La Legge 40 davanti ai giudici: intervista a Filomena Gallo

Avvocato e Docente di Legislazione nelle Biotecnologie in campo umano, ha raccontato il suo impegno quotidiano (e volontario) a favore di quelle coppie che si sono ritrovate loro malgrado nelle spire della Legge 40 sulla fecondazione assistita

Martedì scorso, presso la Stazione Leopolda, si è svolto l’ultimo incontro del ciclo di conferenze "Nuove frontiere della libertà. Medicina, diritto e morale ad inizio e fine vita", organizzato dalla Cellula Coscioni di Pisa, la Consulta di Bioetica di Pisa e il Circolo UAAR di Pisa.

A questo ultimo dibattito, intitolato "La Legge 40 davanti ai giudici. Le cose fatte e quelle da fare per smantellare una cattiva legge", hanno partecipato Sergio Bartolommei, docente di Bioetica e coordinatore della Consulta di Bioetica di Pisa, e Filomena Gallo, Avvocato e Docente di Legislazione nelle Biotecnologie in campo umano, Presidente dell’Associazione Amica Cicogna ONLUS e Vice Segretario dell’Associazione Luca Coscioni.

Abbiamo incontrato Filomena Gallo e con lei abbiamo parlato dell’Associazione Luca Coscioni e del suo impegno quotidiano (e volontario) a favore di quelle coppie che si sono ritrovate loro malgrado nelle spire della Legge 40 sulla fecondazione assistita.

Che cos’è l’Associazione Luca Coscioni e di che cosa si occupa?

L’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica è stata fondata nel 2002 da Luca Coscioni, malato di sclerosi laterale amiotrofica e leader politico radicale nella campagna per la libertà di ricerca sulle cellule staminali embrionali. L’Associazione si propone di promuovere la libertà di cura e di ricerca scientifica e l’assistenza personale autogestita e di affermare i diritti umani, civili e politici delle persone malate e disabili. Il nostro motto è "dal corpo dei malati al cuore della politica". Ci tengo a ricordare che l’Associazione è presente sul nostro territorio nazionale, e anche a Pisa, attraverso le Cellule Coscioni, che hanno l’obiettivo di organizzare gli iscritti intorno ai temi di lotta che connotano la storia e la vita stessa dell’associazione.

Passando al tema dell’incontro di oggi, qual è la situazione in Italia per quanto riguarda la fecondazione assistita?

L’Italia è uno degli ultimi paesi europei ad aver legiferato in materia di procreazione medicalmente assistita, tecnica che già nel 1978 portò alla nascita della prima bambina con l’aiuto della medicina. La legge 40, "Norme in materia di procreazione medicalmente assistita", è entrata in vigore il 10 marzo 2004. Tale legge ha introdotto una serie di divieti: alla fecondazione eterologa; alla crioconservazione dell’embrione (tranne in alcuni casi specifici); alla revoca del consenso dopo la fecondazione; alla produzione di più di tre embrioni; all’accesso alle tecniche per coloro che non sono infertili; all’utilizzo per fini di ricerca scientifica di quegli embrioni non idonei ad una gravidanza; a gravidanze surrogate; alla diagnosi pre-impianto (divieto introdotto dalle Linee Guida Ministeriali).

Vari esponenti del mondo scientifico nel 2004 hanno elaborato un documento in cui definirono la norma in questione caratterizzata da "divieti stupefacenti dal punto di vista scientifico e ripugnanti dal punto di vista morale". Per l’abrogazione della Legge 40 fu proposto un referendum popolare, da Luca Coscioni, con l’associazione che porta il suo nome, e con l’adesione di parte dell’area politica di sinistra. Il referendum si è celebrato nel 2005 con il mancato raggiungimento del quorum. Solo il 25% degli Italiani si è recato alle urne. Un referendum che non raggiunge il quorum è da considerarsi come non realizzato: i cittadini italiani non hanno espresso la loro decisione poiché l’astensione non è prevista dall’istituto del referendum.

Ma in tutti questi anni che cosa è successo alla Legge 40?

In quasi sei anni di applicazione della legge, le coppie che per poter avere un figlio hanno bisogno dell’aiuto della medicina hanno iniziato a fare un passaggio quasi obbligato nelle aule dei tribunali. In molti casi i giudici hanno preso delle decisioni che hanno dato della Legge un’interpretazione costituzionalmente orientata e rispettosa delle leggi vigenti in Italia e in altri casi hanno sollevato il dubbio di legittimità costituzionale.

Grazie all’intervento dei tribunali italiani e della Corte Costituzionale, che nel 2009 ha bocciato la legge dichiarando l’illegittimità costituzionale di alcune sue parti, si è giunti a questi cambiamenti: l’obbligo d’impianto contemporaneo in utero di tutti gli embrioni prodotti è stato cancellato con sentenza della Corte Costituzionale. Il divieto di produzione di un numero superiore a tre embrioni è stato cancellato, anch’esso con sentenza della Corte. La Corte Costituzionale ha inoltre imposto una deroga per motivi sanitari e per la tutela della salute della donna al divieto di crioconservazione degli embrioni. È stata dichiarata incostituzionale quella parte in cui la legge non prevedeva che il trasferimento degli embrioni non dovesse arrecare danno alla salute della donna. Il TAR del Lazio invece ha annullato il divieto di indagini cliniche diagnostiche sull’embrione e il divieto della loro applicazione.

Che cosa rimane da fare quindi per il definitivo smantellamento della Legge 40?

La prima questione, nei confronti della quale siamo però molto ottimisti, riguarda il divieto di applicazione di tecniche eterologhe. Con una sentenza del 2010, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, in accoglimento di alcuni ricorsi di cittadini austriaci, ha stabilito che il divieto assoluto della fecondazione eterologa in vitro non è compatibile con la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo. La Corte ha riconosciuto che l’impossibilità totale di ricorrere alla fecondazione eterologa infrange il diritto alla vita familiare e il principio di non discriminazione.

Nel nostro paese vige un divieto analogo nella Legge 40. Tale divieto è ancora più tassativo di quello previsto dalla legge austriaca, pertanto maggiormente rilevante sul piano della violazione dei diritti. La sentenza di Strasburgo si applica direttamente all’interno del nostro ordinamento.
Quindi, devono ancora essere "smantellati" i divieti di accesso alle tecniche di procreazione assistita per le coppie fertili, quello di revoca del consenso della coppia a procedere alle tecniche di procreazione assistita dopo la fecondazione dell’ovocita e il divieto di uso per la ricerca scientifica degli embrioni non idonei per una gravidanza.

 

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