Quando la scienza scese in piazza

Immaginate io sia un imprenditore agricolo, proprietario di un terreno, e, fatti i miei conti, voglia coltivare del mais ogm, come fanno liberamente quasi 10 milioni di contadini nel mondo, sulla base di montagne di prove che gli ogm non sono dannosi per la salute e l’ambiente. Quale diritto ha lo Stato di vietarmelo? Attenzione non credete alle bugie dei tecnofobi integralisti circa presunte contaminazioni ambientali dovute agli ogm: gli ogm non contaminano nulla! Tutte le piante contengono geni e se li scambiano: sono organismi viventi.

Gli ogm sono solo costruiti usando tecnologie più pulite ed efficienti dei metodi naturali per creare nuove varietà. Non trovate che sia singolare o illiberale, che lo Stato decida per tutti, senza motivazioni scientifiche, ovvero valide, che cosa conviene o meno coltivare? E questo per garantire profitti o privilegi a Slow Food, Coldiretti, Coop eccetera. Un’altra domanda: perché si possono importare dal Sud America mangimi derivati da ogm per alimentare gli animali della filiera dei prodotti Dop, e gli stessi ogm non si possono coltivare in Italia, a vantaggio dei nostri agricoltori? Ora immaginate che io e mio figlio adoriamo la polenta. Peraltro è vero.

Qualcuno mi sa spiegare perché devo far correre a mio figlio, o devo correre io il rischio di mangiarmi delle tossine contenute nei mais coltivati in Italia, per il fatto che vengono aggrediti da parassiti, che sarebbero neutralizzati se il mais coltivato fosse ogm? Perché chiunque può comprare i più svariati prodotti cosiddetti "biologici", pagandoli il 30% in più di quelli tradizionali, e può correre liberamente il rischio di contrarre qualche intossicazione, mentre io non posso trovare sugli scaffali di un supermercato prodotti che soddisfano i miei criteri di qualità e sicurezza? Senza che per questo nessuno abbia qualche danno? Dieci anni fa, su questa pagina, veniva pubblicato un appello, sottoscritto da migliaia di scienziati italiani e stranieri, contro la decisione dell’allora ministro dell’Agricoltura Alfonso Pecoraro Scanio di vietare la sperimentazione volta a creare piante geneticamente modificate.

Sull’onda di quella protesta si tenne una conferenza a Roma, nel febbraio 2001, e, nell’occasione, il governo e il mondo politico si impegnarono a sperimentare gli ogm, per controllare la sicurezza e l’utilità delle varietà già in commercio, e a investire nella ricerca per verificare se degli ogm potevano salvare alcuni prodotti tipici, minacciati da malattie, come il riso Carnaroli, il pomodoro San Marzano o le mele della Val d’Aosta. Dieci anni e quattro ministri dell’Agricoltura dopo, non è cambiato nulla. Anzi. La protervia del cartello antiogm non ha più limiti. Incredibile ma vero: il documento con cui gli assessori regionali chiedono al ministro Galan di pronunciarsi contro la coltivazione di piante transgeniche, risulta scritto con un software licenziato da Coldiretti (le prove e le implicazioni sono illustrate qui: http://www.salmone.org/). Gli agricoltori italiani sono ormai un numero esiguo, e i loro voti non più elettoralmente determinanti come negli anni Cinquanta e Sessanta.

Difficile che riescano a liberarsi dai ricatti di cui sono vittime. Se in Italia non si può sperimentare sulle piante, almeno lo si può fare sui malati. Ma i soggetti umani su cui sarà sperimentata l’angioplastica che secondo Paolo Zamboni migliora le condizioni dei malati di sclerosi multipla, o i malati di sclerosi laterale amiotrofica che tra qualche mese saranno trattati con cellule staminali prodotte dalla Fondazione Cellule Staminali di Terni, sono tutelati almeno quanto gli affari di Slow Food, Coldiretti e Coop? Qualche dubbio sovviene a leggere quello che è pubblicamente accessibile. Prendiamo l’annuncio della sperimentazione con cellule staminali neurali.

Dove sono stati pubblicati i risultati scientifici, ovvero i dati sulla sicurezza e la validità del protocollo ottenuti su animali, che giustificano eticamente il trapianto sull’uomo delle cellule prodotte dal laboratorio di Terni? In base a quali valutazioni il ministro della Salute ha deciso di stanziare ulteriori 3 milioni di curo per aiutare quella sperimentazione? Ferruccio Fazio aveva dichiarato che tutti i finanziamenti alla ricerca devono passare un processo competitivo: dove è stato pubblicato un bando pubblico per decidere attraverso una valutazione obiettiva quale sperimentazione clinica con cellule staminali risulti più promettente? E stato poi scritto che spetterà all’Istituto superiore di sanità approvare il protocollo e controllare la qualità etica della sperimentazione: ma non c’è qualche conflitto di interesse, visto che il presidente dell’Istituto superiore della sanità, Enrico Garaci, è anche presidente della Fondazione Cellule Staminali di Terni?

L’indipendenza del comitato etico è un requisito imposto dalla Dichiarazione di Helsinki per la protezione dei soggetti umani sottoposti a sperimentazione. Qualche domanda anche a Paolo Zamboni. Premesso che non siamo di fronte a un nuovo caso Di Bella, nel senso che Zamboni è un valido ricercatore, fino a che punto è prassi corrente far supportare una scoperta e un metodo di trattamento in modo lobbistico da una fondazione? Mi riferisco soprattutto alla Fondazione Hilarescere, presieduta da Fabio Roversi Monaco, che promuove "politicamente" le idee di Zamboni sulla causa e la cura della sclerosi multipla (Sm). E singolare che Roversi Monaco, che non è un neurologo, bacchetti la comunità scientifica perché non accetta le idee di Zamboni (http://www.fondazionehilarescere. org/pdf/letteraaperta_ioioi9.pdf). Non sfugge che ci sono in gioco milioni di euro, che possono o meno essere investiti per fare sperimentazioni cliniche.

Ma, soprattutto, c’è un’ingente quantità di denaro che si riverserebbe su Zamboni & Co., nel caso in cui fosse accolta la sua pretesa che soltanto operando con il doppler in un modo che si può apprendere solo presso il suo centro, sarebbe possibile vedere l’anomalia del sistema venoso che egli ritiene una causa della Sm. Per il fatto che non si segue il suo protocollo, Zamboni ha rifiutato di aderire alla ricerca finanziata con 9oomila euro dall’Associazione italiana sclerosi multipla per controllare la sua ipotesi eziologica. Con la stessa motivazione ha criticato anche uno studio che le associazioni nazionali statunitense e canadese contro la Sm hanno finanziato per 2,4 milioni di dollari. La situazione che si è creata nonè di aiuto ai malati di Sm, in quanto consente ampi margini di manovra agli sciacalli. Che già effettuano privatamente il "trattamento Zamboni", nonostante questi lo sconsigli (ma senza scaldarsi troppo), su pazienti disinformati e pieni di speranza. Quando si tratta di speculare sulle sofferenze umane, le Iene, di nome (cioè la trasmissione televisiva) e di fatto, non mancano mai. Perché il ministero della Salute o la commissione Igiene e Sanità non istituiscono un tavolo tecnico per cercare di ricomporre le incomprensioni tra Zamboni e i neurologi, e soprattutto per rilasciare informazioni chiare e affidabili ai malati?

Dieci anni dopo la protesta dei ricercatori la situazione resta paradossale. Non si può sperimentare con gli ogm, ma si saltano tutti i controlli quando le cavie sono gli esseri umani. Così accade con le staminali Sclerosi multipla Trovata la cura? Una nuova causa e una nuova cura della sclerosi multipla? Da circa due anni, il chirurgo vascolare dell’Università di Ferrara Paolo Zamboni, ritiene che la sclerosi multipla sia dovuta o aggravata da un’insufficienza venosa cronica cerebro-spinale (Cssvi).

Zamboni ha pubblicato dati, prodotti senza un controllo sperimentale, da cui risulterebbe che malati sottoposti a intervento di angioplastica sono migliorati. L’ipotesi e il trattamento Zamboni sono stati studiati anche all’estero, ma i risultati sono incerti. La Cssvi sarebbe presente in una percentuale variabile di malati di sclerosi multipla, ma anche in persone sane. Le questioni da risolvere sono tre: a) la Cssvi esiste e in che modo si diagnostica, dato che secondo Zamboni solo usando il suo protocollo tale anomalia risulta visibile?; b) quale rapporto esiste tra la Cssvi (se esiste) e la sclerosi multipla?; c) se la Cssvi è implicata nelle manifestazioni cliniche della sclerosi multipla, chi deve sottoporsi a un intervento di angioplastica?

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 Per approfondire le tematiche inerenti alla "Cura Zamboni" si consiglia di ascoltare la tavola rotonda con i Prof. Zamboni, Corbellini e Salvetti organizzata dall’Associazione Luca Coscioni a questo link: http://old.associazionelucacoscioni.it/tavola-rotonda-cura-ccsvi-e-sue-implicazioni-la-sclerosi-multipla-con-paolo-zamboni-e-marco-salvetti