Beppino Englaro: «Chi ha offeso Eluana ora dovrà pagarne le conseguenze»

Patrizia Disnan

UDINE (12 febbraio) – Beppino Englaro ieri non se la sentiva di incontrare giornalisti nè, tantomeno, di rilasciare interviste. Tuttavia, con la consueta cortesia, per lo scrupolo che ha di essere sempre puntuale e preciso al telefono ha risposto ugualmente al Gazzettino.Per alcuni chiarimenti e puntualizzazioni.

Come l’ha accolta la sua Paluzza?


«Non mi muovo nemmeno dalla casa di mio fratello».

Ieri ha potuto trattenersi per qualche minuto almeno con sua figlia. È stato detto che aveva i lineamenti come distesi, come accade a volte dopo la morte a qualcuno che è stato molto tormentato dalla malattia e che quando è finita pare che trovi la pace…
Su quegli istanti, "quel che c’è di più sacro", resta muto.

Sua moglie è ammalata, com’è stato scritto, e anche per lei gli anni vanno avanti. Aveva paura di non farcela a "liberare" Eluana?

«Quest’angoscia mi ha sempre tormentato».

In tutti questi anni quali sono stati i giorni peggiori? Quando ha smesso di avere speranza che Eluana potesse riprendersi?

«Il professor Massei fin dai primi giorni è stato molto chiaro, semplice, umano. In scienza, coscienza, deontologia mi ha fatto presente che non c’erano alternative. Per Eluana è stato fatto il massimo dei massimi. Noi, i familiari, gli amici, per Eluana abbiamo fatto tutto quanto si poteva fare in queste situazioni. La lungodegenza riabilitativa è avvenuta a Sondrio. Il recupero è stato lo zero assoluto, anche se il meglio del meglio non è mancato».

Due anni dopo l’incidente capitato a Eluana, nel gennaio 1994, la diagnosi era diventata definitiva e lo stato vegetativo considerato permanente.
Che cosa le ha fatto più male?

«Gli attacchi non mi hanno mai sfiorato. Il periodo peggiore è stato quello iniziale quando c’era il deserto e non avevo interlocutori. Come ho affermato mi sentivo un "randagio che abbaia alla luna". Nel dicembre 1995 ho incontrato il professor Carlo Alberto Defanti che allora era presidente della Consulta bioetica di Milano, della quale facevano parte medici, giuristi, avvocati, ed è stato possibile dare un’impostazione e intravedere una via d’uscita».

Ci si prepara a varare le regole che varranno sul testamento biologico ma a quanto pare non sarà più possibile rinunciare all’idratazione e all’alimentazione forzata. Ha un ultimo appello da rivolgere su questo?

«Per me, Beppino Englaro, è una follia pura. Per fortuna la nostra Costituzione non lascia discriminare il cittadino. La Corte di Cassazione ha detto che a nessuno si può imporre di vivere senza limiti, e, secondo la scienza medica, l’alimentazione artificiale è presidio terapeutico. Altrimenti ci troveremmo in uno Stato etico, invece viviamo in uno Stato di diritto».

Ha incontrato Amato De Monte? E gli infermieri che sono rimasti accanto ad Eluana?

«No».

Siete stati sotto tiro di tutti, e loro in particolare hanno rischiato molto. Il vostro avvocato, Giuseppe Campeis, ha parlato di una fase 3, quella nella quale ci si toglieranno i "sassolini dalle scarpe". Chi ha offeso ingiustamente dovrà pagare i danni e i ricavi andranno a sostenere un progetto di pubblica utilità. Lei crede in questo progetto?

«Sì, ci credo. E lo trovo anche giusto».

Nel suo futuro, anche se questi momenti non saranno veloci da assorbire, può immaginare altre battaglie civili?

«In questo momento cerco solo il silenzio».

La Chiesa ha osteggiato duramente la sua scelta, ma lei è credente? Ed Eluana?

«In quel periodo io e Eluana, non avendo chiarezza, avevamo un sogno che era quello di poter parlare con padre David Maria Turoldo che era un grandissimo della Chiesa e che all’interno della Chiesa aveva avuto problemi, salvo poi ricevere delle scuse».
«Come Eluana, a cui la società civile dovrebbe chiedere scusa come la Chiesa ha chiesto scusa a padre David…» riflette.
E conclude: «Padre David era a Lecco e ci sarebbe piaciuto misurarci su queste problematiche. Lui era un credente fervente e sarebbe stato un interlocutore ideale. Ne avevamo solo accennato»