ritanna Armeni

Nel libro "Parola di Donna"a cura di Ritanna Armeni, alla voce "Fecondazione Assistita", l’autrice Nicoletta Tiliacos afferma:
"Nei nati da ICSI (tecnica che consente di usare un singolo spermatozoo inserito a forza nell’ovocita, mentre la Fivet è la semplice messa in contatto di ovociti e spermatozoi in provetta), per esempio, è stato riscontrato un significativo aumento di alcune malattie genetiche rare, e i nati con quella tecnica saranno a loro volta sterili".

Si tratta di una notizia scientificamente inesatta sull’applicazione della fecondazione medicalmente assistita. Tecniche medico sanitarie come questa sono applicate da trenta anni in tutto il mondo, e affermazioni come quella della Tiliacos, oltre a determinare preoccupazione in chi si è sottoposto alle medesime tecniche, causa un sentimento di prevenzione nei confronti della scienza.
Come esponente dell’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica e come avvocato che da anni si batte contro i divieti della legge 40, ho ritenuto doveroso consultare i consiglieri scientifici dell’Associazione, esperti in tecniche di procreazione medicalmente assistita (PMA) e pratiche connesse, al fine di fare chiarezza sia su quanto dichiarato dalla giornalista Nicoletta Tiliacos, sia per far luce sulle falsità che abitualmente vengono pronunciate nelle comunicazione riguardante la PMA da parte di coloro che si dichiarano contrari all’applicazione della stessa nel nostro paese.
Filomena Gallo, vice segretaria dell’Associazione Luca Coscioni

Ecco di seguito la precisazione dei nostri esperti:
I dati della letteratura, anche se non perfettamente concordi, indicano un lieve aumento del rischio di malformazioni nei nati da PMA rispetto ai nati della popolazione normale (Human Reproduction, vol 20, n.2, 2005). L´aumentato rischio è in gran parte da attribuire alle diverse popolazioni comparate: popolazione fertile e popolazione infertile. I nati da ICSI, per un fattore severo di infertilità maschile, hanno un aumentato rischio di alterazioni cromosomiche rispetto alla popolazione normale (de novo: 1.6% versus 0.5%; trasmesse: 1.4% versus 0.4%). L´aumento sembra essere più correlato alla alterata qualità dei parametri seminali che non alla tecnica ICSI di per sé (Human Reproduction., vol 17,n.10, 2002). Esistono forme di sterilità maschile genetica che possono essere vinte con le PMA e che comportano il rischio del trasferimento del problema al figlio, che a sua volta potrà avere un figlio con l’aiuto della medicina. Inoltre, è in corso uno studio dell´EIM su 100.000 bambini nati da fecondazione assistita, che fornirà un quadro preciso sulla problematica. Riteniamo che la questione dovrebbe essere affrontata in modo scientifico e non con dati approssimativi, soprattutto alla luce del fatto che nessun concepimento naturale esclude la possibilità di trasmissione di malattie ereditarie ai propri figli e che la fecondazione assistita prevede gli stessi rischi per i nati al pari di quelli concepiti naturalmente.

Vogliamo inoltre segnalare altre quattro falsità che riguardano le tecniche di fecondazione assistita:
1. Ci sono 30.000 embrioni abbandonati.
No. I 30.000 embrioni censiti nei centri di PMA dopo l´approvazione della legge 40/2004 non sono stati abbandonati, tanto è vero che molte coppie hanno poi effettuato uno o più cicli di trasferimento degli embrioni crioconservati. Attualmente esistono solo 3.415 embrioni abbandonati che per inerzia del Ministero della Salute sono condannati al deperimento nel tempo nell´azoto liquido che li crioconserva, nell´interesse della politica e non utilizzati per uno scopo più elevato e universale.
2. Le donne che si sottopongono a tecniche di fecondazione assistita subiscono un bombardamento ormonale.
Le pazienti devono effettuare una terapia ormonale che prevede l´utilizzo di ormoni proteici, che possono essere meno aggressivi della semplice pillola contraccettiva, e che sono necessari per l´induzione della crescita follicolare multipla, condizione necessaria per effettuare il ciclo di trattamento. Le stimolazioni hanno alcuni effetti collaterali (gonfiore, tensione mammaria) ma del tutto paragonabili ai sintomi dell´ovulazione. Tra l´altro nel corso degli anni la tendenza è stata quella di diminuire le dosi del farmaco nel tentativo di effettuare, laddove questo non infici il risultato finale, stimolazioni più leggere. Inoltre,se inizia un gravidanza si passa a concentrazioni degli stessi ormoni incredibilmente e ciò non e’ mai stato considerato un bombardamento.
3. I bambini nati con tecniche di PMA avranno problemi di salute.
Come attestato dall´ ESHRE Position Statement (7/02/09) il rischio di malformazioni nella popolazione generale è del 3,9%, mentre i nati da PMA hanno circa il 4% di rischio di avere difetti alla nascita (comunque sovrapponibile a quello di coppie subfertili che concepiscono spontaneamente).
4. Con il divieto di eterologa si evita la commercializzazione di gameti in Italia.
La commercializzazione dei gameti in Italia non si è mai verificata. Con il divieto di eterologa si penalizzano le coppie che per realizzare il loro desiderio procreativo devono rivolgersi a centri esteri, mantenendo così un turismo procreativo che va a beneficio non certo delle coppie e aumenta il rischio della commercializzazione nei paesi in cui la domanda di gameti è superiore all´offerta.
Anna Pia Ferraretti, Direttore Scientifico S.I.S.Me.R. (Società Italiana Studi Medicina della Riproduzione)

Luca Gianaroli, Direttore Scientifico IIARG (International Institutes of Advanced Reproduction and Genetics)

Francesco Fiorentino, Direttore Laboratorio GENOMA

Marco Favara,
Embriologo
Centro di Procreazione Medicalmente assistita
Ospedale di Cittadella (Padova)

Antonio Forabosco, professore di Genetica Medica

Domenico Danza, Specialista in Ostetricia e Ginecologia, esperto in medicina della riproduzione, direttore sanitario del Mediterraneo Medicina della riproduzione Salerno

Adolfo Allegra, direttore ANDROS Day Surgery Medicina della Riproduzione Palermo

Carlo Flamigni, membro del Comitato Nazionale per la bioetica