La violenza dell’accanimento terapeutico

la Repubblica
Corrado Augias, Gisella Bottoli

Caro Augias, un uomo di 98 anni, ormai cieco, affetto da demenza senile, semiparalizzato: rifiuta di alimentarsi, sente di essere giunto alla fine. Da tempo i due figli hanno consegnato alla direzione della casa di riposo un documento in cui chiedono, nel rispetto della volontà paterna, di evitare accanimento terapeutico, compresala nutrizione artificiale. La nuova dirigente sanitaria, giovane medico di 32 anni, forte della sua "scienza e coscienza", non intende ri spettare il legittimo desiderio di un uomo che pesa ormai solo 33 kg.
Posiziona un sondino nasogastrico imponendogli l’alimentazione artificiale, un flacone di 1500 calorie giornaliere. Non farlo, sostiene, sarebbe come non dare da mangiare e da bere alle sue figlie di 2 e 4 anni. L’ uomo di notte si strappa il sondino. A fronte dell’opposizione dei figli a rimetterglielo, il medico chiama i carabinieri che arrivano alla Rsa per consentire alla professionista, dicono, di fare il suo lavoro: il sondino viene rimesso, l’ uomo di nuovo alimentato e un’altra volta di notte se lo strappa. La sequenza si ripete per 4 volte nel giro di pochi giorni finché la natura, più misericordiosa di certi uomini, interviene a liberare il povero vecchio da quella tortura.
Resta il dolore dei familiari per un padre cui si potevano risparmiare giorni di gratuita sofferenza e la cui volontà è stata calpestata. Familiari trattati da delinquenti e per i quali si è ritenuto di dover chiamare i carabinieri.
Come dice il sen. Ignazio Marino, una legge amica della vita deve rispettare le scelte delle persone: coloro che vogliono tutte le terapie che esistono oggi e quelle che esisteranno domani, dovranno essere protetti e dovranno averle, ma a coloro che non le vogliono dovrà essere consentito di accettare liberamente la fine naturale della propria vita.

Gisella Bottoli, Adriano Tosi, Marisa Clementoni Tretti, Anna Facchinetti, Brescia
Loredana Lonati, Botticino

Non ci sono parole per commentare una tale cieca ferocia che ben presto trarrà nuovo alimento dal Ddl Calabrò (che il suo Dio lo perdoni) sulle dichiarazioni anticipate di trattamento o testamento biologico.
La signora Seila Bemacchi di Pisa mi ha scritto: “I parlamentari che hanno approvato il principio dell’ indisponibilità della vita umana si sono resi responsabili di mettere sotto sequestro il corpo dei cittadini. Un potere violento dovrebbe avere il coraggio di rispondere a questa domanda: chi dispone di questa indisponibilità? Davvero 300 parlamentari? Davvero quei 300 non eletti dai cittadini possono pensare di limitarne in maniera così autoritaria la volontà?”. Quando quelle norme andranno in mano a qualche giovane medico inconsapevole, la somma delle sofferenze è destinata ad accrescersi. Questi fanatici osano ancora parlare di “fine naturale della vita.”
 

 

© 2011 Associazione Luca Coscioni. Tutti i diritti riservati