È morta Lucia, 80enne triestina, costretta ad andare in Svizzera dopo il diniego da parte della Sanità del Friuli-Venezia Giulia

Aborto farmacologico in regime ambulatoriale

La donna, affetta da una patologia neurodegenerativa, ha dovuto essere accompagnata dagli attivisti di Soccorso Civile, l’associazione per le disobbedienze civili sul fine vita di cui è responsabile legale Marco Cappato, proprio come Martina Oppelli

Giovedì 4 giugno, ci sarà l’autodenuncia alla Questura di Trieste e, alle ore 14:00, una conferenza stampa presso l’Antico Caffè San Marco, in via Cesare Battisti 18 a Trieste

Lucia, 80 enne triestina, affetta da una rara patologia neurodegenerativa, è morta oggi, 3 giugno, in Svizzera, dove è dovuta andare per avere accesso al “suicidio medicalmente assistito”, nonostante fosse nelle condizioni per poterlo ottenere in Italia. È stata accompagnata da Matteo D’Angelo e Antonella Lauvergnac, iscritti a Soccorso Civile, l’associazione che fornisce assistenza alle persone in determinate condizioni, che hanno deciso di porre fine alle proprie sofferenze all’estero, e di cui è presidente e rappresentante legale Marco Cappato.

La donna era affetta da una degenerazione cortico-basale, una rara malattia neurodegenerativa progressiva, incurabile, che determina un precoce decadimento di alcune aree dell’encefalo. A causa della malattia, Lucia aveva gravi limitazioni motorie, dolori diffusi e spasmi. Ma soprattutto non poteva più svolgere alcun tipo di attività senza l’assistenza continuativa dei suoi caregiver. Assumeva una corposa terapia farmacologica, la cui sospensione o interruzione avrebbe determinato sofferenze intollerabili.

Lucia, dopo anni di sofferenza e visto il progressivo peggioramento delle sue condizioni, aveva così deciso di avviare contestualmente il percorso per accedere al suicidio medicalmente assistito sia in Svizzera che in Italia. Il viaggio in Svizzera sarebbe stato lungo e doloroso per lei, nelle sue condizioni, così ad agosto 2025 aveva chiesto la verifica delle condizioni per poter accedere legalmente alla morte volontaria assistita in Italia, sulla base della sentenza “Cappato-Antoniani” 242/2019 della Corte costituzionale.

Dopo una celere attivazione da parte di ASUGI con le visite della commissione medica, a novembre, arriva però il diniego: Lucia non sarebbe stata – secondo ASUGI – dipendente da trattamenti di sostegno vitale, nonostante la documentazione medica attestasse il contrario. A quel punto, a marzo 2026, assistita dal team legale dell’Associazione Luca Coscioni, coordinato dall’avvocata Filomena Gallo, Lucia aveva presentato una diffida ad adempiere ad ASUGI chiedendo di rivalutare le sue condizioni e interpretare il trattamento di sostegno vitale come inteso dalla Corte costituzionale nelle recenti sentenze 135/2024 e 66/2025, che aveva chiarito che i “trattamenti di sostegno vitali” includono la totale dipendenza dall’assistenza continuativa da parte dei caregiver per l’espletamento delle attività quotidiane perché, in sua assenza, la persona non potrebbe sopravvivere, così come la terapia farmacologica somministrata per la stipsi.

Nonostante le nuove visite domiciliari effettuate da ASUGI, Lucia, dopo 10 mesi dalla sua prima richiesta, non ha più ricevuto alcuna comunicazione da parte di ASUGI: né la nuova relazione medica né il nuovo parere del comitato etico. Non volendo aspettare altro tempo in condizioni di sofferenza per lei intollerabile, ha quindi deciso di andare in Svizzera per accedere al suicidio assistito. È il secondo caso dopo quello di Martina Oppelli, che ha ricevuto il medesimo trattamento dalla Regione Friuli-Venezia Giulia.

“Oltre alla sofferenza inflitta dalla malattia, Lucia ha dovuto subire una violenza inflitta dallo Stato italiano. Chiediamo che sia fatta giustizia”, hanno dichiarato Marco Cappato, e Filomena Gallo, rispettivamente Tesoriere e Segretaria Nazionale dell’Associazione Luca Coscioni.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.