«Firenze ribelle come la mia Eluana» Papà Englaro cittadino onorario

Maria Zipoli

Beppino dice: «Entrambi pronti a lottare per la libertà». Ma la sua presenza crea spaccature: nella politica e anche nella Curia. Da ieri Beppino Englaro è fiorentino. Il comune di Firenze gli ha conferito infatti la cittadinanza onoraria

«E’ stata consegnata in realtà ad Eluana, che era ribelle come è ribelle da sempre Firenze», ha detto commosso Beppino ricevendo la pergamena e il giglio d’oro dal presidente del consiglio comunale Eros Cruccolini (il sindaco Leonardo Domenici era assente perché impegnato con l’Anci), tra gli applausi del pubblico. I consiglieri del Pd1 sono usciti dall’aula in segno di protesta. «L’irriducibilità perla libertà che è nel Dna dei fiorentini era anche nel Dna di Eluana – ha detto Englaro – e quindi lo spirito fiorentino e quella di mia figlia sono in perfetta armonia: sono irriducibili contro tutte le forme di oppressione e di autoritarismo.

Sono pronti a lottare per la libertà contro tutti gli oppressori». Englaro ha ragione: Firenze è città di eretici e santi anticonformisti. Di Savonarola, il frate che tuonò contro la corruzione della Chiesa e fu bruciato vivo in piazza Signoria, e di don Lorenzo Milani, il prete scomodo che la Curia esiliò a Barbiana, un posto sperduto nel cuore del Mugello aspro e selvaggio. Però Firenze è città anche di conformismo politico e devozione religiosa. Città di guelfi e ghibellini, papisti e anticlericali, laici e confessionali. Due anime che si sono esemplarmente riassunte proprio nella vicenda del conferimento della cittadinanza a Englaro. A Firenze è nata l’idea di conferirgli quella cittadinanza onoraria che è stata negata ad Oriana Fallaci. Merito soprattutto del capogruppo del Ps, Alessandro Falciani, che aveva presentato la mozione per la cittadinanza onoraria. Quel Ps che era pronto a dare la tessera onoraria a Beppino, ma il padre ha telefonato a Riccardo Nencini, presidente del Consiglio regionale toscano e segretario del Ps, per dirgli: «Caro Riccardo, preferisco fare un passo indietro e pensare in questo momento alla fondazione in onore di mia figlia». A Firenze si sono alzate anche le più vibrate proteste per la cittadinanza onoraria. Il Pd1 è uscito dall’aula al suono delle chiarine e ha consegnato a Englaro una lettera al vetriolo: «La decisione assunta, a maggioranza, è stata improvvida e improvvisa. Il consiglio le conferirà la cittadinanza sulla base di motivazioni non condivise dall’intera città compiendo una forzatura che non ha altra spiegazione se non quella di voler apportare con un atto simbolico il proprio irresponsabile contributo alla campagna di legittimazione dell’eutanasia. La cittadinanza – conclude la lettera – sarà moralmente dimezzata». All’arrivo di Englaro nella sala dei Dugento di Palazzo Vecchio alcuni consiglieri di centrodestra gli hanno gridato: «Fuori». In piazza molti cartelli. Uno, scritto da un medico, riportava questo scritto: «Firenze inneggia alla morte». Englaro non si è scomposto per l’opposizione del Pdl: «Ho il massimo rispetto per queste persone, sono problematiche molto difficili e serve un approfondimento. E l’argomento del fine vita che è tremendo e spacca le coscienze.

arà il tempo a chiarire», ha sottolineato. La cittadinanza onoraria a Englaro ha diviso la Firenze politica, ma anche quella religiosa. Al momento del suo conferimento l’arcivescovo Giuseppe Betori, fedelissimo di Camillo Ruini, aveva definito la cittadinanza a Englaro «un’offesa alla città». Ma domenica Beppino, arrivato a Firenze sabato scorso da solo con la sua auto, ha potuto conoscere il volto di una Chiesa amica. Quella di due preti scomodi come don Enzo Mazzi della comunità dell’Isolotto e don Alessandro Santoro del quartiere povero ed emarginato delle Piagge. Don Mazzi, nel corso dell’assemblea eucaristica, alla quale ha partecipato anche Englaro, ha sottolineato che «le consonanze con Beppino sono più profonde delle differenze e quest’eucarestia è il segno di una pluralità che c’è anche nella chiesa cattolica come, del resto, nel mondo sociale e politico. A Beppino ci accomuna l’idea che la morte non può essere un tabù». Ma le parole più pesanti nei confronti della Curia fiorentina e dei vertici vaticani sono state pronunciate da don Santoro che ha chiesto perdono a Englaro perle posizioni della Chiesa: «Se la Chiesa è quella che in questo tempo hanno fatto vedere i vertici, il mio vescovo, non mi ci riconosco più».