Stati Uniti Embrioni e aborto entrano nell’agenda delle presidenziali

Avvenire

Complici anche le elezioni presidenziali che si terranno tra un anno, la tutela della vita nascente diventa sempre di più un motivo di lacerazione della coscienza civile degli Stati Uniti. L’ultimo strappo si è registrato con lo stop, decretato dall’amministrazione Obama, ai finanziamenti ai centri impegnati nell’assistenza delle donne vittime dello sfruttamento della prostituzione e facenti capo alla Conferenza episcopale statunitense. Le strutture non riceveranno più fondi federali a causa della loro opposizione a fornire “servizi” quali aborto e contraccezione. Il triennio di presidenza Obama si è caratterizzato per altre scelte che hanno destato perplessità. Uno dei primi provvedimenti, datato marzo 2009, fu l’annullamento dei limiti al finanziamento pubblico per la ricerca sulle cellule staminali embrionali.
A metà ottobre, l’Istituto nazionale di sanità ha approvato l’ennesima linea cellulare sulla quale fare ricerca. L’embrione distrutto per ottenere le cellule era stato riconosciuto affetto da atrofia muscolare spinale grazie alla diagnosi preimpianto e quindi scartato e non impiantato nell’utero materno. Le ripetute approvazioni per la ricerca su embrioni hanno suscitato numerose proteste, sfociate in un ricorso presentato a settembre da due ricercatori che si oppongono alle scelte di Obama. Ma la difesa del concepito passa anche da leggi in discussione o in via di approvazione nei diversi Stati degli Usa.

In Mississippi l’8 novembre i cittadini saranno chiamati a esprimersi su un referendum che chiede se si debba definire persona “ogni essere umano dal momento del concepimento o della donazione”. Se il fronte pro life dovesse uscire vittorioso dalla consultazione, è facile immaginare quanto enorme sarebbe l’impatto sul dibattito intorno all’aborto. In Ohio la Camera ha già approvato il cosiddetto “Heartbeat bill”, una legge che vieta l’aborto qualora la gravidanza sia giunta al momento in cui si percepisce il battito del cuore del nascituro. Alabama, Idaho, Kansas, Nebraska e Oklahoma si sono dotati del “Pain-Capable Unborn Child Protection Act”che impedisce di interrompere le gravidanze oltre la ventesima settimana, età gestazionale che viene fatta coincidere col momento in cui il feto sente dolore.

 

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