Mercoledì 5 gennaio 2011 si è tenuto a Rocchetta Sant’Antonio (FG) un incontro con Mina Welby e Pino Giannini per la presentazione del loro libro “L’ultimo gesto d’amore”. Rocchetta Sant’Antonio è la terra di Maria Teresa Di Lascia a cui è stata dedicata l’associazione radicale foggiana che porta il suo nome. Ringrazio tutti coloro che hanno affollato la sala. Ringrazio anche Antonella Soldo per aver organizzato questo bell’incontro. Purtroppo, come accadde per altri importanti esponenti radicali come Enzo Tortora, Leonardo Sciascia, Domenico Modugno, la militanza radicale di MTDL è stata messa in secondo piano, preferendo ricordarla innanzitutto come scrittrice e non come donna animata da impegno civile e passione politica.
Queste ultime due caratteristiche sono presenti nella cara Mina Welby che ringrazio per il suo incessante impegno con l’associazione Luca Coscioni e a cui abbiamo lasciato la parola per aprire le iscrizioni del nuovo anno. E’ bastato che in tanti conoscessero la sua storia e quella di Piero, per ricreare su un tema radicale l’entusiasmo dell’opinione pubblica e l’isteria di chi ne ha paura. La voce radicale è una voce diversa da quella presente nel panorama politico nazionale, perché si occupa di temi scomodi in modo scomodo – ieri l’aborto ed il divorzio, oggi libertà di ricerca scientifica, fecondazione assistita, testamento biologico, eutanasia e tante altre battaglie. Da alcuni anni anche io sono affetto da sclerosi multipla (una di quelle malattie che i medici definiscono incurabili).
Da allora, ancora di più, sono convintissimo assertore che la persona malata è anzitutto persona e come tale ha diritto a vivere un’esistenza piena. Welby sottolineava come il desiderio di tutti i malati sia, ovviamente, quello di guarire, ma con il passare del tempo quel desiderio diventa “desiderio di abbreviare un percorso di disperazione”. Il 20 dicembre 2006 Piergiorgio Welby riuscì finalmente ad affermare il suo diritto ad interrompere la tortura alla quale era sottoposto. Anche a Foggia abbiamo avuto un caso simile in cui veniva negata questa libertà: una malattia incurabile è la sindrome di Potter (una malformazione che impedisce lo sviluppo dei reni nel feto e gli provoca morte sicura in poche settimane). Non esistono casi al mondo di bambini sopravvissuti oltre 80 giorni. Il 18 luglio 2008, il piccolo Davide (così si chiamava il bambino con sindrome di Potter), dopo quasi 90 giorni di tormentosa sopravvivenza, cessò di soffrire.
Appena nato, il neonatologo responsabile del reparto, suggerì ai genitori il ricovero immediato del bimbo in una struttura barese. Ma di fronte all’esitazione dei genitori, venne tolta loro la patria potestà e affidò lo sventurato bambino alle strutture sanitarie. Il resto è fatto da quasi 90 giorni di aghi e tubicini nel corpo del bambino. Se non è accanimento terapeutico questo, molto gli assomiglia. Non abbiamo parole per definire quello che è successo a Maria Rita e Massimo (i genitori del piccolo Davide) che ringrazio per aver raccontato la loro triste vicenda. Come un disco graffiato che ripete sempre le stesse cose, come per Emilio Vesce, Luca Coscioni, Piergiorgio Welby, Giuseppe Nuvoli, Eluana Englaro e tanti altri disabili ignoti, la storia si ripeteva. Noi ci auguriamo che qualcuno possa cominciare a risarcire queste persone, se mai esista un risarcimento possibile. Uno slogan dell’Associazione Luca Coscioni è “Dal corpo dei malati al cuore della politica”. Per loro, continueremo a batterci. La nostra Associazione c’è se ci sei anche tu. Con la tua iscrizione.
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