Le attese linee guida per fare chiarezza sul terreno minato della fecondazione assistita non arriveranno prima di qualche mese: «Dobbiamo prima aspettare le motivazioni della sentenza e poi sentire il parere dei tecnici, ci vorrà del tempo»
avverte il sottosegretario al Welfare, Eugenia Roccella. E se qualche centro tenterà una fuga in avanti applicando subito la decisione degli ermellini? «Vedremo come intervenire, lo stiamo già valutando – aggiunge Roccella – e se ci saranno dubbi e incertezze cercheremo di fare chiarezza insieme ai centri». E sì, perché la parziale bocciatura della Consulta della legge 4o è deflagrata come una bomba nei laboratori e nelle corsie degli oltre 300 centri di fecondazione assistita d’Italia. Dove da ieri i medici sono subissati di richieste da coppie e pazienti. C’è addirittura chi non perde tempo e promette di applicare già da lunedì le decisioni dei giudici costituzionali. Ma la stragrande maggioranza aspetterà almeno di leggere le motivazioni della sentenza della Consulta. Mentre i più cauti attenderanno un chiarimento del ministero del Welfare. Non ha dubbi Antonino Guglielmino, direttore dell’Unità di medicina della riproduzione di Hera onlus Catania: ieri ha annunciato che dalla prossima settimana darà nuovamente il via alle tecniche di diagnosi genetica preimpianto. «Con la sentenza della Consulta la diagnosi potrà essere eseguita – spiega -, e laddove il trasferimento degli embrioni, non per forza tre, comporti un rischio è consentita la crioconservazione».
Aspetterà le motivazioni dei giudici costituzionali Claudia Livi, presidente dei 23 centri Cecos che ogni anno assistono fino a 8mila pazienti, tra questi anche la donna il cui ricorso al tribunale di Firenze ha aperto le porte dell’alta Corte: «Se la situazione sarà chiara non credo che aspetteremo le linee guida del ministero – spiega Livi -, è però cruciale capire se si potranno congelare gli embrioni in più che saranno prodotti». E la diagnosi preimpianto? «C’è stato un Tar che ha detto che si può fare e anche le linee guida del precedente Governo l’hanno ribadito – aggiunge -, anche in questo caso, però, bisogna capire se si può congelare». Da Mauro Costa, presidente della Società italiana ospedaliera sterilità, arriva invece un invito alla cautela: «Aspetteremo che il ministero faccia chiarezza – avverte -, certo non mi baserò solo su una sentenza o su quello che dicono gli avvocati delle coppie». Sulla stessa linea Massimo Moscarini, direttore del Dipartimento di ginecologia all’ospedale S. Andrea di Roma: «Senza le linee guida del ministero – spiega – non possiamo muoverci. Anche quando saranno arrivate le motivazioni della sentenza, avremo bisogno di certezze».
«La decisione dei giudici – precisa poi- solleva anzi una serie di dubbi interpretativi e non è affatto detto che dia il "la", a esempio, al congelamento degli ovociti». L’auspicio, intanto, resta uno solo: «Che la politica – conclude Moscarini – si decida a fidarsi più dei medici, lasciandoli liberi di operare in scienza e coscienza, facendo chiarezza sui tanti dubbi interpretativi sollevati da questa legge, che pure ha avuto il merito di porre un limite al "far west" degli anni scorsi». Plaude, infine, alla sentenza Luca Gianaroli, presidente eletto della Società europea della medicina della riproduzione. Che guarda avanti: «Non c’è bisogno di aspettare le linee guida; dobbiamo solo attendere le motivazioni, perché dal nostro punto di vista i due no della Consulta potrebbero essere soltanto un primo passo per ulteriori "aperture", anche sull’impiego di gameti eterologhi». Una cosa, ne sono convinti alla Sismer, è certa: la sentenza porrà un argine a quel "turismo procreativo" che ogni anno spinge a rivolgersi all’estero circa 10 mila coppie italiane.