Per il governo sono ufficialmente carta straccia, fogli privi di effetti giuridici, illegittimi. Sono le ultime volontà di migliaia di italiani che in settanta comuni, dove sono stati creati i registri per il testamento biologico, hanno lasciato scritto come vogliono essere curati, quali interventi accettano e quali rifiutano. Perché venga rispettata la loro scelta anche il giorno in cui, incoscienti, non potranno dirla. A pochi giorni dalle parole di Beppino e Englaro e Mina Welby in televisione sulla libertà di decidere sulle cure di fine vita, tre ministri Maroni, Fazio e Sacconi rispettivamente all`Interno, alla Salute e Politiche sociali hanno firmato una circolare che boccia senza appello i registri. «In base alla Costituzione spetta allo Stato e non ai comuni la materia del fine vita e quindi ogni iniziativa dei comuni in questo senso è priva di valore legale». In pratica, i registri sono «illegittimi». Non solo: i comuni che li hanno fatti rischiano di pagare, caro. «Si può ipotizzare un uso distorto delle risorse umane e finanziare con possibili responsabilità dei promotori», scrivono i ministri. Tra i promotori ci sono i Radicali, l`associazione Luca Coscioni che per voce di Marco Cappato parla di «strategia ricattatoria», ma soprattutto decine di piccoli e grandi comuni che hanno accolto le volontà dei loro cittadini. Con l`Emilia Romagna regione-record a quota 23. Le reazioni non si sono fatte attendere: Torino ha annunciato che applicherà la delibera, il X municipio di Roma che ricorrerà mentre l`Idv parla di «circolare ricattatoria, tra intimidazione e atto di genuflessione verso il Vaticano». Il Pd duro ironizza su «tre ministri e un sottosegretario per scrivere una circolare che non ha un fondamento giuridico». Dubbioso anche Benedetto Della Vedova, del Fli, visto che «le circolari e una guerra ai comuni non cancellano una sensibilità diffusa». Plaude invece il cardinale Elio Sgreccia, presidente emerito della Pontificia Accademia, perché«i Comuni hanno altri problemi: come far vivere la gente e procurare lavoro e non farla morire. E poi non c`è una legge». Peccato che un disegno di legge della maggioranza aspetti da mesi di essere votato alla Camera, come sottolinea il senatore Pd Ignazio Marino parlando di «stravagante destra che evita di portare al voto la legge e poi scrive ai comuni dicendo che la dichiarazioni di volontà non hanno valore legale». Pacato come sempre Beppino Englaro, che ha lottato 16 anni nei tribunali per vedere riconosciuto il volere della figlia Eluana. «Se i registri non hanno valore, dicano cosa lo ha, purché la volontà dei cittadini sia rispettata anche nel momento in cui non possono più difendersi e dire esattamente cosa vogliono. Perché ognuno di noi ha il diritto di disporre della propria vita anche nel momento in cui non sarà più in grado di farlo. Nessuno deve sopportare quello che ha sopportato mia figlia».
© 2010 La Repubblica. Tutti i diritti riservati