Cellule staminali per riparare i danni dovuti a aneurisma cerebrale

Aveva trent’anni Benedetta  Ferri e un bambino in  grembo da nove mesi  quando, con un mal di testa lancinante,  si presentò in Pronto  soccorso. «C’era un`emorragia  cerebrale in corso», racconta il  primario della Neurochirurgia  del policlinico Gemelli, Giulio  Maira che ha operato la donna,  «ma, alla fine, mamma e figlio ce  l`hanno fatta». «Se si approda  nell`ospedale sbagliato», spiega,  «sipuò morire nel centro diRoma  perla rottura di un aneurisma». Il  rigonfiamento dei vasi nel cervello,  cedendo, provoca un`emorragia.  «La metà dei decessi  per la rottura di un aneurisma»,  argomenta Maira, «interessa pazienti  che in passato avevano  avuto un`emorragia non diagnosticata».  Quindi, avverte: «Di  fronte a dolori di testa forti e insoliti  è opportuno sottoporsi a  esami accurati».

L’aneurisma cerebrale colpisce  il 7,5 per cento della popolazione.  Per fortuna non sempre si  rompe. Quando accade, ecco l’emorragia.  «L’anno scorso», ricorda  Maira, «siamo intervenuti su  200 pazienti con emorragia cerebrale  in atto: un centinaio di loro  aveva un aneurisma». Per questa  patologia il Gemelli è un riferimento  regionale. Ed è fresco di  inchiostro un documento di  Maira per il Consiglio superiore  di Sanità: «Sarà la base perla programmazione  sanitaria delle Regioni  sulle malformazioni vascolari».Anche  perle malattie dell’ipofisi  il Gemelli dispone di un  centro dove neurochirurghi ed  endocrinologi studiano e curano  pazienti di tutta Italia. «L’ipofisi è  il più complesso laboratorio chimico  dell’universo: condensato  in un organismo della grandezza  di un cece, con un "picciolo" che  lo lega al cervello, regola tutte le  nostre ghiandole endocrine, dalla  tiroide al surrene».  

Il nonno di Maira, Raimondo,   90 anni fa operava le lesioni craniche  rimpiazzando l’osso con  calotte di metallo. Un artigiano in  sala operatoria. E nello studio del  nipote, una fotografia ingiallita lo  ritrae all’opera, aiutato dal figlio  Antonino, nella casa di cura della  famiglia, la " Clinica Maira", a San  Cataldo (Caltanissetta).Il neurochirurgo  del Gemelli, perciò, può  dirsi figlio d’arte: «Da sempre,  molti interventi al cervello si eseguono  con urgenza, ma le tecniche  operatorie hanno fatto passi  da gigante». Per gli interventi, urgenti  e programmati, «quattro  sale operatorie sono impegnate  10 ore al giorno per 2 mila trattamenti  di alta neurochirurgia ogni  anno».  Cure al cervello con i ferri del  mestiere ma anche ricerche sui  tumori alla testa: «1150 per cento  sono maligni», spiega Maira,  «non c’è cura che li arresti, si  riformano nonostante chemio e  radioterapia». «Possono avere  origine dalle cellule staminali   che si riproducono più velocemente  di quelle normali. Le prime  hanno meccanismi di crescita  analoghi a quelli delle seconde.  Tra i primi a sostenerlo è stato  il ricercatore di fama internazionale  Angelo Vescovi, presidente  dell`associazione Atena,  fondata con Maira 10 anni fa «per  promuovere studi sulle neuroscienze».  

«Se vogliamo combattere  una neoplasia cerebrale, bisogna  colpire la cellula tumorale  e quella staminale-tumorale»  che, secondo l`ipotesi di Vescovi  e del team neurochirurgico del  Gemelli, è alla base del tumore  maligno. «Le staminali vengono  impiegate anche per riparare  danni al cervello». E al Gemelli, su  questo fronte sono stati varati,  con il Cnr, studi e laboratori sperimentali:  «In sala operatoria, la  verifica quotidiana dei limiti della medicina»  , ripete Maira, «spinge  a individuare, con la ricerca, le  terapie innovative più efficaci».

 

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