Raphael Zanotti
La Procura apre un fascicolo sull’utilizzo del gastroprotettore per interrompere le gravidanze.
Per un aborto bastano 14 euro e una prescrizione medica. Si buttano giù un po’ di pillole e s’incrociano le dita. Il passaparola, vera piaga informativa, dice che funziona. Ma nei pronto soccorso arrivano sempre più donne con emorragie e aborti incompleti. La maggior parte sono extracomunitarie. Rischiano la vita, eppure è difficile fermare il passaparola. Il farmaco si chiama Cytotec ed è prodotto dalla Pfizer. Si tratta di un gastroprotettore studiato per la cura delle ulcere. Tra le sue controindicazioni c’è la gravidanza accertata o presunta e l’allattamento. Il «bugiardino» della casa farmaceutica è preciso, puntuale: il farmaco non dev’essere assunto da chi aspetta un bambino. Aumenta l’intensità e la frequenza delle contrazioni ulterine, rischio di aborto. Risultato: il farmaco viene usato dalle pazienti in modo improprio, per l’interruzione di gravidanza.
Una piaga che si sta diffondendo. «Abbiamo spesso la sensazioni che le donne che si rivolgono a noi abbiano fatto uso del Cytotec, anche se nessuna osa dirlo – racconta Mariarosa Giolito, coordinatrice regionale dei consultori – Purtroppo questo fai-da-te dell’aborto è molto rischioso per la salute della donna, viene usato come metodo per aggirare la burocrazia della legge 194. E ora che gli extracomunitari clandestini hanno paura di rivolgersi alle strutture sanitarie perché vogliono evitare di essere denunciati dagli stessi medici, il rischio è che questa pratica si diffonda ancora di più».
I pericoli sono sconosciuti, non esiste alcuno studio scientifico sugli effetti che il Cytotec può avere sulle donne in gravidanza, anche perché non è stato testato per questo. Ma sui forum, frequentati soprattutto da donne latinoamericane, il prodotto della Pfizer viene spesso indicato erroneamente come pillola abortiva. Addirittura c’è chi lo vende su Internet, dunque senza bisogno di prescrizione medica (obbligatoria in Italia).
La diffusione del Cytotec ha attirato l’attenzione di Raffaele Guariniello, il magistrato coordinatore del gruppo tutela del consumatore della procura di Torino. Tanto che lo stesso ha appena aperto un’inchiesta delegando i carabinieri del Nucleo anti sofisticazione per effettuare le indagini.
La procura di Torino non vuole verificare le caratteristiche farmaceutiche del prodotto (quelle corrette sono state testate ripetutamente) ma l’uso distorto che eventualmente se ne fa. Un accertamento legato senz’altro al controllo del medico nella sua somministrazione. Bisogna verificare se esistono dottori o farmacisti che forniscono il Cytotec a donne incinte a scopo abortivo. Per questo nelle prossime settimane i carabinieri controlleranno nel dettaglio le prescrizioni dei medici della provincia di Torino. Eventuali picchi nella sua prescrizione saranno trattati come casi sospetti da andare a controllare.
Non è così frequente, infatti, il caso di donne soggette a ulcere gastrointestinali a cui viene somministrato il Cytotec. L’eventuale coincidenza con un periodo di gravidanza, ovviamente, sarà motivo di ulteriori accertamenti.
«Purtroppo per adesso non esistono statistiche sulla diffusione del farmaco – dice ancora la dottoressa Giolito – anche perché chi pratica un aborto clandestino fai-da-te non lo viene certo a dire». Verificare le prescrizioni dei medici potrebbe portare alla luce un fenomeno fin’ora rimasto nascosto. Un fenomeno quasi del tutto interno al mondo delle donne extracomunitarie e che circola con la rapidità del passaparola e di Internet.
Una piaga che si sta diffondendo. «Abbiamo spesso la sensazioni che le donne che si rivolgono a noi abbiano fatto uso del Cytotec, anche se nessuna osa dirlo – racconta Mariarosa Giolito, coordinatrice regionale dei consultori – Purtroppo questo fai-da-te dell’aborto è molto rischioso per la salute della donna, viene usato come metodo per aggirare la burocrazia della legge 194. E ora che gli extracomunitari clandestini hanno paura di rivolgersi alle strutture sanitarie perché vogliono evitare di essere denunciati dagli stessi medici, il rischio è che questa pratica si diffonda ancora di più».
I pericoli sono sconosciuti, non esiste alcuno studio scientifico sugli effetti che il Cytotec può avere sulle donne in gravidanza, anche perché non è stato testato per questo. Ma sui forum, frequentati soprattutto da donne latinoamericane, il prodotto della Pfizer viene spesso indicato erroneamente come pillola abortiva. Addirittura c’è chi lo vende su Internet, dunque senza bisogno di prescrizione medica (obbligatoria in Italia).
La diffusione del Cytotec ha attirato l’attenzione di Raffaele Guariniello, il magistrato coordinatore del gruppo tutela del consumatore della procura di Torino. Tanto che lo stesso ha appena aperto un’inchiesta delegando i carabinieri del Nucleo anti sofisticazione per effettuare le indagini.
La procura di Torino non vuole verificare le caratteristiche farmaceutiche del prodotto (quelle corrette sono state testate ripetutamente) ma l’uso distorto che eventualmente se ne fa. Un accertamento legato senz’altro al controllo del medico nella sua somministrazione. Bisogna verificare se esistono dottori o farmacisti che forniscono il Cytotec a donne incinte a scopo abortivo. Per questo nelle prossime settimane i carabinieri controlleranno nel dettaglio le prescrizioni dei medici della provincia di Torino. Eventuali picchi nella sua prescrizione saranno trattati come casi sospetti da andare a controllare.
Non è così frequente, infatti, il caso di donne soggette a ulcere gastrointestinali a cui viene somministrato il Cytotec. L’eventuale coincidenza con un periodo di gravidanza, ovviamente, sarà motivo di ulteriori accertamenti.
«Purtroppo per adesso non esistono statistiche sulla diffusione del farmaco – dice ancora la dottoressa Giolito – anche perché chi pratica un aborto clandestino fai-da-te non lo viene certo a dire». Verificare le prescrizioni dei medici potrebbe portare alla luce un fenomeno fin’ora rimasto nascosto. Un fenomeno quasi del tutto interno al mondo delle donne extracomunitarie e che circola con la rapidità del passaparola e di Internet.