Biotestamento per rispetto e per amore

Corriere.it
Silvia Vedani

Pochi giorni fa ho scritto il mio biotestamento. Non sono mai stata iscritta ad alcun partito, ma da qualche anno ho la tessera dell’Associazione Luca Coscioni, che si batte per la libertà di ricerca scientifica e contro l’accanimento terapeutico. Ho cercato sul sito un modulo prestampato, l’ho confrontato con quello della Consulta di Bioetica e ho scritto il mio. So che questo documento, per ora, non ha alcun valore legale. Spero che le cose cambino, certo non nella direzione che indica la legge in discussione in Parlamento basata sul testo del ddl Calabrò. Ma, nel frattempo, credo che aver messo nero su bianco ciò che desidero per la fine della mia vita, potrebbe essere utile.

Alla mia famiglia, prima di tutto, sollevata dalla responsabilità di decidere (nel caso in quel momento io non sia in grado di farlo). E ai medici che, peraltro, riguardo al rispetto delle “direttive anticipate” possono già appellarsi al loro Codice di Deontologia Medica (capo IV, articolo 38) e alla Convenzione di Oviedo (articolo 9). Nessun valore legale, dunque. Ma un forte valore per me. Ho chiesto a mio marito, alle mie figlie (entrambe maggiorenni, ovviamente) e a mio padre di firmarlo. Servono quattro nomi: un fiduciario, un vice fiduciario e due testimoni. Ho spiegato le mie ragioni, che alla fine si riconducono a una: il diritto alla libertà di scelta. Soltanto uno di loro condivide la mia decisione. Negli altri ho visto dubbi, un po’ di paura, dissenso. Ma hanno firmato. Per rispetto, per amore. Sarebbe bello che in questo Paese fosse così per tutti. Sarebbe bello sentir dire: “Io non lo farei mai, ma firmo (voto, combatto) perché possa farlo tu, che lo vuoi”.

 

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