UN CAPITANO dell’esercito israeliano ha recentemente scoperto nel punto in cui le acque del Mar Rosso si sarebbero aperte per far passare il popolo eletto, una strana alga di colore arancione: analizzata e testata si sta rivelando utile nella cura della retinite pigmentosa: secondo uno studio recentissimo ancora allo stadio sperimentale, che ieri è stato illustrato a Genova dal ricercatore Michael Belkin di Tel Aviv, il betacarotene contenuto nell’alga e assunto per bocca ha portato miglioramento al 35% dei malati e si calcola che tra uno o due anni la cura sarà definitiva e disponibile sul mercato.
Un rimedio semplice scoperto per caso per una malattia che colpisce una persona su 4.000 e che negli Stati Uniti conta 100.000 malati. Gli occhi sono il nostro principale punto di contatto con il mondo esterno: il 90% delle percezioni arriva infatti da lì. A Palazzo Ducale, si è parlato di nuove cure durante l’incontro “L’occhio visto dall’interno. Nuovi orizzonti della ricerca contro la cecità prevenibile”.
Cellule staminali – e il professor Carlo Traverso della clinica oculistica dell’Università di Genova, che ha moderato l’incontro, è fra i pionieri di questa cura innovativa – poi terapia genica, impianti fotoretinici e betacarotene, ecco le nuove speranze per sconfiggere la cecità.
Aachal Kotecha, ricercatrice di scienza della visione dell’Università di Londra, ha spiegato che la cataratta, la causa più diffusa di cecità reversibile nel mondo, oggi è curabile con un intervento che dura mezz’ora. Fra le altre cure, le cellule staminali vengono prelevate dall’occhio o anche dalla mucosa della bocca e vengono usate per trapianti di cornea che non hanno il problema del rigetto, mentre i geni, innestati nelle cellule attraverso un virus, e gli impianti retinici, o occhi bionici, stanno regalando speranza a chi fino a poco tempo fa pareva condannato.
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