Testamento biologico: e se provassimo il disarmo bilaterale?

Guglielmo Federici

Roma. “Meglio nessuna legge. Ora come ora, applicando la Convenzione di Oviedo firmata anche dall’Italia, il testamento biologico troverebbe comunque il suo rispetto e la sua applicazione. Basta un notaio. Con la legge in discussione alla Camera, invece, la vita artificiale diventa un obbligo. Un obbligo di Stato contro diritti quali la libera scelta terapeutica, l’autodeterminazione, la responsabilità della propria vita”. A fornire un cambio di passo in merito al disegno di legge sul biotestamento è stata ieri l’intervista rilasciata al Corriere della Sera dal senatore, medico oncologo, ex ministro della Sanità, Umberto Veronesi.

Il "disarmo ideologico" intorno a un tema eticamente sensibile come il fine vita era la via sulla quale già in questi la bioetica una delle spine più insidiose nel fianco giorni ci si era incamminati a partire dalle posizioni espresse all’interno di Fli da Benedetto Della Vedova e Adolfo Urso, per arrivare ai cattolici libera del Pd, gli ex del Ppi con in teta Beppe Fioroni, che ha fatto sapere che sul testamento biologico non voterà in lena con il suo partito (“La libertà di coscienza sui temi etici deve essere la forza innovatrice della proposta politica del Partito democratico”). Su un tema così delicato l’opzione della libertà di coscienza sta sparigliando le geometrie di molte alleanze. Intanto a Veronesi ha replicato subito il ministro del Welfare Maurizio Sacconi recependo alcune obiezioni del medico-senatore. Meglio nessuna legge? “Veronesi dice cose condivisibili a proposito dell’accanimento terapeutico per il quale l’esperienza ci consegna una positiva consuetudine di rapporti tra il paziente, quando è in condizione di farlo, i familiari e il medico o i medici curanti”, ha risposto in una lunga nota il ministro. Ma “la legge non può essere superflua se consolida, recependola, questa buona consuetudine che si realizza nel momento in cui il problema si pone concretamente”. Per il ministro Sacconi “il Parlamento ha il dovere di esprimersi sulla questione con serenità, “laicamente”.

“Veronesi ha ragione e coglie nel segno”, commenta a caldo Benedetto della Vedova: “Il problema è che tale legge viene usata strumentalmente per tentare di portare la politica sul terreno di un bipolarismo etico anziché politico: un tentativo già fallito in partenza, come si vede”. E questo tentativo, spiega il parlamentare del Fli, “viene esperito brandendo questa legge sul fine vita, come una spada. Oltretutto è una brutta legge che non ha nulla a che vedere con quelle in vigore in molte nazioni europee come la Germania. Ancora: non è una legge “cristiana”, coma hanno notato già molti esponenti del mondo cattolico”. Sarà la bioetica una delle spine più insidiose nel fianco del terzo polo? La maggioranza ci spera. Rimasto nei cassetti della Camera per otto mesi, dopo il via libera della commissione Affari sociali, ora il biotestamento e i temi bioetici potrebbero segnare la controffensiva del Pdl contro i finiani e gli alleati dell’Udc e dell’Alleanza per l’Italia di Rutelli. L’attenzione è puntata dunque intorno alle decisioni che emergeranno oggi a mezzogiorno dalla conferenza dei capigruppo che dovrà fissare il calendario dei lavori dell’assemblea di Montecitorio di gennaio. Tra le questioni sul tappeto c’è proprio il disegno di legge sul testamento biologico che la maggioranza chiede venga messa al più presto all’ordine del giorno.

Un’accelerata, questa, non proprio casuale che punta a far scricchiolare la tenuta del terzo polo seminando zizzania tra la cordata laica di Fli e i cattolici dell’Udc. “È evidente che su temi di natura bioetica – aveva avvertito l’ex Pd e ora Udc, Paola Binetti – è molto più facile convergere col Pdl che non col Pd”. Del resto anche all’interno di Fli, dove si fa strada l’idea di lasciare libertà di coscienza, il dibattito è franco e aperto per trovare una sintesi tra le posizioni del cattolico Andrea Ronchi e quelle laiche di Benedetto Della Vedova contrario alla legge. E “se non si troverà non sarà una tragedia”, dice, convinto che il terreno della bioetica non possa essere la base per costruire nuove maggioranze di governo: “Non accade da nessuna parte, in Europa”. E anche ieri Pier Ferdinando Casini nell’intervista al Corriere della Sera ha smorzato le divergenze con Fli sui temi etici, definendole “più montate che reali”, e soprattutto spiegando, infine, che “le questioni di carattere etico non diventeranno certo il laboratorio di alleanze politiche”.

 

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