Biotestamento, sia pure con parole misurate, è partito un pesante scontro politico tra Gianni Alemanno e il presidente del X municipio Sandro Medici, che ieri ha dato il via al registro dei testamenti biologici: nella sala Rossa del X municipio, come da programma la prima ha depositarlo è stata Mina Welby, la vedova di Piergiorgio. Ma «chiedo a Sandro Medici – afferma Gianni Alemanno in serata – di recedere dalla sua iniziativa che ha un chiaro sapore di manifesto ideologico. Rifletta e rinunci a questa improvvida iniziativa». Con fermezza il sindaco usa toni gentili, definendo Sandro Medici «amministratore dotato di buonsenso e di autentica dedizione al bene comune», ma gli ricorda anche che «un analogo progetto, quello del registro delle unioni civili istituito nel medesimo municipio – dice Gianni Alemanno – ha poi prodotto come risultato concreto pochissime registrazioni». «Ringrazio il sindaco per il garbo istituzionale con cui si rivolge al municipio – risponde Sandro Medici Tuttavia anche se ne parlerò con al giunta, penso di non poter aderire a questa sua richiesta». E il presidente del X ne spiega anche i motivi: il primo «per un principio di autonomia dei municipi di deliberare sia pure nei propri limiti»; poi «perché il nostro non è un manifesto ideologico – replica Sandro Medici – ma un concreto tentativo di raccogliere un bisogno sociale molto diffuso». Ieri gli uffici del X municipio hanno anche studiato a fondo la materia. Secondo la loro interpretazione il biotestamento è un «atto notorio sostitutivo»: «Quindi potremmo raccogliere i testamenti biologici – conclude Medici – di tutti i cittadini della capitale». Più tardi, però, in una nota, il Campidoglio precisa: «Si tratta di materia di competenza esclusiva dello Stato, trattandosi di esercizio e tutela di funzioni che richiedono una dimensione unitaria, implicano valori costituzionali».