La notizia secondo cui in Gran Bretagna la Commissione indipendente Falconer chiede di legalizzare il suicidio assistito testimonia che nel Regno Unito un dibattito sul fine vita, suicidio assistito ed eutanasia, esiste e se ne fa carico anche la politica come dimostrano le dichiarazioni di un portavoce del ministero della Giustizia, il quale ha detto che una decisione in merito spetterebbe al Parlamento e non al gabinetto, a seguito di un dibattito. Non siamo dinanzi al parere di fondamentalisti, ma di accademici, politici, giuristi e medici che sollevano un problema di diritti, diritto di scelta e autodeterminazione. In Italia, invece, la stampa di regime (tv e giornali) non da spazio ad un dibattito approfondito e bipartisan a meno che non ci siano tragedie come quella di Lucio Magri. In Associazione Luca Coscioni ultimamente sono arrivate diverse richieste per trovare i contatti della clinica dove è morto Magri. Ciò vuol dire due cose: se la gente viene informata cerca di far valere i propri diritti e desideri, purtroppo in questo caso all’estero. Secondo, il Parlamento ignora la realtà effettiva dei fatti, cioè che le persone vogliono morire con dignità. Noi da anni come Associazione Luca Coscioni chiediamo una indagine parlamentare sull’eutanasia clandestina, che esiste ma a qualcuno non fa comodo parlarne. Come in Gran Bretagna anche in Italia i ricchi sono avvantaggiati perché possono permettersi di andare a morire all’estero. A tutti gli altri è applicato il sondino di stato. Bisogna smettere di far valere i propri diritti in Tribunale. Ci vuole una legge che legalizzi l’eutanasia e depenalizzi il suicidio assistito. Mai più casi come Welby strazianti per il soggetto e le famiglie abbandonate da uno stato bio-etico. E non bisogna temere l’eliminazione tout court dei malati come ipotizzato dalla scrittrice Ann Farmer: attraverso una attenta regolamentazione, come avviene già in Olanda, è possibile evitare suicidi di massa ma garantire il rispetto assoluto dei diritti, che in Italia vengono privilegiati da leggi, come quella Calabrò che si vuol far approvare in Senato, imposte e non indotte dalle volontà della comunità, che spesso è costretta a rivolgersi ai tribunali per far valere quanto le spetta di diritto.