Come nasce un farmaco La roulette dei donatori

Terra

 Come e più degli alimenti la  tracciabilità di un farmaco  e degli estratti che lo compongono  può fare la differenza tra la salute e il peggioramento  delle condizioni fisiche di  una persona. Per questo motivo  non si può che provare sollievo  di fronte alla parziale conclusione  della vicenda che due settimane  fa aveva portato l’Agenzia italiana  del farmaco (Aifa) a ritirare  dal commercio 24 lotti di farmaci  emoderivati per il rischio che  potessero essere affetti dal prione  che causa Creutzfeldt Jakob. Allo  stesso modo sono da considerare  notizie confortevoli quelle relative  ai sequestri di farmaci taroccati  spesso in vendita su internet  – per i quali, appunto, è impossibile  risalire alle "origini" – che chiunque  potrebbe acquistare senza ricetta,  con grave rischio per la propria  salute. Come vedremo, però,  nel campo della tracciabilità  dei medicinali resta ancora molto  da fare. Specie in Italia.

Partiamo  dalla buona notizia. Nella serata  di giovedì l’Aifa ha revocato il  blocco di 6 dei 24 lotti di emoderivati,  prodotti dalla ditta Kedrion,  che erano stati ritirati il 27 luglio  per una sospetta contaminazione  da Encefalite spongiforme bovina  (morbo della "Mucca pazza`),  dopo che due donatori – uno italiano  e uno tedesco – avevano accusato  sintomi preoccupanti. Ecco  cosa scrive l’Agenzia italiana in  una nota: «A seguito delle indagini  effettuate sul donatore periodico  deceduto in Germania dal  Centro nazionale di Riferimento  di Gottingen, che ne ha esaminato  gli aspetti clinici e le analisi di   laboratorio, l`ipotesi diagnostica  di sindrome di Creutzfeldt Jakob  non è stata confermata in alcuna  delle due forme – sporadica o variante  – per il donatore segnalato  dal DRK tedesco». Pertanto è stata  disposta la revoca del provvedimento  «adottato a scopo cautelativo  in attesa dei risultati delle indagini  e concernente il divieto di  utilizzo su tutto territorio nazionale  dei 6 lotti di emoderivati preparati  utilizzando plasma pool in  cui erano confluite le donazioni  del suddetto donatore». In attesa  di notizie certe, sugli altri 18 lotti  legati al donatore italiano il blocco  permane, come ha precisato il  dg dell’Aifa Guido Rasi: «Le anali si  proseguono e finché non ci saranno  certezze sulla malattia che ha  colpito il donatore rimarrà in vigore  il blocco». Difficile stimare i  tempi, avverte Rasi: «Il provvedimento  in assenza di dati certi può  essere anche definitivo».   La vicenda degli emoderivati della  Kedrion è il segnale che il sistema  di tracciabilità tiene. A quanto  pare però le stesse precauzioni  e garanzie non esistono purtroppo  per tutti i preparati di derivazione  umana come appunto sono  gli emoderivati. A lanciare l`allarme  è Marco Cappato, segretario  dell’ associazione Luca Coscioni  per la libertà di ricerca scientifica,  che punta il dito su alcune pericolose  falle nei controlli sui medicinali  prodotti con urine umane.  «Sarebbe urgente intervenire sia a  livello comunitario che nazionale  per rimediare a questa carenza»  avverte Cappato. «Nello specifico  dovrebbe essere adeguata la  normativa comunitaria che giustamente  prevede rigidi processi  di lavorazione per le gonadotropine  ricombinanti (ormoni uma-  ni sintetizzati in laboratorio, ndr),  ma non per i farmaci estratti dagli  ormoni ipofisari di origine umana,  le gonadotropine da urinari.  Gli stessi sistemi di tracciabilità  dei donatori dovrebbero essere in  vigore anche per questa categoria  di farmaci» osserva Cappato.   Ma così non è. «Ad esempio – spiega  a Terra Filomena Gallo, vicesegretaria  dell’Associazione Coscioni  e presidente dell`associazione  di pazienti infertili Amica Cicogna  – in Italia è in commercio il  Meropur, utilizzato durante i cicli  di procreazione assistita, privo nel  foglio illustrativo delle avvertenze  sui possibili rischi di contrarre patologie  virali, nota presente però  su tutti gli altri farmaci urinari».  Il Meropur è un medicinale derivato  da urine delle donne in menopausa.  Diversi studi indipendenti  hanno dimostrato che molecole  di questa provenienza possono  contenere impurità e prioni  (agenti infettivi responsabili della  Encefalopatia spongiforme bovina),  mettendo così in pericolo  la salute di pazienti infertili. Il rischio  è remoto, ma nel foglietto illustrativo  della confezione italiana  questo non è specificato. La  questione è stata segnalata sia al  ministero della Salute che all’Aifa  sin dal 2006, con lo scopo di ottenere  almeno l`aggiornamento delle  avvertenze (come del resto è  accaduto per tutti gli altri farmaci  derivati da urine umane) ma senza  successo. «Nel 2010 – prosegue  la presidente di Amica Cicogna l`Organizzazione  mondiale della  sanità ha aggiornato la scheda rischio  di infettività elevando i prodotti  estratti dalle urine da classe  senza rischio a classe con rischio.  Di fatto però su questi farmaci  non è possibile garantire tracciabilità e sicurezza». Osserva pertanto in conclusione  Filomena Gallo: «Nonostante  le sollecitazioni delle associazioni  Amica Cicogna, Luca Coscioni,  Cerco un bimbo, L’a ltra Cicogna,  Aduc, Tribunale per il diritto  del Malato e nonostante le di verse interrogazioni parlamentari  dei senatori radicali Donatella Poretti  e Marco Perduca, la salute di  una parte dei cittadini non rientra  nell`agenda dell’Aifa e del ministero  della Salute che evitano  di intervenire ritirando in via precauzionale  dal commercio anche   tutti i farmaci derivati dalle urine  umane». Come mai? Perché questa  disparità di trattamento per  il Meropur prodotto dalla farmaceutica  svizzera Ferring ? Sono le  domande che da 5 anni, e oggi ancora  di più, attendono una concreta  risposta.