Dopo la sentenza di Strasburgo contro la legge austriaca che vieta la fecondazione eterologa, si prevedono numerosi ricorsi anche in Italia. L’analisi di Filomena Gallo, vice segretaria dell’associazione Coscioni: “Della legge 40 non resterà più nulla

laboratorioL’uomo che ha avuto un tumore, il giovane che ha preso una violenta pallonata ai testicoli, la donna che va in menopausa precoce (può capitare anche prima dei 30 anni di non avere più il ciclo e non produrre più ovociti), le persone che nei primi anni di vita hanno sconfitto il cancro sottoponendosi a chemioterapia. C’è una cospicua fascia di popolazione che nel nostro Paese, essendo sterile, è costretta per legge a rinunciare ad avere un bambino. L’unica possibilità è infatti il ricorso alla fecondazione eterologa, ma la legge 40 del 2004 sulla procreazione medicalmente assistita vieta l’uso di gameti prodotti al di fuori della coppia.

Ora la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, che ha bocciato un divieto simile contenuto nella legge austriaca, mette tutto in discussione. E lo fa nel modo più dirompente, perché quel divieto lede i diritti umani.

«Le motivazioni dei giudici di Strasburgo sono importanti e possono avere notevoli conseguenze anche in Italia – osserva Filomena Gallo, vice segretario dell’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica – perché parlano di violazione del principio di uguaglianza e della norma che vieta alle autorità di intromettersi nelle scelte di vita familiare». Questi due princìpi sono regolati dagli articoli 8 e 14 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. «La sentenza di Strasburgo ha valore solo per lAustria – prosegue Filomena Gallo – però, in base all’articolo 117 della nostra Costituzione diventa parte del nostro ordinamento, perché l’Italia ha sottoscritto la Convenzione dei diritti dell’uomo cui la sentenza fa riferimento».

I giudici europei hanno fatto questo ragionamento: gli Stati non hanno l’obbligo di regolamentare la materia, però nel momento in cui lo fanno e consentono alle coppie di accedere alla fecondazione assistita non possono regolare situazioni simili in maniera dissimile. Una tesi che scardina la legge 40 poiché questa discrimina le persone sterili (che non possono accedere all’eterologa, unica tecnica per loro possibile) rispetto alle persone infertili che invece hanno la possibilità di usufruire delle tecniche di fecondazione omologa. Una discriminazione che lede anche il principio di uguaglianza contenuto nell’articolo 3 della nostra Costituzione.

«I giudici ordinari italiani avranno ora la possibilità di sollevare il vizio di legittimità costituzionale e l’articolo 4 della legge 40 potrà arrivare fino al giudizio dell’Alta Corte. Come è già accaduto in altri casi – sottolinea Filomena Gallo che da avvocato ha difeso i diritti di diverse coppie infertili violati da altri articoli della legge 40 – noi pensiamo che anche questo passaggio della norma sarà dichiarato incostituzionale».

Proprio un anno fa, la Corte costituzionale ha evidenziato come l’obbligo di impianto contemporaneo di tre embrioni violasse il diritto alla salute della donna. Stessa sorte per il divieto di crioconservazione degli embrioni. Successivamente il tribunale di Salerno ha ammesso anche la diagnosi preimpianto (e quindi il trasferimento in utero di soli embrioni sani). Oramai dell’impianto originario di questa "legge vergogna" rischia di rimanere in piedi solo il divieto di utilizzo degli embrioni per l’attività scientifica. Diamo tempo al tempo.  

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