I pretesi difensori della vita della donna fingono di non accorgersi che non è in discussione il diritto, bensì l’obbligo, di ricevere una cura
Quanta malafede, quanta ipocrisia nella vicenda di Eluana Englaro. Se bastasse questo metro di giudizio, per misurare i torti e le ragioni, non vi sarebbe dubbio alcuno nello stabilire chi sia nel giusto e chi no, in questa triste storia.
I pretesi “difensori della vita di Eluana” continuano a evocare i diritti dei disabili, fingendo di non accorgersi che oggi non è in discussione il “diritto”, bensì “l’obbligo”, di ricevere una cura. Obbligo si chiama, nella lingua italiana, una “offerta che non si può rifiutare”, come recita il celebre aforisma mafioso del Padrino.
Martedì sera, durante Porta a Porta, l’assessore lombardo Giulio Boscagli, cognato di Formigoni, si è spinto a dire che l’ambulanza per prelevare la povera Eluana “è arrivata di notte, al buio, come i ladri”. Come se ladri, in questo caso, non fossero proprio coloro che vorrebbero tenere il corpo di Eluana sotto sequestro di Stato, per impedire che sia rispettata la sua volontà. Ma naturalmente tutti costoro sono persone “religiose”, cioè buone, amorevoli e assai comprensive del dolore di Beppino Englaro…. Caspita, che strano senso della compassione ha, questo Boscagli, dando del ladro a un uomo che soffre al capezzale della figlia da 17 anni. Chieda scusa e si vergogni, assessore.
“In questo caso non c’è nessuna spina da staccare”, dicono: perché, il sondino naso-gastrico cos’è ? Non deve forse essere applicato e tolto da un medico ? Somministrate in quella forma, certo che anche acqua e cibo diventano cure. E poi, nel caso di Welby, quando c’era la spina da staccare, forse costoro erano favorevoli ? O non si sono ugualmente e strenuamente opposti ?
“Eluana non ha lasciato traccia scritta delle sue volontà”: perché, se anche lo avesse fatto, i suoi “protettori” sarebbero forse stati disposti a rispettarla ? Basta guardare il disegno di legge in discussione in Parlamento, per comprendere fino a che punto può arrivare la disonestà intellettuale dei cosiddetti “difensori della vita”.
Il presidente della Corte d’Appello di Milano, Giuseppe Grechi, ha detto che “le sentenze si possono criticare, eventualmente impugnare, ma poi si devono applicare”. Secondo Maurizio Gasparri questo sarebbe “un attentato alla Costituzione”. Eugenia Roccella invece risponde così: “Le sentenze non si commentano, si impugnano: con questa affermazione, dal tono ultimativo e dittatoriale, il presidente Grechi…..” eccetera eccetera. Ripetiamo: tutta questa malafede, così patente e sguaiata, vorrà pure dire qualcosa ! I processi per Eluana sono durati anni e anni, fino alla sentenza definitiva, ma Roccella pretenderebbe di rifarli daccapo. La Procura ha impugnato la sentenza, ma l’appello è stato respinto. Il Parlamento ha sollevato conflitto di attribuzione, ma la Corte costituzionale lo ha giudicato infondato. La regione Lombardia si è rifiutata di applicare la sentenza, ma il Tar le ha dato torto. Il governo ha diramato l’atto di indirizzo di Sacconi, un provvedimento incostituzionale sotto tutti gli aspetti: viola l’autonomia delle regioni in materia sanitaria, scavalca (esso sì!) le prerogative del Parlamento, impedisce l’applicazione di una sentenza definitiva della magistratura. Eppure, a leggere la candida Roccella, si direbbe che a subire il torto sia lei. Persino un ricorso delle Associazioni dei malati in stato vegetativo è stato respinto dalla Corte europea per i Diritti dell’uomo: i ricorrenti non avevano alcun titolo per… ricorrere. Quanti lupi travestiti da agnelli, intorno al corpo di Eluana.