Clinica di Udine pronta per Eluana

B. L.

clinicaMa la direzione avverte: «Questo non significa affatto che qui finirà i suoi giorni»
La nuova "casa" di Eluana sarà un accogliente istituto di cura di Udine. Ma nessun è in grado di dire se questa sarà davvero l’ultima tappa della tragica esistenza della donna in stato vegetativo da 17 anni. Il Distretto sanitario di Udine ha dato comunque parere favorevole alla domanda presentata dalla famiglia Englaro per il ricovero di Eluana in una delle strutture di sua competenza.

Lo ha riferito il vicedirettore generale della casa di riposo udinese "La Quiete", Luciano Cattivello, spiegando tuttavia che il parere «non significa che "La Quiete" abbia già dato il proprio via libera all’accoglienza per l’attuazione della sentenza di sospensione del trattamento di alimentazione-idratazione artificiale». Parole confermate nella serata di ieri dal sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella. «Il sì del Distretto sanitario – ha spiegato – non specifica quale trattamento applicare dopo l’eventuale ricovero. Noi in ogni caso come ministero abbiamo chiesto informazioni all’assessorato alla Sanità della Regione Friuli sulla tipologia delle prestazioni e delle terapie che si intende mettere in campo per la salute di Eluana». Insomma, il governo non molla la presa.

Nel frattempo a "La Quiete" si sta lavorando per la definizione del «contratto di ingresso» della paziente. Il contratto «è uno degli aspetti procedurali, forse il primo atto che faremo, ma solo se riscontreremo la possibilità di dare una risposta positiva alla richiesta della famiglia Englaro», ha spiegato ancora Cattivello. Insomma, siamo al passaggio cruciale. Anche se, ha puntualizzato Cattivello, ci vorranno ancora alcuni giorni per prendere la decisione definitiva. «Stiamo lavorando alacremente – ha detto – ma scioglieremo le riserve una volta disegnato un percorso che sia di garanzia, sia per noi, sia per la famiglia Englaro». Il Cda dell’istituto di cura sarà convocato «solo quando sarà stato tracciato un percorso fattibile» ha concluso il vicedirettore generale della struttura sanitaria di Udine. Intanto, anche la giornata di ieri è stata caratterizzata da un acceso dibattito politico sulla vicenda. A parte l’intervento del presidente della Consulta, Giovanni Maria Flick (ne riferiamo a parte), da segnalare soprattutto l’offensiva del Pdl contro l’ipotesi della sospensione del trattamento di alimentazione e idratazione artificiale. «I progetti di legge presentati dal Pdl che saranno esaminati entro il mese di marzo sono tutti orientati a ribadire che cibo ed acqua non sono terapie mediche – ha detto il deputato Alessandro Pagano -. L’atteggiamento di quanti si ostinano a volere la morte di Eluana, non ultimo il distretto sanitario di Udine va nella direzione di creare in Italia il precedente del primo caso di eutanasia.

Questo non accadrà mai perché il sostegno che l’esecutivo, in particolare il ministro Sacconi, sta ricevendo, gli darà la forza necessaria per resistere a quanti vogliono l’inutile sacrificio di tanti malati innocenti». Sulla vicenda è intervenuto anche l’ex presidente della Camera Luciano Violante: «Se la decisione sui confini della vita deve essere presa da un giudice e non dalla politica – ha sottolineato – questo segna la crisi della politica». Secondo monsignor Rino Fisichella, presidente della Pontificia accademia per la vita «su questo caso si dovrebbe fare qualche passo indietro e su alcune tematiche, soprattutto in mancanza di una legge, la magistratura penso non possa e non debba intervenire». Per Emma Bonino, leader radicale e vicepresidente del Senato: «Ci sono delle sentenze esecutive ma alcuni esponenti di governo nazionale o locale non intendono applicarle e questo dovrebbe preoccupare i cittadini.

E saltatala separazione dei poteri, questa vicenda dimostra che non c’è uno stato di diritto e che le regole iniziano a diventare solo delle opinioni». «Ci sono nove senatori del Pd che si trovano in accordo con il testo della maggioranza che limita la libertà dei cittadini rispetto alla scelta delle terapie. Ci sono, però, 101 senatori della Repubblica che sono d’accordo con il mio disegno di legge che è in linea con la Costituzione. Gli italiani hanno diritto alla salute ma non hanno un dovere alle terapie». ha detto, infine, il senatore del Pd, Ignazio Marino, commentando il disegno di legge della maggioranza sul testamento biologico che ieri l’altro è approdato al Senato. «Non condivido- ha proseguito Marino – che sia lo Stato a indicare se ad esempio un paziente senza possibilità di recupero, per legge dovrà ricevere nutrizione artificiale, quando la nutrizione non ha più senso in quel caso. È la persona che deve prendere la decisione non lo Stato».