Quando la ricerca produce ricchezza, cercando il futuro al microscopio

Corriere della Sera
Simona De Santis

La Sapienza inaugura il laboratorio di Nanotecnologie Quando la ricerca produce ricchezza Cercando il futuro al microscopio C’è chi le ha immaginate e chi sta cercando il modo di realizzarle. Pensate a delle cellule fotovoltaiche integrate nei vetri delle finestre di casa per schermare gli edifici e risparmiare energia e calore (magari fossero già disponibili in questi giorni di grande freddo). Oppure pneumatici intelligenti dotati di nanosensori per monitorare l’adesione al terreno e le sollecitazioni; parliamo di ruote destinate a mandare in pensione l’Abs. Ancora: batterie al litio più potenti e sicure per telefonini e auto elettriche. Tutto questo nasce sotto la lente di un microscopio.

Dall’infinitamente piccolo alle applicazioni industriali: ecco Snn-Lab, il nuovo laboratorio per le Nanotecnologie e le Nano-scienze della Sapienza, core facility del primo ateneo capitolino, che si candida a diventare una struttura di riferimento per la ricerca d’avanguardia e le imprese. Quattrocento metri quadrati, ubicati al piano terra di Ortopedia (Città Universitaria), che vengono ufficialmente inaugurati questa mattina ma, conferma la responsabile del laboratorio, Maria Sabrina Sarto, «lavoriamo già a pieno ritmo: l’obiettivo è partire dalle nanotecnologie per arrivare a prodotti di interesse industriale». Punto di forza del laboratorio – ristrutturato con un investimento di 250 mila euro da parte dell’ateneo – è la collaborazione innescata tra 13 dipartimenti e 3 facoltà della Sapienza: una jointventure di conoscenze che spazia dall’ingegneria (dei materiali, elettronica) alla medicina, matematica, fisica, chimica, biotecnologie. Nel laboratorio lavorano 20 docenti responsabili delle attrezzature e un tecnico strutturato: «dl team – continua Sarto, che è inoltre direttrice del Centro di ricerca per le Nanotecnologie applicate all’ingegneria (Cnis) – è poi formato da dieci ragazzi, dottorati e dottorandi, purtroppo precari che paghiamo con fondi di ricerca finanziati da diversi enti». Lo dice con un pizzico di rammarico la professoressa Sarto -classe 1968, docente ordinario dal 2002 – e forse anche per questo la voglia di puntare su questo innovativo laboratorio è tanta. «Potremo fare ricerca e studiare applicazioni in un’ottica di filiera – aggiunge Sarto – dai nanomateriali e alle superfici multifunzionali intelligenti per applicazioni industriali». La ricerca di base diventa prodotto. E crea ricchezza. «La ricerca si estende infine nell’ambito della salute – aggiunge Alberto Gufino, responsabile del Centro di Genomica e Bioinformatica – con la piattaforma di genomica e bioinformatica per il sequenziamento del Dna». Tradotto: ci si muove verso studi perla cura di gravi malattie. I ricercatori della Sapienza hanno finalmente un luogo dove far confluire contributi e studi avviati in ambiti multisciplinari. E, soprattutto, si crea l’agognata integrazione tra accademia e aziende. «All’estero – conferma ancora Maria Sabrina Sarto – la ricerca universitaria è bene inserita nei processi industriali: da noi il concetto è totalmente assente. Dobbiamo dimostrare all’industria – prosegue Sarto – che la ricerca di base può portare ad applicazioni in linea con le richieste del mercato». Nell’Snn-Lab sono presenti strumentazioni all’avanguardia: valore, 2 milioni e mezzo di euro. Si tratta di 12 macchine dislocate in 5 aree funzionali: tra le novità, un microscopio a scansione elettronica. Per capire la portata delle strumentazioni, e delle osservazioni, basti pensare che un nanometro corrisponde a un miliardesimo di metro (pari a un milionesimo di millimetro). Soddisfatto il rettore della Sapienza, Luigi Frati: «Il laboratorio è stato realizzato interamente con fondi dell’Università e della Regione Lazio – conclude Frati – tramite finanziamento Filas per progetti JointLabs gestiti da Sapienza Innovazione».

 

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