Chi è Martina
Martina Oppelli ha 50 anni ed è affetta da sclerosi multipla secondaria progressiva.
I primi sintomi della malattia risalgono alla fine degli anni Novanta.
Nell’aprile 2002, a soli 28 anni, Martina riceve la diagnosi di Sclerosi multipla e viene sottoposta a terapia con megadosi di metilprednisolone.
Attualmente, la sua condizione è quella di Sclerosi Multipla evoluta con gravissima limitazione motoria con dolori e spasmi diffusi poco controllati dalla terapia che la rendono totalmente dipendente da terzi per la conduzione di ogni attività.
La richiesta alla ASL
Martina il 1 agosto 2023 ha inviato alla propria ASL di competenza, l’Azienda Sanitaria Universitaria Giuliano Isontina (ASUGI), la richiesta di verifica delle sue condizioni per accedere alla morte assistita ai sensi della sentenza 242/2019.
Martina viene visitata dalla commissione medica multidisciplinare nell’ottobre 2023 ma non riceve la relazione elaborata a seguito delle visite.
Dopo una serie di solleciti, effettuati dalla stessa Martina e successivamente tramite i propri legali (Collegio coordinato da Filomena Gallo e composto anche da Angioletto Calandrini, Francesca Re e Alessia Cicatelli), nei mesi di novembre e dicembre 2023 e gennaio 2024, la ASUGI le comunicava di non poter accogliere la sua richiesta perché non in possesso di tutti i requisiti previsti dalla sentenza n. 242/2019. In particolare, la ASUGI ritiene non soddisfatto il requisito dei trattamenti di sostegno vitale.
Martina Oppelli è però totalmente dipendente dall’assistenza di terze persone, senza il cui ausilio non potrebbe svolgere nessuna funzione vitale e quotidiana, assume massicce dosi di farmaci e utilizza la macchina della tosse, senza la quale rischierebbe il soffocamento.
Quindi il 23 febbraio 2024 Martina Oppelli, tramite i propri legali (Collegio coordinato da Filomena Gallo e composto anche da Angioletto Calandrini, Francesca Re e Alessia Cicatelli), inoltrava formale lettera di messa in mora e diffida ad adempiere alla ASUGI per la immediata rivalutazione delle sue condizioni di salute e per l’individuazione del farmaco letale e della metodica di sua autosomministrazione.
La ASUGI però riscontrava la richiesta di Martina negando la possibilità di una rivalutazione delle sue conclusioni.
Il ricorso d’urgenza
Visto l’ingiustificato e illegittimo diniego della ASUGI, Martina Oppelli ha depositato tramite i propri legali un ricorso d’urgenza ex art. 700 c.p.c. davanti al Tribunale di Trieste, con cui chiede che la ASUGI venga condannata alla rivalutazione del requisito del “trattamento di sostegno vitale” e alla individuazione del farmaco letale, delle sue quantità nonché metodica di autosomministrazione al fine di poter accedere al suicidio medicalmente assistito in Italia.
In particolare, le richieste di Martina si fondano su due punti fondamentali:
- la presenza del requisito del “trattamento di sostegno vitale” individuato nella sua completa e totale dipendenza dall’assistenza di terzi. Infatti, nel caso di mancata assistenza continuativa, stante la completa impossibilità di movimento, Martina non sarebbe in grado di provvedere a nessun bisogno primario.
- Inoltre Martina assume una corposa terapia farmacologica (composta di: terapia antalgica, anticonvulsivanti, decontratturanti, fluidificanti delle vie aeree e broncodilatatori, antiaggreganti per prevenzione trombotica) in assenza della quale non potrebbe sopravvivere e quindi anche questa dovrebbe essere interpretata dalla ASUGI come “trattamento di sostegno vitale”;
- l’utilizzo della macchina per la tosse, ausilio quest’ultimo che dovrebbe essere individuato come trattamento di sostegno vitale anche laddove si accogliesse l’interpretazione più restrittiva di questo criterio;
- la decisione, diametralmente opposta, presa dalla ASUGI nel caso di “Anna” e dopo la condanna del Tribunale. Anche quel caso riguarda una persona affetta da sclerosi multipla, totalmente dipendente dall’assistenza continuativa di terzi in assenza della quale non sarebbe stata in grado di sopravvivere. Nel caso di “Anna” questa necessità era stata letta come “trattamento di sostegno vitale”; nel caso di Martina invece no.
Il 23 maggio 2024 è stata celebrata la prima udienza davanti al Tribunale di Trieste che rinviava a nuova udienza. Tenutasi il 25 giugno e all’esito della quale il giudice riservava la propria decisione.
Il Tribunale di Trieste, con ordinanza del 16 luglio 2024, ha accolto il ricorso di Martina Oppelli, condannando la ASUGI a rivalutare le sue condizioni al fine di verificare se sia o meno tenuta in vita da un trattamento di sostegno vitale entro il termine perentorio di 30 giorni, decorrenti dalla data della decisione.
Nel caso in cui la ASUGI non provveda nel termine stabilito dal giudice, dovrà pagare a Martina Oppelli 500€ per ogni giorno di ritardo.
Il 13 agosto 2024, la ASUGI inviava ai legali di Martina Oppelli la relazione finale e il nuovo parere del NEPC in ottemperanza a quanto ordinato dal Tribunale di Trieste.
Nonostante un evidente peggioramento delle condizioni di salute di Martina, documentato da copiosa documentazione medica, la ASUGI ha nuovamente negato la sussistenza del requisito del “trattamento di sostegno vitale” e ciò in palese contrasto anche con la nuova interpretazione fornita dalla sentenza n. 135/2024 della Corte costituzionale di questo criterio.
Secondo questa sentenza la nozione di trattamento di sostegno vitale include procedure come l’evacuazione manuale, l’inserimento di cateteri o l’aspirazione del muco dalle vie bronchiali, normalmente compiute da personale sanitario ma che possono essere apprese anche da familiari o caregiver. Se l’interruzione di questi trattamenti può prevedibilmente causare la morte del paziente in breve tempo, essi devono essere considerati vitali.
Pertanto, anche situazioni come quella di Martina Oppelli, in cui la dipendenza da tali trattamenti è evidente, rientrano in questa definizione.
Martina è infatti totalmente dipendente dall’assistenza continuativa dei suoi caregiver, assume quotidianamente dosi massicce di farmaci e utilizza la macchina per la tosse in assenza della quale rischierebbe il soffocamento.
Ma nonostante ciò, sia il NEPC che la commissione medica multidisciplinare nominata da ASUGI hanno ritenuto che Martina Oppelli non sia tenuta in vita da “trattamenti di sostegno vitale”.
Visto il diniego ingiustificato e reiterato della ASUGI, in palese contrasto anche con l’attuale sistema normativo italiano e con l’interpretazione dei “trattamenti di sostegno vitale” fornita dalla Consulta, il 29 agosto 2024 Martina Oppelli, con i propri legali, depositava un esposto presso la Procura della Repubblica di Trieste affinché valuti se la condotta della ASUGI integri o meno i reati di rifiuto di atti d’ufficio e tortura.
Martina inoltre ricorreva di nuovo al Tribunale civile di Trieste chiedendo la condanna di ASUGI a una nuova valutazione delle sue condizioni, con particolare riferimento al requisito del trattamento di sostegno vitale e quindi affinché si conformasse alla sentenza 135/2024 della Consulta.
Il Tribunale, tuttavia, ha ritenuto che la ASUGI avesse effettuato le nuove valutazioni come disposto dall’ordinanza del 16 luglio 2024 e non ha accolto la richiesta di Martina Oppelli.
L’intervento in Corte costituzionale
Martina Oppelli, assistita dal proprio collegio legale di studio e difesa (composto dagli Avvocati Filomena Gallo, che lo coordina, Maria Elisa D’Amico, Francesco Di Paola, Benedetta Liberali, Massimo Clara, Angioletto Calandrini, Irene Pellizzone, Francesca Re, Rocco Berardo e Alessia Cicatelli), ha inoltre depositato un atto di intervento nel giudizio di legittimità costituzionale dell’art. 580 c.p. come modificato dalla sentenza n. 242 del 2019 della Consulta, instaurato a seguito della rimessione da parte del GIP di Firenze nel caso di Massimiliano.
La Corte costituzionale, all’udienza del 19 giugno 2024, dopo aver valutato l’ammissibilità dell’intervento e l’interesse di Martina Oppelli a intervenire nel giudizio di legittimità costituzionale, dopo essersi riunita in camera di consiglio, ha dichiarato il suo intervento ammissibile.
La nuova richiesta di verifica delle condizioni
Martina Oppelli, visto il mancato accoglimento da parte del Tribunale di Trieste della sua richiesta di condanna della ASUGI a effettuare una nuova valutazione del requisito del trattamento di sostegno vitale in aderenza alla sentenza n. 135/2024 della Corte costituzionale, il 3 aprile 2025 chiedeva tramite i propri legali di essere sottoposta a una nuova valutazione delle sue condizioni.
Nonostante le visite, ASUGI tardava a trasmettere la nuova relazione e si rendeva quindi necessaria un’ulteriore diffida ad adempiere.
Solamente il 4 giugno 2025 Martina riceveva la relazione finale con il nuovo parere del comitato etico: anche questa volta ASUGI negava il possesso dei requisiti previsti dalla sentenza Cappato perché non sussisterebbe, a suo dire, il trattamento di sostegno vitale, nonostante l’assistenza continuativa da parte dei suoi caregiver per lo svolgimento di ogni attività e l’utilizzo della macchina per la tosse, fondamentale per evitare il soffocamento a causa dei muchi che Martina non può autonomamente espellere.
Il 19 giugno, i legali di Martina inviavano quindi una nuova opposizione al diniego dell’azienda sanitaria, chiedendo una immediata rivalutazione delle sue condizioni e che, nel rivalutare la sussistenza del trattamento di sostegno vitale, la commissione medica si adegui alla interpretazione estensiva fornita dalla Corte costituzionale con le sentenze 135/2024 e 66/2025, totalmente disapplicate da ASUGI.
Nel frattempo, inoltre, a Martina veniva inserito il catetere vescicale permanente a causa di un ulteriore peggioramento delle sue condizioni di salute.
Dopo la nuova opposizione, ASUGI effettuava due visite domiciliari ma, a oggi, non ha ancora inoltrato la nuova relazione.
La Svizzera
Martina, accompagnata da Claudio Stellari e Matteo D’Angelo, volontari dell’Associazione Soccorso Civile, fondata da Marco Cappato, è andata in Svizzera il 30 luglio 2025.
Dopo aver svolto effettuato gli ultimi controlli presso la clinica svizzera, in osservanza della legge elvetica, ha confermato la sua volontà per poi accedere al suicidio medicalmente assistito il 31 luglio.
Martina si è dovuta recare in Svizzera dopo tre dinieghi della propria ASL, che non riteneva soddisfatto il requisito del trattamento di sostegno vitale, nonostante la completa dipendenza dall’assistenza dei suoi caregiver, le massicce dosi di farmaci assunte, l’utilizzo della macchina della tosse e da ultimo anche l’inserimento del catetere vescicale.
Non ha potuto accedere al suicidio medicalmente assistito in Italia ed è stata costretta ad affrontare un viaggio verso la Svizzera molto lungo e doloroso, viste le sue condizioni. Ma finalmente è libera.