Triplicare il numero delle cellule staminali da cordone ombelicale nelle banche pubbliche per dare a tutti una possibilità di cura ed arrivare all’autosufficienza per dipendere il meno possibile dai centri di raccolta esteri. Un obiettivo che appare meno avveniristico anche dopo l’approvazione il 5 maggio delle Linee guida per le biobanche che danno i requisiti minimi organizzativi e gli standard qualitativi.
Buone notizie, ma anche grandi sfide per il futuro, al convegno a Roma dell’Adisco (Associazione donatrici italiane sangue cordone ombelicale), che ha fatto il punto sugli aggiornamenti clinici e le prospettive, con un occhio alla legislazione italiana e l’altro al resto del mondo, dove numeri ed utilizzo sono maggiori. Anche all’estero però il percorso da intraprendere è lo stesso: moltiplicare l’inventario mondiale per garantire a tutti un trapianto. Grazie alla conservazione delle cellule staminali ombelicali, infatti, è possibile curare molte patologie gravi come leucemie, linfomi, anemie e talassemie.
Nelle banche mondiali ci sono circa 600mila unità donate e fino ad oggi sono stati eseguiti 10mila trapianti, mentre in Italia il registro totale delle 19 strutture di raccolta si ferma a quota 33mila e dal 1995 ne sono state utilizzate 1.057 (il 70% all’estero e solo il 30% nel nostro Paese). Questo numero dovrà crescere di tre volte nei prossimi anni, toccando 75mila, per renderci autosufficienti ed incrementare le unità, portando all’80% la possibilità di trovare nella banca del sangue quella con ottima compatibilità. “Il 16% dei trapianti di cellule staminali emopoietiche in Italia proviene dalle sacche prelevate dal cordone alla nascita di un bambino, donate dalla sua mamma – ha detto il sottosegretario Eugenia Roccella nel suo messaggio di saluto -. La nuova sfida è l’autosufficienza che si raggiunge promuovendo la donazione solidaristica”. Uno scopo che non può prescindere, tuttavia, “da una rete italiana salda che partecipa a quella internazionale”, basata sull’implementazione di tutti gli anelli della catena e sul “ruolo fondamentale svolto dal volontariato”.
Fino ad ora ha funzionato la campagna di sensibilizzazione, visto che le mamme italiche sono sempre più solidali. Le donazioni di staminali da cordone infatti sono cresciute, passando dalle 17mila nel 2009 a 20mila nel 2010. Anche se poi, di fatto, di quelle donate nel 2010 solo 4mila sono state conservate e quindi considerate adatte al trapianto. Appena il 25-30% del sangue raccolto viene conservato nelle banche, “ma le mamme che donano – ha spiegato Simonetta Pupella,del Centro nazionale sangue non devono pensare che il loro sia un gesto inutile. I requisiti di qualità garantiscono infatti una maggiore sicurezza per il trapianto”. Per questo le nuove Linee guida per le biobanche che impongono criteri più elevati, assumono un significato importante, ha concluso. Oltre ai numeri, però, vanno anche rivisti gli standard, omologandoli a quelli internazionali ad esempio sulla tipizzazione o la cellularità, e i costi. L’attuale sistema di bancaggio del sangue placentare, difatti, è ben lontano dal recupero totale delle uscite; “ogni banca italiana spende per sopravvivere 580mila euro e per ogni unità utilizzata ha un rimborso di 20mila euro – ha sottolineato Paolo Rebulla del Milano Cord blood bank – cioè sono stat investiti 133milioni di euro con un rientro di poco superiore a 20 milioni”.