Un appello pro staminali

Paolo Vezzoni

Le cellule staminali non cessano di far discutere. L’ultima iniziativa in ordine di tempo è una Carta delle cellule staminali, redatta dalla Società canadese per le cellule staminali, invita a firmare a favore delle libertà e del potenziamento della ricerca, viste le speranze terapeutiche che la medicina basata sulle staminali sembra dischiudere in un non lontanissimo futuro.

Un appello a firmare la carta (originariamente presente sul sito http://www.stemcellcharter.org) è ora reso disponibile sul sito Scienzainrete. Altri segnali sembrano aprire a questo genere di ricerche, anche sulle cellule staminali embrionali umane. Da un lato, Barack Obama ha parzialmente liberalizzato l’uso di queste cellule, consentendo di utilizzare fondi federali per il loro studio ma non per la loro derivazione. Questa limitazione ha una spiegazione legal/burocratica, in quanto non è certo che un semplice decreto del Presidente possa annullare una legge dello stato (la legge Dickey-Wicker), che attualmente impedisce l’uso di fondi federali per ricerche su embrioni umani da cui necessariamente le CSEh (Cellule Staminali Embrionali umane) devono essere derivate. Nel contempo, gli NIH (National Institutes of Health) hanno redatto delle guidelines per l’utilizzo delle CSEh che, dopo una discussione pubblica, sono state emanate. Le critiche della comunità scientifica riguardano soprattutto il problema del consenso informato. Le guidelines sottolineano che deve esserci un chiaro consenso da parte della coppia donatrice all’utilizzo dei suoi embrioni per ottenere CSEh, ma per molte linee oggi disponibili questo consenso non fu mai chiesto. La maggior parte di queste linee infatti sono state ottenute da embrioni prodotti in eccesso durante pratiche di fecondazione assistita, ma senza che ne fosse precisato l’uso. La comunità scientifica chiede che venga considerato il fatto che la corretta pratica etica dell’epoca non richiedeva questa specifica e quindi propone di utilizzarle ugualmente, mantenendo l’obbligo solo per le linee che verranno prodotte in futuro (vedi ad esempio: Science, The NIH Draft Guidelines e Final Stem Cell Rules). Nel frattempo, le induced pluripotent stem cells (cellule iPS) stanno spopolando. Ormai si ottengono iPS da vari tessuti, sempre più in fretta, con meno fattori riprogrammanti e con metodi che non lasciano traccia dei vettori usati, o perché questi vengono eliminati una volta che hanno esaurito la loro funzione o perché si stanno sviluppando composti chimici che aiutano la riprogrammazione. Le cellule iPS murine hanno anche abbattuto l’ultima barriera della pluripotenzialità: non solo se iniettate in blastocisti colonizzano tutti i tessuti, compresa la linea germinale, ma sono in grado di partecipare al 100% alla formazione dell’embrione. Infatti, le CSE, se vengono iniettate in una blastocisti resa tetraploide, sono in grado di formare tutto l’embrione perché le cellule tetraploidi forniscono solo la placenta ma non sono in grado di differenziarsi nell’embrione stesso. Questo è sempre stato ritenuto il test più elevato di pluripotenzialità, che le iPS non erano in grado di soddisfare fino a ieri. Oggi invece, tre gruppi di ricerca, di cui due in Cina, hanno mostrato che le iPS superano anche questo test. Il fatto che due gruppi cinesi siano riusciti in questo compito dice che i cinesi si stanno dando molto a fare e che nei settori più critici i cinesi ci hanno superato: tristemente, non vi sono lavori di questo livello sulle iPS prodotti in Italia, e questo denota come la macchina della ricerca nel nostro paese sia estremamente restia a mettersi in moto per affrontare nuove sfide. I cinesi tuttavia fanno notizia anche per altro. Come ha avuto occasione di ricordare recentemente Bartha Knoppers, una nota bioeticista canadese, al World Stem Cell Summit di Baltimora, le cellule staminali sono una grande speranza, ma sono necessari ulteriori studi perché possano essere utilizzate nell’uomo. Vi sono problemi sia di sicurezza che di efficacia. Secondo Knoppers, purtroppo, sembra che alcune cliniche, in Cina ma non solo, somministrino cellule staminali a pazienti affetti da varie patologie senza un valido controllo e suscitando speranze immotivate. Si tratta quindi di appoggiare la ricerca sulle cellule staminali restando con i piedi per terra e stimolando pesantemente la ricerca di base su di esse