Contributi di Carlo Troilo alla riunione del Consiglio Generale della Associazione Luca Coscioni del 5 febbraio 2012
Uno. Scelte di fine vita: le scelte da compiere, le battaglie da portare avanti
La proposta di una “zona grigia” sui temi del fine vita fu lanciata da Angelo Panebianco sul “Corriere della Sera” del 30 settembre 2009. In questo campo – scrisse Panebianco – “una disposizione di legge che va bene per un caso non va bene per un altro. Da qui la necessità che sia lasciato spazio alla discrezionalità e al giudizio del medico, in accordo col paziente o con i suoi familiari, sul caso singolo”. Su questa linea si schierarono diverse personalità della cultura e della politica, da Barbara Spinelli a Luciano Violante, preoccupate per le possibili “derive eutanasiche” delle legislazioni sul fine vita.
Dopo l’approvazione alla Camera, l’11 luglio del 2011, della legge del centro destra sul testamento biologico – una legge incostituzionale ed inumana – il partito di quanti sostengono che su questi temi è meglio rinunciare a legiferare si è fatto più forte. Perfino uno scienziato come Umberto Veronesi, sostenitore da sempre del diritto all’autodeterminazione per i malati ed anche della eutanasia, ha dichiarato che rispetto ad una legge che imporrebbe “il sondino di Stato” è preferibile restare senza nessuna legge.
Il tema, passato in seconda linea per le drammatiche vicende dell’economia, è tornato per qualche giorno di attualità, nel dicembre scorso, dopo la vicenda di Lucio Magri. Su “Il fatto quotidiano” Marco Travaglio si è scagliato contro la scelta di Magri e la pretesa di quanti vorrebbero la legalizzazione del suicidio assistito ed ha trovato l’autorevole sostegno di Gustavo Zagrebelski (l’ex presidente della Corte Costituzionale ha scritto che non c’è “un diritto a morire”).
In questo quadro mi sembra opportuna, all’interno della Associazione, una messa a fuoco approfondita sulla linea da scegliere e sulle iniziative da assumere su tutta la materia delle scelte di fine vita, ragionando separatamente su tre punti: 1) la legge sul testamenbto biologico; 2) la richiesta di una indagine parlamentare sulla eutanasia clandestina; 3) la proposta di legalizzare l’eutanasia. Su di essi esprimo, come contributo alla riflessione, il mio punto di vista.
La premessa è che su questi temi il dibattito a livello parlamentare sarà quasi certamente sospeso fino alla prossima legislatura. Questo non vuol dire che si debba sospendere anche il dibattito politico-culturale. Anzi, bisogna utilizzare questo tempo che ci divide dalle elezioni politiche (poco più di un anno) per premere in due direzioni: cercare di far uscire allo scoperto gli intellettuali di cui conosciamo le posizioni “riformiste” (un esempio per tutti, Umberto Eco); pressare i partiti politici, soprattutto ma non solo quelli di centro sinistra, perché nei loro programmi politico/elettorali prendano una posizione chiara, dicano che leggi vogliono, escano dalla ambiguità che troppo a lungo ha caratterizzato la loro azione.
Testamento biologico. Non condivido la posizione di quanti affermano: “Meglio nessuna legge”. Almeno su questo, non possiamo rinunciare ad avere anche noi, come tutti i paesi “normali”, una legge sulle DAT che dia sostanza normativa a quanto già previsto dalla Costituzione. Non possiamo essere costretti a rivolgerci continuamente ai giudici per avere quel che la Costituzione ci riconosce, il diritto alla autodeterminazione. Anche perché la via giudiziaria richiede tempi lunghi, incompatibili ad esempio con la situazione dei malati terminali. E non è affatto detto che sempre troveremmo giudici illuminati. Basti pensare a quanti anni ha dovuto attendere Beppino Englaro per avere delle sentenze giuste. Non potendo prefigurare il quadro politico che emergerà dalle elezioni, non si può escludere che venga approvata una legge “contro” il testamento biologico (anche se difficilmente si giungerà all’orrore della “legge Calabrò”). E’ un rischio che bisogna correre, essendo pronti a reagire con un fererendum abrogativo, che avrebbe ottime possibilità di essere ammesso ed il cui risultato metterebbe in evidenza la volontà della stragrande maggioranza degli italiani e condizionerebbe in positivo la definizione e l’iter di una nuova legge profondamente diversa.
Indagine conoscitiva sulla eutanasia clanestina. E’ il tema su cui ho qualche dubbio. Ammesso che si trovasse una maggioranza per deliberarla, vedo infatti un vantaggio ed uno svantaggio. Il vantaggio è che i risultati, mettendo in luce l’esistenza di una pratica diffusa di eutanasia clandestina, darebbero forza a quanti sostengono la necessità di legalizzare l’eutanasia (la legge, in Olanda, è nata proprio “a valle” di una indagine parlamentare). Lo svantaggio è che molti medici potrebbero essere intimoriti dalla indagine e rinunciare alla loro silenziosa e coraggiosa attività. Dunque, per essere realisti, si può continuare a chiedere l’indagine, ma senza forzare più di tanto.
Legalizzazione della eutanasia. Innanzitutto, abbandonerei la parola “eutanasia” – che ha assunto negli anni un connotato negativo – ed userei l’espressione degli spagnoli “morte dignitosa”. Merita una particolare riflessione la scelta del mezzo con cui giungere alla morte dignitosa: il “laisser mourir” della legge francese e il “suicidio assistito” degli svizzeri sarebbero forse soluzioni più “spendibili” rispetto alla eutanasia attiva, anche se, soprattutto se si volesse seguire la via dei francesi, andrebbero studiati dei correttivi (lasciarsi morire di fame e di sete senza poter chiedere di essere aiutati a non soffrire è una soluzione troppo “da eroi”). Sul piano delle iniziative, cercherei da subito di tener vivo il dibattito sull’argomento, da riprendere in sede legislativa solo dopo l’approvazione di una legge accettabile sul testamento bilogico. Un mezzo per dare continuità e autorevolezza alla riflessione sul tema potrebbe essere la costituzione di una “Commissione sul suicidio assistito” del tipo di quella fondata in Gran Bretagna da Terry Pratchett. Potrebbero farne parte, per fare solo alcuni nomi a titolo di esempio:
personaggi simbolo delle battaglie sul fine vita come Mina Welby e Beppino Englaro;
medici e scienziati come Umberto Veronesi
giuristi come Stefano Rodotà
intellettuali come Umberto Eco
politici, magistrati, giornalisti e studiosi di bioetica.
La Commissione potrebbe avere la nostra Associazione come elemento di promozione e coordinamento. La sua costituzione dovrebbe essere annunciata con un “appello per l’autodeterminazione nelle scelte di fine vita e per il suicidio assistito”, firmato da Mina Welby e Beppino Englaro (oltre a un congiunto di Nuvoli se disponibile) e sostenuto dalla adesione di un certo numero di persone “di chiara fama”.
Per dare un’idea di un potenziale elenco di firmatari, allego l’elenco delle 100 personalità che aderirono nel dicembre 2008 – soprattutto a seguito del mio impegno personale sull’argomento – al nostro appello su testamento biologico ed eutanasia. Preferirei un elenco più ristretto (50?) ma di nomi molto autorevoli. Una trentina sono già nel vecchio elenco e non ci sarebbero particolari problemi a ricontattarli.
Due. Più “soccorso civile” per aggredire l’illegalità
Lo stato d’animo degli italiani si può riassumere in due punti principali: ripudio generale del potere politico e dei partiti; forte desiderio di eliminazione dei privilegi, degli sprechi e della illegalità.
L’Associazione Luca Coscioni è potenzialmente una delle poche organizzazioni esistenti e consolidate che potrebbero rispondere a queste aspettative dei cittadini, almeno nel campo dei diritti civili e della illegalità che domina su molti di questi temi.
La proposta è quella di accentuare al massimo le attività di “soccorso civile” per ottenere risultati concreti ed intercettare il consenso dei cittadini. Due soli esempi: segnalare gli ospedali in cui è impossibile o estremamente difficile abortire a causa della obiezione di coscienza, recarsi sul posto e denunciare i dirigenti sanitari per omissione di atti di ufficio; individuare i farmacisti o le strutture sanitarie che negano la “pillola del giorno dopo” in nome di un inesistente diritto alla “obiezione di coscienza”, recarsi sul posto e chiamare la forza pubblica denunciando la interruzione di pubblico servizio. In tutti e due i casi, coinvolgere la stampa, che è più sensibile all’azione che al ragionamento. Per intraprendere una serie di iniziative di questo tipo almeno in due o tre delle maggori città italiane è necessario dare una più robusta struttura operativa alla già esistente funzione del “soccorso civile”. Questo vuol dire assumere uno o due giovani “dedicati” esclusivamente a questo e individuare una serie di avvocati (soprattutto penalisti) disposti a prestare la loro opera (magari con onorari ridotti) per le denunce e le successive vertenze. Ciò richiede risorse finanzarie che a me sembra possibile reperire in tempi brevissimi solo in un modo: chiudendo “Agenda Coscioni” ed impegnando le risorse rivenienti sul “soccorso civile”. Per tener vivo il rapporto con gli iscritti anche senza “Agenda” si potrebbe potenziare la News Letter di cui mi occupo da novembre, che rispetto alla cadenza bimestrale di “Agenda” ha il vantaggio di essere quindicinale. Si tratterebbe in primo luogo di aggiungere una sezione che informi esclusivamente sulle operazioni di soccorso civile della Associazione e sui risultati ottenuti (perché ciò che la gente vuole – sempre, ma più che mai in questi tempi difficili – è vedere che qualcuno paga quando viola i diritti stabiliti dalle leggi). La news letter dovrebbe essere un riepilogo delle azioni svolte nelle due settimane precedenti, che ovviamente andrebbero comunicate di volta in volta ai giornali in tempo reale dal nostro ufficio stampa.
Firmatari della petizione al Parlamento su Autodeterminazione, Testamento biologico, Eutanasia
– Alberto Abruzzese, Università di Roma “La Sapienza”
– Maria Teresa Agati, presidente Centro Studi ausili per disabilità- Confindustria
– Adolfo Allegra – Università di Palermo, Medicina della Riproduzione
– Mario Artali, presidente Circolo De Amicis, Milano
– Corrado Augias, giornalista
– Sebastiano Bagnara, Università di Sassari-Alghero
– Angiolo Bandinelli, già segretario del Partito Radicale
– Dino Barlaam, coordinatore Movimento Nazionale per la Vita Indipendente
– Rocco Berardo, vice segretario Associazione Luca Coscioni
– Ilaria Bonaccorsi, direttore editoriale di “Left”
– Massimo Bordin, direttore “Radio Radicale”
– Andrea Canevaro, Università di Bologna
– Marco Cappato, parlamentare europeo, segretario Associazione Luca Coscioni
– Alessandro Capriccioli, responsabile “soccorso civile” Associazione Coscioni
– Sandra Carini, giornalista
– Elena Cattaneo, direttrice Laboratorio cellule staminali Università di Milano
– Tommaso Ciacca, anestesista, medico di Giovanni Nuvoli
– Massimo Coccia, avvocato, Università di Roma “La Sapienza”
– Donatella Coccoli, direttore responsabile di “Left”
– Gilberto Corbellini, Università di Roma “La Sapienza”
– Giulio Cossu, direttore Istituto cellule staminali del San Raffaele di Milano
– Marcello Crivellini, Politecnico di Milano
– Enzo Cucco, esperto di comunicazione sociale
– Silvia Cutrera, Agenzia per la Vita Indipendente
– Umberto Dante, presidente Istituto abruzzese per la storia della Resistenza
– Roberto Defez, ricercatore biomedico al CNR
– Concita De Gregorio, direttore “L’Unità”
– Roberta De Monticelli, Università Vita – Salute San Raffaele
– Piero Di Girolamo, storico, Università di Teramo
– Daniele Fichera, assessore Affari Istituzionali Regione Lazio
– Massimo Fichera, vice Presidente ISIMM
– Carlo Flamigni, Comitato Nazionale per la Bioetica
– Edoardo Fleischner, docente di nuovi media, Università Statale di Milano
– Marcello Flores, storico, Assessore alla Cultura del Comune di Siena
– Antonino Forabosco, Università di Modena e Reggio Emilia
– Paolo Franchi, giornalista
– Andrea Francioni, Università di Siena
– Gustavo Fraticelli, esperto di disabilità
– Filomena Gallo, avvocato, presidente associazione “Amica Cicogna”
– Antonio Ghirelli, giornalista
– Alberto Giuliani, docente di giornalismo alla LUISS
– Gian Piero Jacobelli, direttore responsabile di Technology Review
– Chiara Lalli, Università di Roma “La Sapienza”
– Maria Rosaria La Morgia, giornalista
– Alberto La Volpe, giornalista
– Paolo Leon, presidente Autorità controllo servizi pubblici Comune di Roma
– Emanuele Macaluso, direttore “Le nuove ragioni del socialismo”
– Paolo Mancini, Università della Tuscia
– Luigi Manconi, presidente di “A buon diritto. Associazione per le libertà”
– Bruno Manfellotto, direttore de “Il Tirreno”
– Pio Marconi, Università di Roma “La Sapienza”
– Enrico Menduni, Università “Roma Tre”
– Gerardo Mombelli, esperto di comunicazione
– Luigi Montevecchi, ginecologo
– Mario Morcellini, Università di Roma “La Sapienza”
– Riccardo Nencini, Segretario Partito Socialista
– Demetrio Neri, Università di Messina
– Marco Pannella, parlamentare europeo
– Gian Paolo Pansa, giornalista
– Mirella Parachini, ginecologa
– Mario Patrono, Università di Roma “La Sapienza”
– Elena Polidori, giornalista
– Luisa Pranzetti, Università di Roma “La Sapienza”
– Maurizio Provenza, direzione associazione Luca Coscioni
– Mario Riccio, anestesista, medico di Piergiogiorgio Welby
– Stefano Rodotà, Università di Roma “La Sapienza”
– Carlo Rognoni, consigliere amministrazione RAI
– Vittorio Roidi, giornalista
– Stefano Rolando, Università IULM di Milano
– Carla Rossi, Università di Roma “La Sapienza”
– Giuseppe Rossodivita, avvocato
– Nicola Sani, direttore artistico Teatro dell’Opera di Roma
– Amedeo Santosuosso, giudice, Corte di Appello di Milano
– Romano Scozzafava, Università di Roma “La Sapienza”
– Giulia Simi, Università di Siena
– Franco Sircana, opinionista
– Alessandro Solipaca, responsabile sistema informativo sulla sanità dell’ISTAT
– Gianfranco Spadaccia, Associazione Luca Coscioni
– Mario Staderini, avvocato
– Fabrizio Starace, psichiatra
– Urbano Stenta, consulente per le tematiche dell’handicap Ministero Affari Esteri
– Piergiorgio Strata, direttore scientifico European Brain Research Institute
– Bruno Tescari, presidente Lega Arcobaleno
– Chicco Testa, manager
– Stefano Traini, Università di Teramo
– Carlo Troilo, esperto di comunicazione
– Carlo Vallauri, storico
– Giani Vattimo, Università di Torino
– Valter Vecellio, direttore “Notizie Radicali”
– Silvio Viale, ginecologo
– Vincenzo Visco Comandini, Università di Roma “Tor Vergata”
– Alberto Zuliani, Università di Roma “La Sapienza”
– Mina Welby, Copresidente associazione Coscioni