Mancanza di fondi, scarsa informazione e nuove scoperte. Ecco il quadro della ricerca in Italia sulla sclerosi laterale amiotrofica. A colloquio con Antonio Musarò, uno dei massimi esperti a livello internazionale
La Sclerosi laterale amiotrofica è una malattia rara che colpisce ogni anno circa tre individui ogni 100mila. Le persone affette da Sla perdono progressivamente la capacità di articolazione del linguaggio, di deglutizione e la funzionalità dei muscoli scheletrici fino a una paralisi generalizzata che nelle fasi terminali coinvolge i muscoli respiratori. Si tratta di una patologia degenerativa le cui cause sono ancora oggetto di studio e accesi dibattiti tra addetti ai lavori. Con Antonio Musarò, docente di Istologia ed embriologia alla facoltà di Medicina e chirurgia dell’università La Sapienza di Roma, left intende delineare il quadro sullo stato della ricerca in Italia. Argomento che spesso finisce in secondo piano rispetto alle sterili polemiche che scoppiano ogni volta che un malato terminale di Sla chiede di non essere più sottoposto ad accanimento terapeutico e una morte dignitosa.
Basti ricordare, una tra tutte, la vicenda di Luca Coscioni. Musarò lavora da anni in questo campo ed è un ricercatore molto apprezzato nella miologia italiana e non solo, avendo lavorato alla Harvard University di Boston e firmato importanti collaborazioni internazionali. “La Sla è una malattia subdola e complessa”, dice subito l’esperto. “Complessa perché non esiste una singola causa scatenante. Diversi fattori, sia genetici che ambientali, possono concorrere a determinarla, come ad esempio la tossicità del glutammato, lo stress ossidativo, l’aggregazione proteica o disfunzioni in alcuni organelli citoplasmatici chiamati mitocondri. Va anche detto che esistono due forme principali di Sla, quella definita sporadica e quella ereditaria. La maggior parte dei casi di Sla non ha una componente genetica e viene definita sporadica.
Una percentuale oscillante dal 5 al 10 per cento è invece di origine ereditaria e si parla di Sla familiare”.
Musarò è un brillante scienziato capace di analisi non canoniche dei problemi. Nel 2008 la rivista Cell Metabolism ha pubblicato i risultati di un suo studio destinato a sfatare un dogma centrale sulla genesi della patologia. “Io – chiarisce- penso alla Sla come a una malattia multisistemica che interessa diversi distretti tissutali, dove l’alterazione di varie componenti cellulari è alla base dell’insorgenza della malattia”. “Purtroppo- aggiunge – a volte gli scienziati si sono rifugiati, spesso per interesse, dietro a principi dogmatici come quello che stabiliva che la Sla fosse una patologia esclusiva del motoneurone.
Diversi studi hanno invece chiarito che benché i neuroni motori siano bersagliati dall’effetto tossico delle proteine mutate, altri tipi di cellule del sistema nervoso devono essere colpiti affinché la Sla progredisca. l’ipotesi più accreditata stabiliva ad esempio che la mutazione nel gene SOD-1 causasse una degenerazione selettiva dei motoneuroni con conseguente paralisi e atrofia muscolare. I motoneuroni invece non sembrano essere i soli bersagli della mutazione SOD-1, e gli scarsi risultati ottenuti con la terapia convenzionale (Riluzolo) sono la riprova di una conoscenza ancora incompleta delle basi molecolari e cellulari della malattia. In tale contesto il muscolo scheletrico rappresentava una componente inesplorata nell’ambito degli effetti neurodegenerativi della mutazione SOD-1.
Noi siamo partiti dal muscolo e attraverso la generazione di nuovi modelli sperimentali abbiamo dimostrato che i muscoli volontari sono bersagli primari della mutazione del gene SOD-i. Ciò significa che la malattia potrebbe partire dai muscoli e, attraverso un meccanismo definito "dying-back", portare a una alterazione delle giunzioni neuromuscolari e del motoneurone”.
Il discorso cade poi sull’ "architettura" scientifica. l’insieme dei progressi ricorda una piramide fatta di tanti gradini. Un’ importante scoperta può far saltare molti scalini e portare tutti a un livello di conoscenza più alto. “Volevamo capire meglio i meccanismi molecolari e cellulari della malattia”, dice Musarò parlando del suo "salto". “Il nostro studio non ha nulla di straordinario, ma è stato straordinario averlo realizzato grazie a Telethon, Mda e l’Istituto Pasteur Cenci Bolognetti, che ci hanno sostenuto sin dall’inizio”. E, parlando delle prospettive future di lotta alla Sla, aggiunge: “Credo che questo nostro studio possa aggiungere un nuovo tassello alla comprensione dei meccanismi di base della Sla che, ribadisco, è più corretto considerare come malattia multisistemica che specifica del motoneurone. In questa nuova ottica occorrerà quindi sviluppare nuovi approcci terapeutici combinati capaci di aggredire la malattia su più fronti”.Spesso patologie gravi mostrano anomalie di difficile interpretazione. Per quanto riguarda la Sla, ad esempio, l’esperto sottolinea che “varia molto da un paziente all’altro”. “Anche nelle fasi più avanzate, la malattia colpisce soltanto il sistema motorio risparmiando le altre funzioni neurologiche. I pazienti – precisa – rimangono coscienti e non mostrano alcuna alterazione nella memoria. Gli unici muscoli non interessati dalla malattia sono quelli oculari, della vescica e delle funzioni intestinali”. La Sla ha fatto breccia nell’opinione pubblica perché non risparmia nemmeno gli sportivi. “Non ci sono ancora prove scientifiche di una maggiore insorgenza di casi nel calcio rispetto ad altri sport. l’incidenza di Sla nei calciatori è tuttavia cinque volte superiore al resto della popolazione. Tra le ipotesi formulate: microtraumi, esposizione a pesticidi e fertilizzanti in uso su campi sportivi e non per ultimo il doping”. A una più diffusa attenzione nei confronti di questa patologia non corrisponde maggiore sensibilità delle istituzioni. l’Italia destina meno dell’uno per cento del Pil alla ricerca. “Nel nostro Paese i finanziamenti pubblici alla ricerca sono sempre meno. Bisogna fare affidamento su agenzie private o su specifici network di collaborazione. In Italia ad esempio è attiva l’Agenzia di ricerca per la sclerosi laterale amiotrofica il cui obiettivo è finanziare progetti specifici per la Sla. Tra qualche mese dovrebbe partire a Roma un progetto multidisciplinare che coinvolge biologi, fisici, ingegneri, fisiologi e medici de La Sapienza di Roma e dell’Istituto italiano di tecnologia di Genova. Sarà l’occasione adatta per "aggredire" da più versanti una malattia multifattoriale e multisistemica come la Sla”.