Eluana potrà morire in Piemonte

Maurizio Tropeano

torinoLa Bresso: "Siamo pronti ad accoglierla"

Torino «Tutti dovrebbero limitarsi a fare il proprio mestiere. lo faccio il mio. Rispettando la legge. Trovo disumano quello che sta accadendo in Italia sul caso Englaro. La scelta spetta alla famiglia che finora non ci ha chiesto nulla. La Regione non vuole offrirsi, ma se ci verrà richiesto siamo disposti ad accogliere Eluana in una struttura pubblica».

Con queste parole Mercedes Bresso, presidente del Piemonte, mette a disposizione della famiglia Englaro le strutture sanitarie pubbliche piemontesi. Tutte, nessuna esclusa, perché «quelle private sono tenute in scacco dal ministro Sacconi».
Dunque se papà Beppino vorrà, Eluana potrà venire a morire in Piemonte dopo diciassette anni trascorsi in stato vegetativo permanente. Troverà una struttura ed équipe mediche che l’assisteranno quando le verrà tolta l’alimentazione e l’idratazione forzata. Il cardinale di Torino, Severino Poletto, bolla come «eutanasia» questa possibilità e spiega: «Garantire l’alimentazione anche nel caso di Eulana Englaro non significa accanimento terapeutico perché non si tratta di cure mediche, ma semplicemente di dare cibo e bevande ad una persona che possa vivere». Due parlamentari teo-dem del Pd come Luigi Bobba e Marco Calgaro, e il moderato Giacomo Portas, esprimono lo stesso pensiero dell’Arcivescovo: «Si abbia il coraggio di chiamare le cose con il proprio nome: eutanasia» e di fatto invitano i medici delle strutture sanitarie piemontesi a fare «obiezione di coscienza perché anche in questo caso si rispettano le sentenze». E la Pdl, per bocca del senatore di Forza Italia, Enzo Ghigo, trova scandaloso che su una situazione grave e delicata come questa ci sia una rincorsa delle Regioni governate dalla sinistra per cercare di trasgredire agli indirizzi correttamente espressi dal ministro Sacconi».
 

Bresso non vuole entrare nelle polemiche, ma ribadisce che «la tragica storia di Eluana e una questione non più sopportabile in un Paese civile». In Italia «non si rispetta più neppure una sentenza della Corte di Cassazione e tutto diventa materia di lotta politica, anche i dibattiti sulle grandi questioni etiche o religiose». Ecco perché definire come eutanasia il rispetto di un sentenza della Corte di Cassazione rientra in «giudizi di valore che sono rispettabilissimi», ma questo non modifica il punto di vista della Bresso: «Esiste pur sempre un’etica civile e laica che impone il rispetto delle persone e delle leggi alla quale desidero attenermi».
Certo la Regione non obbligherà nessun medico a intervenire per togliere l’alimentazione e l’idratazione a Eluana «anche se il diritto all’obiezione di coscienza è previsto solo nel caso di applicazione della 194», precisa la Bresso. Del resto ci sono medici, come il ginecologo Silvio Viale, protagonista della battaglia per introdurre la pillola abortiva, che si mette a disposizione della famiglia Englaro. Secondo Viale ci saranno anche «infermieri e assistenti volontari in grado di garantire la cura della persona, che è l’aspetto più delicato della vicenda».
E non è il solo, Viale. Eleonora Artesio, assessore regionale alla Sanità, parla di alcuni medici che avrebbero dato la loro disponibilità a staccare il sondino. Indicazioni che hanno permesso alla Bresso di affermare che «è nostro dovere stare vici- no a Beppino Englaro perché c’è stata una lunga battaglia giuridica e sono stati calpestati i diritti di un padre».
A oggi, comunque, la famiglia Englaro non ha presentato nessuna richiesta di ricovero in Piemonte. Probabilmente non lo farà almeno fino a quando il Tar della Lombardia non si sarà pronunciato sul ricorso contro la direttiva del ministro Sacconi. Intanto, il Consiglio regionale del Piemonte, su proposta del presidente Davide Gariglio, dovrebbe dedicare una seduta straordinaria alla questione. E sette consiglieri regionali cattolici del Pd affermano che sarebbe stato più «ragionevole che la Bresso non decidesse».