Il presidente della camera sempre più autonomo nel pdl: battaglia sul testamento biologico
C’è un pezzo del Pdl che dentro la maggioranza è pronto a dare battaglia sui diritti civili. E vede in Gianfranco Fini «il padre nobile» di un’azione politica che nelle prossime settimane si articolerà su tre temi: immigrazione, coppie di fatto e testamento biologico. Ognuno di questi temi caldissimi avrà un risvolto parlamentare a breve.
Per esempio i finiani Silvano Moffa e Fabio Granata presenteranno presto una proposta di legge per il riconoscimento della cittadinanza agli immigrati che vivono regolarmente in Italia da cinque anni. Una proposta che farà imbestialire la Lega, che già raffigura il presidente della Camera sulla Padania vestito da arabo. E fa dire al capogruppo del Carroccio Cota che «Fini sta un po’ stretto nel ruolo di presidente della Camera, perché vorrebbe fare politica e questo crea dei problemi». Ma la terza carica dello Stato non si sente intimorita: «Continuerò a dire ciò che penso».
E tra le cose che pensa c’è anche il riconoscimento delle coppie di fatto, gay compresi. E’ considerato Fini lo sponsor di un’altra proposta di legge, sostenuta dai ministri Brunetta e Rotondi e sottoscritta da sessanta deputati sempre del Pdl, che disciplina «i diritti e i doveri di reciprocità dei conviventi». Sono i cosiddetti «Didore» che per il momento giacciono in commissione Affari sociali, ma che dopo le elezioni amministrative ed europee verranno scongelati. Affare complicato, perché una parte robusta del Popolo della libertà è nettamente contraria, a cominciare da esponenti vicini allo stesso Fini come il ministro Andrea Ronchi e il vice capogruppo Italo Bocchino.
Al piano nobile di Palazzo Montecitorio dicono che il presidente della Camera non si occupa di proposte di legge, ma come la pensa sui diritti dei conviventi è noto a tutti. Del resto, fanno notare, se si guardano le statistiche sulle coppie di fatto è chiaro quale sia l’evoluzione della società italiana: se si facesse un referendum, il 75% degli italiani sarebbe a favore del riconoscimento delle coppie di fatto, che non vuol dire riconoscere i matrimoni gay.
Questo capitolo si aprirà dopo le elezioni amministrative ed europee, quando arriverà al nodo l’altro spinosissimo capitolo del testamento biologico. La rigorosa legge approvata dal Senato sull’onda emotiva del caso Englaro è ora arenata alla Camera. «Ma ci sono almeno cinquanta deputati del Pdl – spiega Benedetto Della Vedova, Radicale del Pdl considerato un neo-finiano che non sono disposti a votarla nella versione di Palazzo Madama.
Il testamento biologico sarà il banco di prova per verificare se nel Pd] c’è una posizione più articolata, di maggiore apertura culturale. Se ci sarà questa spinta, allora si potrà chiedere anche di mettere in calendario il testo sulle coppie di fatto. In questa discussione per noi Fini è un punto di riferimento». Un punto di riferimento di «un centrodestra che si qualifica per una visione moderna della società italiana», spiega Flavia Perina, deputata Pdl e direttrice del Secolo d’Italia che oggi dà ampio spazio ai 35 anni della legge sul divorzio. «Ricordare l’anniversario del divorzio – osserva Perina – fa parte del nostro modo di alimentare un dibattito sui diritti civili. Tutte le destre europee, da quella spagnola a quella francese e tedesca, sono all’avanguardia su questi temi.
Anche in Italia i tempi sono maturi per una regolamentazione delle coppie di fatto. Le parole di Fini fanno scandalo nei gruppi dirigenti del partito, ma basta andare per la strada e chiedere ai nostri conoscenti come la pensano per capire che lui è in sintonia con la società civile». Contro il ripescaggio dei «DiDoRe» anche esponenti di An come Ronchi e Bocchino E la Lega ironizza