Un ulteriore miglioramento della tecnica della riprogrammazione delle staminali sembra convalidare l`enorme quantità di risultati ottenuti su questo fronte dalla ricerca scientifica mondiale. Un`équipe del Centro di Medicina Rigenerativa di Barcellona ha ottimizzato ancora di più la strategia agendo sul principale fattore di rischio che inizialmente caratterizzava la metodica: l`uso di retrovirus come vettori per indurre la riprogrammazione nella cellula adulta diffenziata. Come più volte ricordato, questi virus possono promuovere, per la loro natura, una crescita incontrollata della cellula e portare così allo sviluppo di tumori. I ricercatori spagnoli hanno dunque messo a punto una variante del metodo introducendo nelle cellule solo di alcuni pezzi di Dna con le istruzioni da eseguire ma senza causare altri effetti a lungo termine. o studio è stato pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences e segna un punto a favore della sempre maggiore ottenibilità di ciò che questo recente filone di ricerca si propone come obiettivo: linee cellulari su misura per ogni paziente come risorsa terapeutica e senza rischio di rigetto. Dopo la riduzione da quattro a due del numero di geni necessari per innescare il processo a ritroso, i perfezionamenti della tecnica si sono succeduti alla velocità della luce. Diversi gruppi di ricerca a- vevano già prodotto in quest`ultimo periodo delle varianti all`uso dei retrovirus. All`Università del Wisconsin-Madisonziato si sono ottenute staminali simili alle embrionali partendo da cellule differenziate adulte inserendo i geni tramite plasmidi, molecole che non si integrano nel dna cellulare. Successivamente, due squadre di ricercatori della Gran Bretagna e del Canada, con un lavoro pubblicato su Nature, hanno promosso l`uso di una sequenza di materiale genetico chiamata "trasposone" in grado di assolvere la stessa funzione. D`altronde è ancora notizia di questi giorni, pubblicata su Cell, che lo stesso Yamanaka ha ottenuto staminali pluripotenti simili del tutto alle embrionali partendo da fibroblasti umani così come inizialmente aveva fatto con le cellule epiteliali di topo. Un ulteriore stimolo all`evoluzione degli studi.
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