Marino: il Pd fallirà se non darà risposte sui temi bioetici

Jolanda Bufalini

“Il partito democratico scomparirà, fallirà se non riesce a risolvere queste questioni con spirito maggioritario, perché non è immaginabile un partito che abbia l’ambizione di governare il paese e non sia in grado di dare risposte su questioni che scuotono il paese”.

Il senatore Ignazio Marino, ospite del forum de l’Unità dal titolo “le mani della politica sulla medicina”, è molto chiaro e netto sulle responsabilità delle classi dirigenti di fronte ai problemi eticamente sensibili posti dalle conquiste scientifiche e tecnologiche.

“C’è un’arroganza della politica che ritiene di poter legiferare senza ascoltare gli specialisti”, insiste il senatore chirurgo dei trapianti di fegato, citando Antonio Gramsci per il quale bisognava essere “prima specialisti e poi dirigenti”. Sul testamento biologico, ad esempio, non si è ritenuto di ascoltare gli oncologi. E questa “è follia e arroganza, io non mi sognerei nemmeno di fare un regolamento sulle strisce pedonali senza ascoltare gli esperti”.
E, a proposito del Pd: “Il problema – dice il senatore – è una classe dirigente che proviene da Ds e Margherita e ancora si muove per quote”. Delle due l’una, aggiunge: “O questa classe dirigente sarà spazzata via e allora potrà nascere una forza modernizzante oppure il Pd fallirà”.

Su una questione come quella che ha investito il paese con il caso Englaro e sul testamento biologico, tutti i sondaggi hanno messo in evidenza che per la stragrande maggioranza del paese è la persona a dover decidere. Il Senato, invece, ha votato prescindendo dall’orientamento dell’opinione pubblica e dalle competenze. Racconta Marino: “La commissione giustizia del Senato ha votato all’unanimità un testo inviato a noi, in commissione sanità, nel quale è detto nero su bianco che o la legge definisce come vincolante la volontà espressa nel testamento biologico oppure quel testo non ha alcun valore giuridico. Testo scritto e votato all’unanimità anche dai 13 componenti del Pdl”. Eppure, in Aula, questi stessi senatori hanno votato per l’abolizione dell’espressione “vincolante”. “Il problema è – secondo il senatore Marino – che di fatto si è eletti su indicazione del leader e non sulla base della scelta degli elettori. Un gruppo piccolo di persone ha potere di nomina sui membri del Parlamento”.

La questione democratica fa, dunque, irruzione nelle questioni eticamente sensibili. Il forum de l’Unità è suddiviso in quattro sotto-temi: Maurizio Marcega, epidemiologo, risponde in particolare sulla questione dei “medici spia”, ovvero sulla legge in gestazione che vorrebbe l’obbligo di denuncia nei confronti dei clandestini che si rivolgano alle strutture sanitarie. Antonio Guglielmino, ginecologo e presidente della fondazione Hera, affronta il tema della fecondazione assistita e della legge 40. La dottoressa Adriana Turriziani risponde sul tema delle cure palliative.

Maurizio Marcega, ordinario di igiene e Sanità pubblica alla sapienza e della Società di medicina dell’immigrazione: “C’è bisogno di politica, di buona politica perché la salute, la sanità e la medicina sono strettamente connesse con la società. E’ un dato incontrovertibile che si muore di più e ci si ammala di più quanto più basso è il livello di reddito e il livello di istruzione.

La legge attuale che regola i rapporti fra medicina e immigrazione funziona benissimo. Fu approvata nel 1995, durante il governo Dini e , per paradosso, con l’appoggio esterno della Lega Nord, che ora accusa rosy Bindi. E’ una legge che si fonda sul buon senso della sanità pubblica. Invece ora, il solo effetto annuncio ha già prodotto danni, ridotto il numero degli immigrati che si rivolgono alle strutture sanitarie.

“Le malattie non conoscono confini. Sono contrario a diffondere l’idea che siano gli immigrati a diffondere infezioni. Ricordo quanto ha sofferto la comunità cinese qualche anno fa, durante la aviaria, anche se si trattava di persone che da decenni erano in Italia. Le malattie non conoscono confini e quindi sono legate alla più facile mobilità non solo delle persone ma anche delle merci. E’ chiaro che l’accessibilità ai servizi di un sistema sanitario universalistico come il nostro è nell’interesse di tutti”.

Antonio Guglielmino, Medicina e biologia della riproduzione. “Nei paesi anglosassoni c’è, rispetto alla procreazione assistita, un atteggiamento più pragmatico. E il presupposto è quello delle libertà individuali e il limite è che la mia libertà finisce dove inizia la tua. Si è costituita un’autority che esamina e affronta caso per caso le questioni più problematiche, senza interferenze della politica. In Italia, invece, la metodologia deve essere coerente con la teologia”. E, a proposito del testamento biologico: Cosa sono nutrizione e idratazione forzata? Bisogna decidere questo. Io penso che siano una terapia, una terapia pesante, perché devo aprire l’addome e inserire un sondino. E’ lo stesso principio in base al quale se non do un antibiotico in caso di un’infezione il paziente può morire. E se è terapia il testo approvato in Senato è incostituzionale, perché la Costituzione prevede il consenso informato del paziente”.

Ignazio Marino: Io credo che la chiesa cattolica eserciti il proprio compito, come lo fanno altre fedi religiose. I testimoni di Geova insegnano ai loro credenti che la trasfusione del sangue significa dannazione. Il punto, invece, è quello della responsabilità delle classi dirigenti, la responsabilità della politica dovrebbe essere quella di dare regole laiche in uno stato laico nell’ambito delle quali il cittadino possa fare la propria scelta morale. Queste parole che sembrano così rivoluzionarie sono state pronunciate da Aldo Moro nel 1947. Ma il problema dell’Italia è di avere una classe dirigente anziana. Se parli con gli adolescenti, loro danno risposte chiare sul diritto a decidere del proprio destino.

Adriana Turriziani, Società cure palliative e Università La Sapienza Roma. “L’Italia è molto indietro. Noi ci siamo formati con anni di volontariato ma è necessario che in tutte le discipline mediche vi sia una formazione di base sulle cure palliative che non devono essere confuse con le terapie del dolore. Ora le norme fanno riferimento ai soli anestesisti (per le terapie del dolore) ma negli Hospice si fa un lavoro molto più complesso. Si accompagna la persona verso l’evento finale e inevitabile che è la morte ma, al contempo, si vive: vive fino all’ultimo il paziente insieme ai suoi cari. E’ necessaria la continuità assistenziale fra chi ha avuto in cura la persona e noi. E’ importante che non ci sia frammentazione nelle norme.