L’Associazione Luca Coscioni lavora da oltre 20 anni per superare i divieti della legge 40 del 2004, la norma che ha regolato la procreazione medicalmente assistita in Italia partendo da un impianto fortemente restrittivo. L’obiettivo di fondo è sempre lo stesso: riportare al centro la salute, l’autodeterminazione e la libertà di scelta delle persone, contro divieti ideologici che non trovano giustificazione nella Costituzione.
Oggi il fronte ancora aperto è l’articolo 5. Quella norma consente l’accesso alla PMA solo a coppie eterosessuali, maggiorenni, coniugate o conviventi, ed esclude per legge le donne single e le coppie di donne. È una discriminazione fondata sullo stato civile, che produce anche una disuguaglianza economica: chi può permetterselo va all’estero, chi non può resta esclusa. Chiediamo di modificare l’articolo 5 e di garantire l’accesso alla PMA a tutte le donne, senza discriminazioni.
Quanto abbiamo fatto finora
La legge 40 non è stata immobile. Molte delle sue parti più rigide sono cadute grazie ai ricorsi delle persone al lavoro del team legale dell’Associazione e agli interventi della Corte costituzionale.
Nel 2009 la sentenza n. 151 ha eliminato l’obbligo di creare al massimo tre embrioni e di impiantarli tutti insieme, restituendo al medico la valutazione caso per caso e aprendo alla crioconservazione. Nel 2014 la sentenza n. 162 ha cancellato il divieto assoluto di fecondazione eterologa. Nel 2015 la sentenza n. 96 ha aperto l’accesso alla PMA e alla diagnosi preimpianto alle coppie fertili portatrici di gravi malattie genetiche. Nel 2025 la sentenza n. 68 ha riconosciuto ai figli nati da PMA in un progetto condiviso tra due donne il diritto a essere riconosciuti fin dalla nascita da entrambe le madri. Sempre nel 2025, la sentenza n. 69 ha chiarito che non esistono ostacoli costituzionali a estendere l’accesso a donne single e coppie di donne, e che la decisione spetta al Parlamento.
Su questo fronte abbiamo costruito la campagna PMA per tutte: un gruppo di lavoro di circa 30 donne, l’affissione davanti ai Musei Vaticani per portare il tema nello spazio pubblico, e una petizione al Parlamento che ha raccolto oltre 45.000 firme. Nonostante le decisioni della Corte e la mobilitazione di decine di migliaia di persone, il Parlamento è rimasto fermo.
La proposta di legge
Per superare questa inerzia lanceremo una proposta di legge che modifica l’articolo 5 ed elimina la discriminazione nell’accesso alla PMA. La sosterremo con una mobilitazione dal basso e una rete ampia e trasversale, che renda questa richiesta impossibile da ignorare per le istituzioni.
Tutti gli aggiornamenti, i materiali e i modi per attivarsi sono su pmapertutte.it.