Nessuno ha “sparato” sulla Croce rossa

Il Secolo XIX
Sonia Orange

Roma. Il governo, quello precedente come quello attuale, si dimentica della Croce rossa. E ora il Parlamento deve decidere che cosa fare del maxi-decreto di riforma dell’ente pubblico, per il quale sono scaduti i termini della delega.
L’idea cara agli ex ministri Ferruccio Fazio (Salute) e Ignazio La Russa (Difesa), come pure all’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta, era di privatizzare i comitati locali,mantenendo
pubblica l’organizzazione centrale e regionale. Per risparmiare, si diceva. Peccato che il decreto dovesse essere approvato entro il 24 novembre, mentre il governo (impegnato nella crisi costata la poltrona a Berlusconi) abbia fatto approdare in Commissione Affari sociali a Montecitorio il decreto solo il 21 novembre, per ottenerne il parere vincolante.
Il precedente esecutivo era certo di avere tempo fino al 31 dicembre e quello attuale pure è apparso confuso visto che nel Milleproroghe ha rinviato di quasi un anno la scadenza del mandato del commissario Francesco Rocca (che costa 230mila euro l’anno, ma ha avuto il merito di produrre i documenti contabili degli ultimi cinque anni), in sella dal 2008, proprio perché “l’iter del decreto non è ancora compiuto”.

Il nuovo ministro della Salute Renato Balduzzi, tra i primi suoi dossier, ha affrontato quello della riforma Croce Rossa.
Convocati, i lavoratori del Cri gli hanno chiesto di non privatizzare la società .
Un’interpretazione dei termini di legge troppo elastica per i deputati radicali, capeggiati da Maria Antonietta Coscioni, che in commissione ha puntato i piedi, chiedendo un parere al Consiglio di Stato.
Un rischio d’illegittimità che deve essere apparso concreto anche al ministro della Salute Renato Balduzzi pronto ”a valutare l’opportunità di prorogare il termine per l’esercizio della delega, per superare ogni possibile incertezza”.
Per ora, però, il termine non è cambiato. In compenso, non si sa sulla scorta di quali dati sia stata redatta la riforma, visto che la Croce rossa ha consegnato da poco alla Corte dei conti i bilanci dal 2005 al 2010.
Un lustro di cui nulla si sapeva e di cui, anche adesso, si capisce poco.
A inizio mese, infatti, la Corte ha reso nota la sua relazione su quegli atti: ma pur constatando un miglioramento della gestione contabile grazie all’impegno del collegio unico dei revisori dei conti (485 mila euro l’anno), ha elencato una serie di anomalie che non sono certo di poco conto: manca una dotazione organica del personale militare; non è chiaro quanto spendano le sedi periferiche, che non hanno nemmeno una tesoreria, e quanto quella centrale (e sorge il dubbio che nel calderone i bilanci delle une siano serviti a coprire i buchi dell’altra, e viceversa); le convenzioni in perdita per i servizi di pronto soccorso rendono la Cri più costosa rispetto al resto del mercato.
Dai conti, insomma, si capisce ben poco su dove e come sono stati sprecati i denari pubblici (solo nel 2010 sono stati stanziati 908 milioni), anche perché nei documenti contabili la gestione economica si sovrappone a quella patrimoniale, come poco specifica dell’enorme bacino di contratti a termine e delle innumerevoli cause legali pendenti. Di certo, più di una ispezione della Difesa, che ha dato non pochi soldi all’ente, vincolandoli alle missioni internazionali, ha riscontrato che parte di quelle somme erano state utilizzate per altro.
E la stessa commissione della Camera oggi metterà ai voti un parere in cui si sottolinea che “appare problematico mantenere la natura pubblica dell’ente, limitatamente al solo livello nazionale e regionale, privatizzando quello provinciale e locale”, come pure che “è necessario individuare
uno status giuridico della Cri compatibile con la possibilità per la stessa di partecipare a gare di appalto”
alla pari con i soggetti del terzo settore. Come pure bisogna chiarire la destinazione del patrimonio, mentre “la riduzione del 40% della spesa del personale rischia di compromettere le finalità dell’ente”. Insomma, la riforma andrebbe riscritta. Eppure il presidente pdl Giuseppe Palumbo, su queste basi, chiederà alla commissione di dare parere favorevole.

 

© 2012 Associazione Luca Coscioni. Tutti i diritti riservati